Def: non c’è maggioranza assoluta, Camera respinge scostamento di bilancio
Aumento pensioni minime, calo tasse e cuneo gli impegni della maggioranza nelle risoluzioni
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L’aula della Camera ha respinto la risoluzione proposta di maggioranza che autorizza lo scostamento di bilancio per 3,4 miliardi nel 2023 e 4,5 miliardi nel 2024. La risoluzione ha ottenuto 195 voti favorevoli, 19 contrari e 105 astenuti, ma non essendo stata raggiunta la maggioranza assoluta, il testo è stato respinto. Perchè fosse approvata, la risoluzione sullo scostamento di bilancio alla Camera doveva passare con almeno 201 voti a favore, obiettivo che la maggioranza ha mancato per sei voti. A favore hanno votato i deputati della maggioranza, si sono astenuti quelli di Pd e M5S mentre contro hanno votato quelli di Avs e del Terzo Polo. Dopo qualche secondo di incertezza, l’opposizione è esplosa in un applauso. La seduta è ora sospesa: la mancata approvazione della risoluzione sullo scostamento di bilancio non consente infatti di votare le risoluzioni sul Def.
Dal Senato sì a risoluzione maggioranza
È arrivato il sì dell’Aula del Senato - con 110 voti favorevoli, 59 contrari e 4 astensioni - alla risoluzione sul Documento di economia e finanza proposta dai gruppi di maggioranza (FdI, FI, Lega, Civici d’Italia). Via libera - con 115 sì, 29 no e 29 astenuti - anche alla risoluzione sullo scostamento di bilancio per cui è richiesto il voto a maggioranza assoluta dei componenti. Precluse le altre due risoluzioni delle opposizioni e proposte, separatamente, da Pd-M5s e Avs e dal Terzo polo.
Aumento pensioni minime
La maggioranza impegna il governo a «valutare, nell’ambito degli eventuali spazi di bilancio disponibili per la prossima manovra, un intervento in materia di innalzamento delle pensioni minime». È una delle priorità formulate dalla maggioranza al governo nella risoluzione alla Camera. Nel documento viene indicato di «proseguire nell’azione di riduzione del cuneo fiscale» e «a valutare la riallocazione della spesa pubblica dai settori che hanno un basso impatto sulla crescita a quelli che ne possano aumentare il potenziale, considerato che dall’aumento del Pil può derivare un impatto positivo su tutti gli indicatori di finanza pubblica». «Le misure di politica di bilancio programmate dal governo - si legge nella premessa della risoluzione - sono, in ogni caso, più ambiziose degli interventi di riduzione del cuneo e della pressione fiscale relativi al 2023 e 2024 di cui alla Relazione al Parlamento; occorrerà comunque attendere l’evoluzione del quadro macroeconomico e della finanza pubblica per valutare gli eventuali spazi di bilancio per la prossima manovra».
Sostegno strutturale alla natalità
Si punta poi «a introdurre misure anche di carattere strutturale per il sostegno della natalità e della famiglia, proteggendo la maternità, potenziando i servizi territoriali destinati alla cura dei bambini, in particolare quelli educativi, promuovendo iniziative di conciliazione dei tempi famiglia-lavoro e agevolando le famiglie con figli sotto il profilo della fiscalità, al fine di invertire progressivamente la tendenza del calo delle nascite, anche al fine di garantire la tenuta del sistema pensionistico e la sostenibilità del debito pubblico». Nella risoluzione a firma dei capigruppo di maggioranza al Def presentata alla Camera si invita anche il governo a «definire, nell’ambito delle politiche sul lavoro, un piano di interventi volto a favorire e incentivare l’occupazione, con particolare riferimento a quella femminile».
Impegno per il contrasto alla delocalizzazione
«La delocalizzazione ha progressivamente indebolito le potenzialità del Made in Italy, mettendo in grande difficolta buona parte del tessuto produttivo di qualità fatto di piccole e medie imprese, con le annesse ripercussioni sul livello generale di disoccupazione, a favore di grandi multinazionali che inevitabilmente puntano alla standardizzazione del prodotto». Ciò per il governo implica il dover «adottare iniziative di contrasto alla delocalizzazione, e a elaborare e mettere in atto strategie efficaci per il reshoring delle nostre aziende, anche adoperandosi per la creazione di un Fondo volto alla rilocazione e al rimpatrio delle attività strategiche localizzate anche solo parzialmente all’esterno dei confini europei».

