Dimmi con chi lavori e ti dirò chi sei: i molti problemi della solitudine
la qualità delle nostre azioni può fare la differenza, ma dipende da come il nostro agire si integra con quello dei nostri compagni di squadra
di Lorenzo Cavalieri *
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Ricordo come fosse ieri la raccomandazione di mio nonno al primo giorno di quinta elementare: “Mi raccomando siediti a fianco al migliore della classe”. Un consiglio che mi sembrò banale ma che invece nascondeva tanta saggezza. Molti anni dopo sul lavoro ho ritrovato lo stesso concetto durante una riunione, espresso con una frase attribuita a Confucio: “Se sei la persona più intelligente nella stanza, sei senz’altro nella stanza sbagliata”. In letteratura abbondano gli studi che dimostrano quanto l’ecosistema di relazioni in cui si è immersi influenzi il rendimento delle persone, a scuola, sul lavoro, nel mondo artistico e in quello sportivo.
Essere in contatto con persone in gamba e stimolanti è fondamentale: impari prima e di più, vieni sfidato a competere, entri in contatto con buone idee (il che ti aiuta a generarne di tue), conosci i futuri soci della tua futura impresa. L’elenco delle conseguenze benefiche dello stare “vicino ai primi della classe” potrebbe continuare per ore. Per molto tempo questa consapevolezza è stata appannaggio dei manager in carriera, dei grandi professionisti e dei grandi accademici, mentre il resto del mondo del lavoro nel suo complesso poteva restare estraneo a questa logica del “stai vicino a chi è migliore di te”.
Dove c’era posto fisso e poca competizione, dove la carriera si faceva per “scatti di anzianità” non c’erano incentivi sufficienti a cercare il confronto con i campioni. Ritrovarsi a collaborare o interagire con colleghi superbravi infatti faceva la differenza, ma solo fino a un certo punto. Si poteva essere un impiegato, un operaio, un professionista di successo indipendentemente dalla qualità delle proprie connessioni lavorative. Oggi nel mondo della competizione globale, della rivoluzione digitale e dell’innovazione continua (bisogna imparare qualcosa tutti i giorni) il nostro lavoro è sempre meno esecuzione e sempre più contributo creativo e specialistico, in contesti complessi e volatili.
In questo scenario la qualità del nostro lavoro può fare la differenza, ma dipende fortissimamente da come il nostro lavoro si integra con quello dei nostri compagni di squadra. Il nostro valore è sempre più legato a quanto sono in gamba, competenti, motivate, appassionate, creative le persone con cui interagiamo. Non parlo necessariamente di colleghi, Si può fare squadra anche con clienti e fornitori. L’importante è che si tratti di collaborazioni strutturate, di un vero “fare squadra”.
È molto facile riconoscere questa dinamica nella nostra quotidianità lavorativa. Più difficile invece è soppesarla in modo corretto quando dobbiamo prendere decisioni importanti per la nostra carriera. In particolare vanno analizzate tre situazioni:

