No call generation: ma una telefonata spesso è meglio di dieci mail
La comunicazione asincrona, sempre più utilizzata, impoverisce il valore dei messaggi e influisce negativamente sugli aspetti di business
di Lorenzo Cavalieri *
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Cosa accomuna, mail, chat, messaggi di testo e messaggi vocali? Il concetto di comunicazione asincrona: ti dico qualcosa senza avere modo di cogliere la tua reazione e quindi di interagire in tempo reale. Quanti di noi preferiscono anticipare una chiamata telefonica con una mail o un messaggio? E quanto spesso questa scelta comporta un proseguimento tutto “asincrono” del dialogo? La comunicazione asincrona sembra imporsi per la sua comodità. Il successo negli ultimi anni dei cosiddetti “vocali”, entrati nel costume con tanto di canzoni tormentone (“ti mando un vocale di dieci minuti…”), lo testimonia.
Si tratta di una modalità comunicativa meno impegnativa di quella “sincrona”: non ci espone all’imbarazzo del confronto con gli altri e ci offre una sensazione di controllo e di efficienza. Questa tendenza sembra rafforzarsi nel mondo professionale perché i messaggi asincroni sono per definizione registrabili e archiviabili e dunque svolgono anche una funzione “notarile”. Oggi negli ambienti di lavoro sono ancora tante le persone che da adolescenti mettevano alla prova le loro competenze comunicative chiamando a casa la propria spasimata o il proprio spasimato e ritrovandosi “il suocero” alla cornetta.
I più giovani invece hanno potuto superare le stesse sfide emotive con mail, whatsapp e vocali. La comodità di questi canali ha preso il sopravvento nelle abitudini di tutti. Sembra profilarsi una generazione di lavoratori sempre più “allergica al telefono”. Questa tendenza ci deve preoccupare? La mia risposta è affermativa per tre motivi:
1) Il telefono è un’ottima palestra di confronto con gli altri. Se sostituiamo in modo sistematico sia i nostri dialoghi dal vivo che le nostre telefonate (o videocall) con messaggi asincroni perdiamo lentamente ma inesorabilmente abilità relazionali. Per cogliere il senso di questa affermazione occorre chiedersi perché di fronte al dilemma telefono-mail o telefono-whatsapp sempre più spesso optiamo per il secondo. Esiste una motivazione logico/razionale ed una motivazione più profonda, legata al campo delle emozioni.
Spesso la motivazione logico/razionale (“meglio non disturbare a quest’ora”, “meglio lasciargli il tempo di cercare una risposta attendibile”, “risparmio tempo se gli scrivo”) è la giustificazione con cui copriamo quella emotiva (“non me la sento”). La paura di disturbare, di essere respinti, di vedersi diminuiti da una risposta fredda o non gentile giocano a sfavore dell’opzione telefonica. E poi lo stress di misurarsi con un altro punto di vista, il disagio di ascoltare anche quando non è divertente o non si va d’accordo, la fatica di negoziare, di sentirsi dire di no a brutto muso. Tutto questo ci avvicina alla opzione asincrona.

