Dirigenti delle università italiane a confronto sulle prospettive del Pnrr. Messa: ora sveltezza decisionale
Dal 30 settembre al 2 ottobre i direttori generali delle amministrazioni universitarie discutono insieme a ospiti del mondo delle istituzioni e delle imprese in che modo e in quali condizioni il sistema universitario italiano può svolgere il proprio ruolo a favore della ripresa
di Andrea Carli
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I punti chiave
- Messa: ora serve una sveltezza decisionale che negli ultimi anni è mancata
- Resta (Crui): investire in competenze, abbiamo una prateria davanti
- Scuttari: per realizzare obiettivi Pnrr occorre semplificare
- Focus su infrastrutture, digitalizzazione e reclutamento
- La partita per la ripresa passa anche attraverso l’edilizia sostenibile
- Mattarella: l’ampiezza dell’offerta formativa non abbia limiti
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Quei 15 miliardi (1,51 per i soli dottorati) che, tra Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) presentato dall’Italia alla Commissione europea e fondi React-Eu sono destinati a finanziare investimenti per università, istituzioni Afam (Alta formazione artistica, musicale e coreutica), ricerca fondamentale e applicata, per i processi di innovazione e trasferimento tecnologico previsti nella Missione 4 “Istruzione e ricerca, sono un importante punto di partenza, un’opportunità che consentirà alle università italiane di giocare un ruolo di primo piano nella partita per la ripresa di un sistema italiano colpito dall’emergenza sanitaria Covid 19. Senza dimenticare poi i fondi arrivati dall’Europa, i 95,5 miliardi del nuovo programma quadro Horizon Europe (He).
Messa: ora serve una sveltezza decisionale che negli ultimi anni è mancata
«L’università e la ricerca hanno un’intera missione nel Pnrr - ha ricordato la ministra Maria Cristina Messa, intervenuta in videoconferenza alla tavola rotonda che ha aperto il XVIII convegno CoDAU, che si tiene a Roma dal 30 settembre al 2 ottobre. Una tre giorni di seminari e incontri tra i direttori generali e i dirigenti di 79 atenei italiani, con ospiti dal mondo delle istituzioni e delle imprese. Il tema quest’anno è: “Dalla resilienza alla ripresa, siamo pronti?”. Se togliere o meno il punto interrogativo, ha chiarito il presidente di CoDAU e direttore generale dell’università di Padova Alberto Scuttari, sarà deciso alla fine del convegno. Il Pnrr è un’opportunità di investimento sul capitale umani, sulla formazione e ricerca e deve puntare a consolidare il legame tra istruzione e mondo economico. «L’università - ha sottolineato la ministra nel suo intervento - avrà bisogno di introdurre una sveltezza decisionale che negli ultimi anni è mancata, non per una incompetenza ma per una distruzione di professionalità». Messa ha ricordato «la questione culturale, il “non si può fare tout court - ha chiarito - non può più andare. Occorre trovare una soluzione». Allo stesso tempo, la ministra si è detta consapevole del fatto che «senza un potenziamento del personale tecnico amministrativo delle università è difficile mettere a terra il Piani di ripresa e resilienza».
Resta (Crui): investire in competenze, abbiamo una prateria davanti
«Dal punto di vista organizzativo dobbiamo adeguare le nostre prassi a quelle europee» ha aggiunto Ferruccio Resta, presidente della Crui (la Conferenza dei rettori delle università italiane), intervenuto all’incontro di apertura del convegno. «Abbiamo bisogno di continuare a rinnovare le competenze. Il digitale è uno strumento per cambiare la nostra organizzazione. Abbiamo una grande prateria davanti», ha aggiunto. «Il Pnrr deve essere lo strumento che consente all’università, che oggi ha di fronte una grande fetta della torta delle risorse, di capire che cosa intende essere di diverso dal nostro vicino». Anche perché, «l’università è uno dei pochi strumenti capaci di mantenere elevata l’attrattività di un territorio».
Scuttari: per realizzare obiettivi Pnrr occorre semplificare
Secondo Scuttari, «se vogliamo una università in grado di perseguire gli obiettivi del Pnrr occorre semplificare. Siamo dentro a un sistema Paese che ha dei vincoli. Qui nessuno fugge dalla forma - ha sottolineato - ma vorremmo firmare un po’ meno». Commentando questo spunto di riflessione, la ministra ha ricordato che «ci sono dei regolamenti che lo Stato impone ma ce ne sono altri che sono stati previsti dagli stessi atenei. Il mio sforzo deve essere quello di rendere il sistema sempre più attrattivo per i giovani».
Focus su infrastrutture, digitalizzazione e reclutamento
Nel corso della tre giorni di lavori a Roma, i direttori generali delle amministrazioni universitarie si confrontano e discutono insieme a ospiti del mondo delle istituzioni e delle imprese su come e in quali condizioni il sistema universitario italiano può svolgere il proprio ruolo a favore della ripresa. Il tutto attraverso cinque seminari dedicati alle sfide dell’Università dopo la pandemia, all’edilizia sostenibile e al digitale (sia l’uno che l’altro visti come fattore chiave di successo nella ripartenza), al reclutamento e alle nuove competenze e, infine, ai nuovi strumenti a disposizione della ripresa. Il Codau sottolinea che il convegno «vuole essere un momento di confronto per capire quali possano essere i fattori di successo e le competenze distintive necessarie per affrontare il rilancio del Paese dopo la pandemia».

