Il rapporto Janus Henderson

Dividendi, corsa infinita. Per il 2023 puntano al traguardo di 1.600 miliardi

Dopo il record 2022 con una crescita globale dell’8,4%, gli analisti sono fiduciosi anche per l’anno in corso, nonostante lo scenario incerto. E Piazza Affari potrebbe proseguire la corsa grazie a banche e utility

di Maximilian Cellino

(maurice norbert - stock.adobe.com)

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Anno terribile per gli investimenti, e non solo, ma per i dividendi distribuiti ai soci il 2022 che ci siamo appena lasciati alle spalle ha riservato ancora una volta cifre da record. Non era difficile da ipotizzare, visto che le cedole distribuite in quei dodici mesi si riferivano a bilanci chiusi prima che si manifestassero le ragioni che minacciano la ripresa innescata dopo la pandemia e i 1.560 miliardi di dollari rilevati da Janus Henderson fra le principali 1.200 società quotate nel mondo e che compongono il suo Global Dividend Index ne sono la più evidente conferma.

Ciò che invece appariva meno plausibile, almeno fino a qualche mese fa, è il fatto che l’onda lunga potesse proseguire ulteriormente, superando le barriere più o meno naturali poste dalle tensioni geopolitiche e da un’inflazione difficile da domare che spinge le Banche centrali a misure monetarie restrittive in grado a loro volta di provocare una recessione nelle principali aree del globo.

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Cedole meno volatili degli utili

Pur presentandosi in effetti denso di incertezza anche quando si considerano le politiche di remunerazione per gli azionisti delle aziende quotate, il 2023 si potrebbe secondo gli esperti di Janus Henderson concludere in ogni caso con un segno positivo davanti alla dinamica delle distribuzioni dei dividendi. Non ci sarà l’incremento dell’8,4% (13,9% se non ci fosse stato l’effetto dollaro) al quale abbiamo appena assistito, ma un più «modesto» +2,3% che innalzerà comunque la cima del «monte cedole» a livello globale fino all’equivalente di 1.600 miliardi e che non sembra da sottovalutare nelle attuali circostanze.

«I flussi di cassa delle aziende saranno soggetti a pressioni per via della diminuzione della domanda e del maggior costo di servizio del debito che limiteranno il margine di crescita dei dividendi» ammette Jane Shoemake, gestore di Janus Henderson. Il fatto che l’andamento delle distribuzioni ai soci sia «meno volatile» rispetto alla tendenza degli utili e che il rapporto fra questi ultimi e gli stessi dividendi sia «a livelli elevati» possono secondo l’esperta funzionare entrambi come una sorta di cuscinetto in caso di recessione.

Le differenze fra i settori

Ciò non toglie che vi saranno comunque da fare importanti distinzioni settoriali: «È improbabile che le società energetiche facciano segnare aumenti paragonabili a quelli del 2022, mentre nel settore estrattivo le distribuzioni dipenderanno dai prezzi delle commodity sottostanti», avverte Shoemake, facendo d’altra parte notare che «le banche beneficeranno di margini più ampi in un contesto di tassi di interesse più alti» e che quindi in ambito finanziario «un’ulteriore crescita dei dividendi è verosimile, a patto che si provveda a un’attenta pianificazione delle misure da adottare in caso di aumento dei crediti inesigibili nel quadro del rallentamento dell’economia».

Primato a metà per Piazza Affari

Tornando al 2022, Janus Henderson rileva come la crescita dei dividendi sia stata generalizzata, visto che ha interessato l’88% delle società incluse nel suo indice. È stata a livelli record in dollari in 12 Paesi (fra cui Stati Uniti, Canada, Brasile, Cina, India e Taiwan) e in divisa locale in molte altre nazioni come Francia, Germania, Giappone, Australia e anche Italia. A Piazza Affari il livello delle cedole sottostanti (escludendo cioè gli elementi non ricorrenti, quali appunto gli effetti della valuta) è aumentato del 3,3% rispetto al 2021 segnando un valore record di 15,5 miliardi di euro.

L’indice Msci Italia rende attualmente circa il 4,5% e il consenso fra gli analisti rilevato da I/B/E/S prevede una crescita dei dividendi italiani del 12% nel 2023

Janus Henderson Jane Shoemake

Che il listino milanese sia rimasto apparentemente indietro rispetto al resto del mondo è in realtà dovuto in parte al fatto che alcune banche italiane avessero effettuato nel 2021 pagamenti extra per recuperare quanto accantonato e non versato l’anno precedente a causa del blocco imposto dalla Bce, evento che rende difficile il confronto. Pur avvolte in una sfera di incertezza, le prospettive per il 2023 sono anche in questo caso incoraggianti: «L’indice Msci Italia rende attualmente circa il 4,5% e il consenso fra gli analisti rilevato da I/B/E/S prevede una crescita dei dividendi italiani del 12%», ricorda Shoemake, sottolineando come un contributo importate arriverà ancora una volta dalle banche (che attualmente rendono circa il 6%) e dai servizi di pubblica utilità (circa il 6,7%). Non a caso i due settori che messi insieme rappresentano circa il 45% della capitalizzazione dell’intera Borsa italiana.

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  • Maximilian Cellino

    Maximilian CellinoRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: italiano, inglese, tedesco

    Argomenti: Mercati finanziari, politiche monetarie, risparmio gestito, investimenti, fonti alternative di finanziamento, regolamento del sistema finanziario

    Premi: Premio State Street 2017 per il giornalista dell'anno - Categoria Innovazione

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