Al ristorante

Doggy bag? Chiesta solo dal 15% degli italiani, ma il 75% è pronto a cambiare abitudini

I ristoratori si dicono già preparati: Fipe e Comieco rilanciano “Rimpiattino”, un’iniziativa nata nel 2018 contro lo spreco di cibo.

di Emiliano Sgambato

Doggy bag, il 92% dei ristoratori la consente

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Che sia per l’imbarazzo dei clienti o per il nome inglese che richiama il pasto per il proprio cane, quella della cosiddetta “doggy bag”, cioè la possibilità di chiedere gli avanzi al ristorante per poterli portare a casa, è un’abitudine molto poco diffusa in Italia. Ma le cose potrebbero cambiare a breve, da un lato per la sempre maggior consapevolezza del problema dello spreco alimentare, dall’altro perché più di una proposta di legge punta a regolamentare questa possibilità. I ristoratori comunque si dicono pronti e anzi ricordano già come da tempo esistono iniziative in questo senso portate aventi proprio dagli esercenti.

Da un’indagine presentata a Roma oggi 24 gennaio da Fipe Confcommercio e Comieco (Consorzio Nazionale Recupero e Riciclo degli Imballaggi a base cellulosica), dal titolo “Spreco alimentare: al ristorante la Doggy Bag si chiama Rimpiattino”, risulta che solo il 15,5% degli italiani porta a casa il cibo non consumato durante un pranzo o una cena al ristorante – percentuale che scende addirittura all’11,8% se consideriamo il vino – ma che la quasi totalità dei ristoratori (91,8%) è attrezzata per consentirlo.

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D’altro canto però, il 74% degli italiani si dice a favore della possibilità di portare a casa il cibo che non è riuscito a consumare. E anzi per il 22% di essi è addirittura una variabile importante nella scelta del ristorante. La soluzione all’annosa questione quindi è probabilmente quella di far incontrare domanda e offerta, facendo diffondere questa consuetudine per via volontaria più che per obbligo di legge.

Secondo un ristoratore su due, il basso numero di richieste può essere spiegato da un certo imbarazzo del cliente a richiedere di portare via gli avanzi. Ma anche la scomodità (19,5%) e l’indifferenza (18,3%) sono tra le ragioni alla base della riluttanza dei consumatori ad avanzare la richiesta.

Nell’occasione Fipe e Comieco hanno rinnovato la collaborazione che nel 2018 ha promosso il progetto “Rimpiattino” – la versione italiana della “Doggy Bag” – attraverso il quale sono stati distribuiti ai ristoranti aderenti all’iniziativa contenitori di carta dal design curato ad hoc proprio per portare a casa il cibo e il vino non consumati a tavola. Secondo Fipe, in totale ad oggi sono stati 24mila i “Rimpiattini” distribuiti tra 875 ristoranti di 22 città.

“Rimpiattino” è il nome che nel 2018 è uscito da un concorso nazionale lanciato da Fipe tra centinaia di ristoratori per declinare all’italiana la doggy bag. Non un vero e proprio neologismo ma un’espressione che riporta alla cultura, tutta italiana, del “rimpiattare”, ovvero del saper rielaborare gli avanzi del giorno precedente, perché il cibo non si spreca non solo o non tanto per ragioni economiche ma anche per rispetto alla fatica ed al lavoro necessari per portarlo in tavola e di tutti coloro che ogni giorno fanno fatica per procurarselo.
“Rimpiattino”, dunque, «sintetizza perfettamente lo spirito dell’iniziativa per il contrasto dello spreco alimentare al ristorante e l’impegno profuso dai ristoratori su un tema di rilevante importanza», ricorda una nota di Fipe.

È stata poi anche presentata la nuova funzionalità dell’app “Sprecometro” che misura lo spreco alimentare al di fuori delle mura domestiche, frutto di una collaborazione tra Fipe e l’Osservatorio Waste Watcher International guidato dal professor Andrea Segrè dell’Università di Bologna.

«Rinnoviamo con impegno e responsabilità la collaborazione con Comieco sul progetto “Rimpiattino”, per rilanciare un’iniziativa che dal 2019 ha fatto tanta strada, entrando in molti ristoranti d‘Italia sia per sensibilizzare sul tema dello spreco alimentare che per dare al cibo il valore che merita – ha dichiarato Lino Enrico Stoppani, presidente Fipe –. Che il contrasto dello spreco alimentare, tema su cui la Federazione è da sempre in prima linea, sia sempre di più nell’agenda politica è un fatto positivo, perché raccoglie anche i valori di “Expo Milano 2015” ma la giusta sfida pone anzitutto uno sforzo culturale per superare i tanti pregiudizi che ancora condizionano le scelte delle persone. Occorre, cioè, una “spinta gentile” che porti ad assumere comportamenti virtuosi in grado di fare la differenza. La diffusione su base volontaria del Rimpiattino tra i ristoratori ha proprio l’obiettivo di abbattere il muro dell’imbarazzo che ancora oggi rappresenta l’ostacolo più importante alla diffusione dei comportamenti anti spreco».

«Il settore della ristorazione può rappresentare un canale di promozione importante per la corretta gestione di cibo e vino non consumati attraverso l’adozione di buone pratiche –afferma Carlo Montalbetti, direttore generale Comieco –. Per questo insieme Fipe stiamo lavorando per rinnovare la fornitura di circa 20mila rimpiattini, che i ristoratori potranno richiedere su base volontaria. Una buona abitudine promossa già in occasione di Expo 2015 e che oggi consolidiamo, confermando anche il ruolo centrale dell’imballaggio in carta (riutilizzabile e riciclabile) come strumento di promozione e diffusione della cultura antispreco».

«Più che di obbligatorietà, in rapporto alle food bag nei ristoranti, dovremmo parlare di prevenzione, sostenibilità, educazione alimentare. Il “Rimpiattino” lanciato già da tempo da Fipe e Comieco restituisce molto bene il senso della prevenzione dello spreco – osserva il direttore scientifico Waste Watcher e professore di Economia circolare Andrea Segrè, fondatore della Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco –. Il prossimo 5 febbraio, Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare, in occasione dell’evento ufficiale a Roma lanceremo un ‘Osservatorio’ sugli sprechi nella ristorazione italiana grazie alla nuova funzione dell’app istituzionale Sprecometro».

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