8 marzo

Donne medico: sono più degli uomini ma meno pagate e la carriera va al ralenti

Gender gap anche in sanità: a parità di ruolo una dottoressa guadagna nell’attività privata in media il 30% in meno rispetto a un collega mentre nel pubblico le donne a parità di stipendio fanno meno carriera

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Le donne medico in attività sono più dei loro colleghi uomini. La tendenza già in atto da diversi anni, si è definitivamente consolidata statisticamente facendo segnare uno storico sorpasso. È questo uno dei dati più rilevanti contenuti nel Bilancio Sociale 2024 dell’Enpam, l’ente previdenziale di medici ed odontoiatri. Nel documento, si evidenzia come il rapporto di genere nella professione medica e odontoiatrica, si sia attestato al 50,1% per la componente femminile contro il 49,9% dei maschi (dato rilevato al 31 dicembre 2023). Il sorpasso riguarda l’intera platea dei medici e dei dentisti in attività in Italia, cioè tutti i professionisti che contribuiscono al Fondo Generale Quota A dell’Enpam. Ma l’incremento delle donne nella sanità si è realizzato anche nel nostro Sistema sanitario nazionale dove sette donne sono presenti su dieci dipendenti.

Purtroppo, le donne medico non sfuggono al gender gap, se si considerano che i dati mostrano come, a parità di ruolo, una donna medico guadagni nell’attività privata in media il 30% in meno rispetto a un suo collega maschio, mentre nel pubblico le donne a parità di stipendio fanno meno carriera.

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In sanità maggiore discriminazione

La medicina resta uno degli ambiti in cui le donne sono state maggiormente discriminate. Mentre per i medici dipendenti dal Servizio sanitario nazionale, il trattamento stipendiale, a norma dei contratti nazionali di categoria, appare, in linea di massima equivalente. Ma è la condizione del ruolo svolto che è nettamente sfavorevole. Numericamente i responsabili di struttura complessa (ex primari) sono circa per il 70% uomini a fronte di circa il 30% donne Ma è nella struttura remunerativa dell’ attività libero professionale e/o in convenzione che si dimostrano sostanziali differenziazioni di genere.

Gli iscritti al Fondo Generale Quota B dell’Enpam, che raccoglie il contributo proporzionale (19, 5%) del reddito libero professionale imponibile di medici e odontoiatri, sono 215mila di cui 33mila odontoiatri, 165mila chirurghi, e 17mila iscritti al doppio Albo, medici e odontoiatri. Le donne rappresentano il 38%, gli uomini il 62% per cento. Le odontoiatre sono 12mila, i dentisti uomini 21mila e i medici chirurghi donne 67mila e uomini 98mila. Al doppio albo sono iscritti circa 3.000 donne e 14mila uomini. L’età media dei contribuenti al 2023 evidenziava 56 anni per gli uomini e 47 anni per le donne.

Differenze di reddito e pensioni uomini/donne

I medici uomini versano al Fondo quota B contributi per circa 700 milioni l’anno mentre le dottoresse poco più di 300 milioni. Il reddito medio delle donne è circa il 30 per cento inferiore a quello degli uomini. Per i chirurghi si registra una differenza di reddito del meno 35 per cento a sfavore delle donne, del meno 29 per cento per i dentisti e per gli iscritti al doppio albo. Il dato dispone che, anche a livello di libera professione, esistono evidenti differenze a fra nord, centro e sud d’Italia. Le donne medico sono penalizzate dai redditi più bassi che vedono un reddito medio dei medici maschi speso maggiore. Le donne presentano un redito inferiore del 36 per cento a quello degli uomini al nord, del meno 37 per cento al centro e del meno 30 per cento al sud. Proporzione che si mantiene costante anche per i medici iscritti all’Albo Odontoiatri e al Doppio Albo.

Anche a livello previdenziale, per i sanitari a carico del Fondo quota B, si ha una disparità di trattamenti. Su un totale di importi del trattamento complessivo di circa 330 milioni annui per un numero di circa 60 mila pensionati, agli uomini percepiscono oltre 290 milioni di euro per 50 mila pensionati, mentre alle donne medico giungono appena 45 milioni per 10 mila pensionate.

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