L’omicidio il 6 gennaio 1980

Dopo 45 anni nuova pista nel delitto di Piersanti Mattarella: due mafiosi al centro dell’inchiesta

Il politico democristiano, fratello del capo dello Stato Sergio, fu ucciso sotto gli occhi della moglie e dei due figli

di Redazione Roma

Lagalla "Piersanti Mattarella è un esempio per tutti"

7' min read

7' min read

Svolta nell’inchiesta per l’omicidio dell’ex presidente della Regione siciliana Piersanti Mattarella, fratello del capo dello Stato Sergio Mattarella. La Procura di Palermo avrebbe iscritto nel registro degli indagati due persone indicate come sicari del politico democristiano ucciso sotto la sua abitazione. La notizia arriva in occasione del 45esimo anniversario dell’omicidio del politico siciliano, ucciso il 6 gennaio 1980, sotto gli occhi della moglie e dei due figli. La giornata in ricordo di Piersanti Mattarella è iniziata con la deposizione di corone d’alloro sul luogo dell’omicidio in via Libertà a Palermo alla presenza di autorità civili e militari. Un’altra cerimonia si è tenutaa a Castellammare del Golfo dove il politico Dc, fratello maggiore del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, è sepolto.

I due mafiosi al centro dell’inchiesta

L’ipotesi al vaglio degli inquirenti è quella di un delitto mafioso ideato e pianificato in Sicilia senza appoggi esterni. L’inchiesta sull’omicidio del presidente democristiano della Regione Piersanti Mattarella è in atto da anni, corredata da lettere anonime, immagini fornite agli inquirenti da giornali e agenzie di stampa, dichiarazioni di collaboratori. In questo fascicolo d’indagine entrano, o forse vengono ripescati, due sicari di Cosa nostra, entrambi in carcere con più ergastoli da scontare: Antonino Madonia, che ha 72 anni e all’epoca ne aveva 28 e Giuseppe Lucchese, detto Lucchiseddu, 67 anni, che all’epoca ne aveva 22. Il primo avrebbe sparato al politico, dopo i primi colpi sarebbe andato verso l’auto dov’era il complice a prendere un’altra pistola con cui avrebbe sparato nuovamente, mentre il secondo sarebbe stato alla guida della Fiat 127 del commando, rubata il giorno prima, poi ritrovata abbandonata non lontana dal luogo del delitto.

Loading...

L’omicidio sotto casa mentre Piersanti si recava alla messa

L’omicidio venne commesso mentre Piersanti Mattarella, allora presidente della Regione Siciliana, si recava a messa con la moglie Irma Chiazzese, la figlia Maria e la suocera Franca. Al momento dell’omicidio Piersanti era alla guida della sua Fiat 132. Un sicario di Cosa nostra lo freddò con colpi di rivoltella calibro 38 sparando attraverso il finestrino. Le perizie balistiche disposte dalla Procura della Repubblica di Palermo accertarono che vennero utilizzati due revolver. Le indagini identificarono negli esecutori materiali Valerio Fioravanti e Gilberto Cavallini, terroristi di estrema destra dei Nuclei armati rivoluzionari. Il processo che ne seguì però non riuscì a determinare univocamente gli esecutori materiali dell’omicidio.

L’attività di Piersanti era considerata «assai pericolosa» dagli ambienti mafiosi

I giudici nelle sentenze che si sono susseguite negli anni nei processi sugli omicidi politici scrissero che l’attività dell’ex presidente della Regione siciliana Piersanti Mattarella, «appariva assai pericolosa» per gli ambienti mafiosi, «in quanto ispirata a una genuina politica di rinnovamento, anche in virtù del controllo che aveva cominciato ad esercitare nei confronti del Comune» di Palermo. «Fra le iniziative più innovative e rischiose adottate da Piersanti Mattarella vi era stata l’acquisizione dell’elenco dei funzionari regionali nominati collaudatori di opere pubbliche, che gli consentiva di verificare quali gruppi controllassero la materia dei pubblici appalti e di intervenire di conseguenza nel modo più efficace al fine di renderli trasparenti», si legge nella sentenza sulla strage di Bologna, nel capitolo relativo all’omicidio del presidente «dalle carte in regola». Con l’avvento di Piersanti Mattarella alla presidenza della Regione siciliana, scrivono i giudici, «per la prima volta gli interessi affaristico-mafiosi, che col tempo si erano consolidati in seno al potere politico in sede comunale e regionale, erano stati messi in discussione (ed erano a rischio), e proprio a opera di un esponente della Democrazia Cristiana, il partito che fino ad allora aveva detenuto il potere in Sicilia in forma indiscussa e aveva assicurato alla mafia, in un regime di sostanziale egemonia, la gestione di tutti i più importanti affari della vita economica siciliana, a cominciare dagli appalti delle opere pubbliche». In questo contesto, «la assoluta indisponibilità di Mattarella a qualsiasi tipo di compromesso poneva a repentaglio quegli equilibri tra le amministrazioni pubbliche e gli interessi mafiosi che attraverso altri soggetti era stato ormai da tempo possibile creare e mantenere».

Le trame della cupola di Cosa Nostra

Quello di Mattarella, presidente rinnovatore, è annoverato tra i delitti politici di Palermo insieme a quelli del segretario provinciale della Dc Michele Reina e del segretario regionale del partito comunista Pio La Torre. Delitti che secondo i processi fin qui svolti - nel caso di Piersanti Mattarella sono stati condannati come mandanti i boss della cupola di Cosa nostra - hanno come causale l’impegno verso una “pulizia” all’interno dell’amministrazione pubblica, da parte delle vittime con lo svelamento della ragnatela politico-affaristica- mafiosa. Uno degli uomini, in Sicilia, che aveva un forte interesse a che ciò non avvenisse era Vito Ciancimino, corleonese esponente democristiano ed ex sindaco di Palermo condannato a 8 anni per mafia e corruzione, morto nel 2002. «Ciancimino è nelle mani dei corleonesi», disse Tommaso Buscetta, e due ex sindaci Elda Pucci e Giuseppe Insalaco raccontarono alla commissione Antimafia delle loro difficoltà nell’amministrare a causa di Ciancimino, interessato soprattutto ai soldi degli appalti pubblici. L’anno dopo la villa di Pucci saltò in aria e Insalaco venne assassinato. Il collaboratore Francesco di Carlo oltre 15 anni fa aveva rivelato che il mandante degli omicidi Reina e Mattarella era stato proprio don Vito. La procura palermitana avrebbe esaminato con attenzione i reperti giornalistici dell’epoca scoprendo anche la fotografia che ritrae un’automobile considerata di grande interesse investigativo.

Le imprese criminali dei due sospettati

I due attuali sospettati di aver ucciso Mattarella hanno fatto spesso coppia nelle loro missioni di morte. Secondo l’inchiesta della procura palermitana, come scrivono La Repubblica e La Stampa, a sparare il 6 gennaio 1980 a Piersanti Mattarella, fratello del presidente della Repubblica Sergio, sarebbe stato materialmente Nino Madonia, figlio del potentissimo boss mafioso Ciccio che controllava mezza città. Lucchese, detto Lucchiseddu, guidava invece l’auto. I due hanno commesso decine di omicidi, tra cui la strage di via Isidoro Carini in cui vennero uccisi il generale Carlo, la moglie Emmanuela Setti Carraro e l’agente di scorta Domenico Russo, su ordine della cupola di Cosa nostra. Nino Madonia fa parte di una famiglia storica della mafia palermitana capitanata dal patriarca Ciccio - morto e già condannato quale mandante dell’omicidio di Mattarella - e di cui fanno parte i fratelli dell’indagato: Giuseppe, l’assassino del capitano dei carabinieri Emanuele Basile, Salvo, il killer di Libero Grassi, e Aldo, quest’ultimo l’unico a non essere all’ergastolo. Un clan, a capo del mandamento San Lorenzo-Resuttana - ma che di fatto controllava mezza città - finito in inchieste dove emergeva la relazione tra la mafia e forze criminali esterne per compiere attentati anche con il tritolo (come nelle fasi preparatorie del golpe Borghese). Nino, condannato, tra l’altro, per la strage di via Pipitone Federico, venne beccato in un palazzo in via D’Amelio, di fronte quello dove abitava la madre di Paolo Borsellino, con il libro mastro delle estorsioni da cui gli investigatori tracciarono una mappa di insospettabili che pagavano il pizzo al clan. Lucchese venne arrestato nell’aprile 1990 dopo 9 anni di latitanza in una casa alla periferia di Palermo. Era considerato capo della famiglia di Ciaculli e soprattutto un superkiller che negli anni ’80 faceva parte del gruppo di fuoco dei corleonesi, e che uccise decine di persone tra cui la sorella, la madre e la zia di Francesco Marino Mannoia dopo la notizia del pentimento di quest’ultimo. Ora, dopo 45 anni, la possibile svolta.

Il ricordo di Piersanti Mattarella nei messaggi della politica

In occasione del 45esimo anniversario della morte di Piersanti Mattarella, molti i messaggi in ricordo del politico ucciso dalla mafia. Il 6 gennaio di «45 anni fa l’omicidio di Piersanti Mattarella. La sua figura - scrive su X il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani - rappresenta ancora oggi un simbolo della lotta alla mafia. Assassinato per aver scardinato le logiche del malaffare in Sicilia, per non essersi piegato al volere della criminalità organizzata. Un esempio da seguire, un modello per i giovani. Nel suo ricordo, rivolgo un pensiero al Capo dello Stato e ai suoi familiari». La segretaria del Pd Elly Schlein ha voluto ricordare «il coraggio, la dirittura morale e il rigore di Piersanti Mattarella nell’anniversario del suo spietato assassinio», sottolineando che Piersanti Mattarella «ha pagato con la vita questo impegno nella lotta contro le mafie e le ingiustizie e ci ha lasciato in eredità il testimone di chi non ha mai abbassato la guardia. Dopo 45 anni possiamo farlo anche iniziando a vedere, grazie al complesso e difficile lavoro della magistratura, uno spiraglio di verità e giustizia su uno dei delitti politici piu’ drammatici della nostra storia». Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, sottolinea che il ricordo di Piersanti Mattarella «si coniuga quest’anno con la speranza che anche gli esecutori materiali siano finalmente accertati e puniti. La giustizia non si ferma. Lo Stato onora così la Sua memoria, esempio e modello per le giovani generazioni». Per il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè, deputato di Forza Italia, la lezione di Piersanti Mattarella è ancora viva. «Esempio e sacrificio a tutti i costi. La lezione di Piersanti Mattarella, colpito dalla mafia nel 1980, è viva e chiama chiunque abbia responsabilità politiche ad agire seguendo la via della legalità senza compromessi e compromissioni». La vice presidente del Senato e senatrice di Forza Italia Licia Ronzulli sottolinea che «la memoria di Piersanti Mattarella ci esorta a essere sentinelle di giustizia e verità, per proteggere il futuro della nostra società e garantire che il suo sacrificio non sia stato vano». Il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca ricorda l’uccisione di Piersanti Mattarella 45 anni fa: «il suo rigore morale, la politica delle ”carte in regola” a Palazzo d’Orléans, costarono la vita ad uno dei politici più brillanti, non soltanto della politica siciliana, ma dell’intero Paese. Con l’auspicio che la magistratura dipani le ombre e i misteri di questa tragica vicenda, desidero rivolgere un pensiero alla famiglia Mattarella». Per Roberto Occhiuto, presidente della Regione Calabria, «ricordarlo è un dovere, per mantenere in vita l’esempio di un uomo coraggioso e giusto, un nitido modello di legalità e impegno reale contro le oppressioni criminali». Il senatore Raoul Russo (FdI), componente della commissione parlamentare antimafia, ha detto di aver «partecipato col cuore e con la ragione al ricordo di un presidente della Regione dalla capacità politica indiscussa che coniugava con una dirittura morale e civile encomiabile. L’ho fatto in segno di rispetto verso un uomo dalla schiena dritta che non si è voluto piegare ai disegni della mafia, affermando il principio dello Stato su quello dell’antistato: un fulgido esempio di uomo dello Stato che dobbiamo onorare tutti». «Il 6 gennaio del 1980 moriva Piersanti Mattarella, assassinato dalla mafia», scrive sui social Raffaella Paita, senatrice e coordinatrice nazionale di Italia Viva. E prosegue:«“Oggi, 45 anni dopo, lo ricordiamo come un esempio di coraggio e integrità».

Copyright reserved ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti