Varese

Drone russo sorvola centro di ricerca Ue sul Lago Maggiore. Si indaga su altri possibili casi

La Procura di Milano ha aperto un fascicolo con l’ipotesi di di reato di spionaggio politico o militare, aggravato dalla finalità di terrorismo sul caso del drone di sospetta origine russa che, nell’ultimo mese, avrebbe sorvolato per cinque volte la sede del centro di ricerca Ue ad Ispra sul lago Maggiore

di Redazione Roma

Articolo aggiornato l’1 aprile 2025 alle ore 13

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La Procura di Milano ha aperto un fascicolo con l’ipotesi di reato di spionaggio politico o militare, aggravato dalla finalità di terrorismo per condotte che «possono arrecare grave danno ad un Paese o ad un’organizzazione internazionale e sono compiute allo scopo di intimidire la popolazione», sul caso del drone di sospetta origine russa che, nell’ultimo mese, avrebbe sorvolato per cinque volte la sede del centro di ricerca comune della Commissione europea ad Ispra sul lago Maggiore, a Varese.

Il fascicolo, coordinato dal pm Alessandro Gobbis e dall’aggiunto del pool antiterrorismo Eugenio Fusco della Procura guidata da Marcello Viola, è stato aperto stamani, a carico di ignoti, per «spionaggio politico o militare», reato che punisce «chiunque si procura, a scopo di spionaggio politico o militare, notizie che, nell’interesse della sicurezza dello Stato o, comunque, nell’interesse politico, interno o internazionale, dello Stato, debbono rimanere segrete». Pena prevista non inferiore ai 15 anni e che arriva fino all’ergastolo «se il fatto è commesso nell’interesse di uno Stato in guerra con lo Stato italiano» o «se il fatto ha compromesso la preparazione o l’efficienza bellica dello Stato, ovvero le operazioni militari».

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Contestata anche l’aggravante della finalità di terrorismo per condotte che «possono arrecare grave danno ad un Paese o ad un’organizzazione internazionale e sono compiute allo scopo di intimidire la popolazione o costringere i poteri pubblici o un’organizzazione internazionale a compiere o astenersi dal compiere un qualsiasi atto o destabilizzare o distruggere le strutture politiche fondamentali, costituzionali, economiche e sociali di un Paese o di un’organizzazione internazionale».

Nella prima segnalazione arrivata nei giorni scorsi dal Joint research centre dell’Ue ai carabinieri si parla di cinque sorvoli in un mese e di un drone di sospetta fabbricazione russa. Già dai primi accertamenti, comunque, pare che quei sorvoli siano stati telecomandati da una distanza non eccessiva rispetto al centro di ricerca. Le indagini e le prime attività dei carabinieri del Ros per ricostruire quelle presunte attività di spionaggio sono in corso. Nel pomeriggio in Procura ci sarà una prima riunione operativa tra inquirenti e investigatori. Al momento non sono emersi collegamenti con un altro fascicolo del pm Gobbis, che nelle scorse settimane ha chiesto il rinvio a giudizio per due imprenditori di 34 e 60 anni titolari di una società immobiliare in Brianza che si sarebbero messi a disposizione, anche in cambio di criptovalute, per una presunta attività di “spionaggio” per l’intelligence russa, dopo contatti via Telegram.

Altri possibili sorvoli

La Procura di Milano, che indaga sul caso del drone di sospetta fabbricazione russa sta facendo accertamenti per verificare se ci siano stati altri possibili sorvoli di velivoli teleguidati su un’area di circa 5 km quadrati, ossia la cosiddetta ’no-fly zone’ che comprende lo stesso Jrc, vicino al lago Maggiore, e alcuni stabilimenti di Leonardo, l’azienda industriale della Difesa nazionale. L’inchiesta, tra l’altro, si concentra anche su quella zona del Varesotto perché là sarebbero presenti persone filorusse.

Il Joint Research Center dell’Ue

A Ispra ha sede, come detto, il Joint Research Center dell’Ue che ha avviato un progetto di ricerca relativo agli aspetti della sicurezza dei droni. A poca distanza ci sono anche alcuni stabilimenti di Leonardo. L’istituto europeo rappresenta il terzo centro ricerche più grande della Commissione Ue dopo Bruxelles e Lussemburgo. Fondato nel 1957 per fornire alle politiche della Ue un sostegno basato sull’evidenza scientifica, in piena indipendenza da interessi nazionali, commerciali o privati, è ora considerato uno dei principali campus di ricerca in Europa ed è dotato di numerosi laboratori e infrastrutture all’avanguardia.

Gli ambiti su cui è attivo il centro di ricerche UE

Sono numerosi gli ambiti in cui lavora il personale del sito, tra cui la sicurezza nucleare, l’efficienza energetica, il cambiamento climatico e lo spazio. Uno dei suoi laboratori è il cosiddetto WaterLab, che grazie ad attrezzature avanzate analizza l’acqua per determinare se contiene sostanze chimiche dannose per la salute o per l’ambiente. Un altro laboratorio è l’European solar test installation (Esti), un centro di ricerca attivo già dagli anni ’70 in prima linea per definire gli standard europei e mondiali del fotovoltaico. In una sala di crisi (Ecml) gli scienziati monitorano i possibili disastri naturali e supportano gli Stati sia nella gestione delle emergenze sia per provare ad anticipare un disastro prima che accada. Qui gli scienziati si occupano, anche attraverso l’utilizzo dei satelliti del programma Copernicus, di studiare terremoti, incendi, esondazioni e frane per cercare di limitare i danni che possono causare sulla popolazione.

Crosetto: guerra ibrida pericolosa, serve tutelarci

«Non a caso, quando parlo, fino allo sfinimento, della necessità di “difendere” il nostro Paese, le comunità cui apparteniamo e le alleanze di cui facciamo parte, dico anche che non mi convince il termine “riarmo” e lo slogan “Rearm Europe”. E lo dico proprio perché la nostra difesa e la nostra sicurezza, nazionale e collettiva, vanno garantite su più piani, compresi quelli della “guerra ibrida” e non solo quelli tradizionali, i quali pure restano i più evidenti davanti agli occhi di tutti». Così il ministro della Difesa, Guido Crosetto, su X, che sottolinea: «È in corso una guerra ibrida. Pericolosa quanto sotterranea, costante e asfissiante quanto quotidiana».

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