Ecco perché il gas costa meno ma il caro energia rimane una sfida
Prezzo ancora quadruplo rispetto alla media storica ed è allarme sui carburanti. Stoccaggi record e Gnl ancora abbondante spengono i timori sul mercato, ma i rischi non sono scomparsi
di Sissi Bellomo
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Il Generale Inverno stavolta non si è schierato con la Russia e sul fronte dell’energia l’Europa ora può tirare un sospiro di sollievo: grazie soprattutto alle temperature miti, quasi sempre e quasi ovunque sopra la media stagionale, i prezzi del gas si sono ridotti di quasi due terzi dall’inizio dell’anno termico, partito ufficialmente il 1° ottobre, scendendo sotto 70 euro per Megawattora. La discesa – ancora più impressionante se si guarda ai picchi record di agosto, sopra 340 euro al Ttf – ha avuto un effetto benefico anche sui prezzi dell’elettricità, che sui principali mercati all’ingrosso del Vecchio continente hanno ripiegato su valori medi inferiori a 200 MWh.
Ma vincere la battaglia d’inverno (ammesso poi che la vinciamo davvero, visto che la primavera non è proprio dietro l’angolo) non significa che la crisi energetica è ormai definitivamente alle spalle, né tanto meno che l’inflazione è già stata sconfitta.
Le tensioni (che non scompaiono)
Le tensioni sui prezzi all’origine – e dunque su quelli al consumo – sono tutt’altro che scomparse. Il gas scambia comunque tuttora a quotazioni quadruple rispetto alla media storica. E i mercati petroliferi non promettono nulla di buono: dopo il tonfo di inizio anno il greggio ha messo in fila sei sedute consecutive di rialzo, una sequenza positiva che non si era più vista da febbraio dello scorso anno, quando le truppe russe invadevano l’Ucraina. Il Brent è risalito vicino a 85 dollari al barile, il Wti sopra 78 dollari e rischiano di apprezzarsi ulteriormente con la riapertura dopo i lockdown in Cina e l’ormai prossima estensione dell’embargo Ue anche ai carburanti russi, in vigore dal 5 febbraio.
I rincari dei carburanti
I rincari alla pompa – esacerbati in Italia dal ripristino delle accise, ma visibili ovunque in Europa – potrebbero essere solo un primo assaggio di quanto ci aspetta: Mosca era (ed è tuttora) il nostro maggior fornitore di gasolio, combustibile per cui non siamo autosufficienti e che ora dovremo importare da luoghi più lontani, con costi di trasporto più elevati, e mettendoci in competizione con altri acquirenti.
La concorrenza rischia peraltro, prima o poi, di diventare agguerrita anche per il Gnl: il gas liquefatto, con cui abbiamo sostituito (a caro prezzo, ma senza possibili alternative) la maggior parte del gas russo che un tempo ci arrivava via tubo. A conti fatti nel 2022 le navi metaniere hanno recapitato nell’Unione europea 101 milioni di tonnellate di Gnl secondo Refinitiv, che una volta rigassificati sono circa 137 miliardi di metri cubi di gas: volumi in crescita di quasi il 60% rispetto al 2021 e paragonabili a quelli che all’epoca compravamo da Gazprom.



