Il sentiment delle opzioni

Perché per la Borsa tedesca il rischio di ribasso è 3 volte superiore rispetto a Piazza Affari

Gli investitori sul listino tedesco sono stati colti alla sprovvista dal recente ribasso e oggi presentano il maggior numero di assicurazioni tra i listini europei per proteggersi da ulteriori cali: la Germania sembra essere il Paese Ue più esposto al conflitto in Ucraina

di Vito Lops

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Da inizio anno hanno perso tutti e tre il 12,5%. Decimale più, decimale meno. Eppure da qui ai prossimi tre mesi l’S&P 500 di Wall Street, il Dax 40 di Francoforte e l’indice generale dei listini europei, ovvero l’Eurostoxx 50, presentano livelli di rischiosità differenti. Nel bene o nel male le strade (e le performance) potrebbero allontanarsi. Con il paniere tedesco che sembra posizionato nella posizione peggiore, anche rispetto al Ftse Mib di Piazza Affari che da inizio anno ha fatto finora peggio con un -14,5%. Ce lo racconta il mercato delle opzioni che, statistiche alla mano, è uno dei migliori e attendibili per ricavare il sentiment degli investitori. E che ci racconta che il livello di “rischio” del Dax 40 è circa doppio rispetto alla media delle Borse europee e quasi il triplo rispetto a Piazza Affari.

Per comprendere meglio come funziona questo mercato, solitamente frequentato da operatori specializzati, è “sufficiente” sostituire la parola “opzioni” con “assicurazioni”. E importante sapere che chi acquista opzioni di tipo “put” si assicura da un ribasso del sottostante (sia esso un indice o un titolo azionario, ecc) mentre chi acquista una opzione di tipo “call” scommette su un rialzo futuro del sottostante scelto. Al contrario, chi vende (tanto put quanto call) veste i panni dell’assicuratore: quindi incassa un premio (dal compratore) e si impegna ad intervenire in caso di “sinistro”, che nel caso di una put si verifica quando il prezzo del sottostante a scadenza scende sotto lo strike (prezzo d’esercizio) e nel caso di una call, si verifica quando il prezzo del sottostante supera al rialzo lo strike.

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GLI INDICI AZIONARI PIÙ A “RISCHIO” SECONDO LE OPZIONI

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Il mondo delle opzioni offre un rapporto, denominato put/call ratio, molto utile per comprendere il livello di apprensione degli investitori. Più è alto, più vuol dire che gli operatori hanno comprato un maggiore numero di put rispetto alle call. Tendenzialmente questo accade quando aumenta il bisogno di assicurarsi. Quindi quando il livello di apprensione per l’arrivo di un cigno, nero e grigio che sia, è maggiore. Cosa ci dice oggi il put/call ratio calcolato sui principali indici? Che il Dax 40 di Francoforte è quello dove le put a mercato (open interest) sono nettamente maggiori rispetto alle call. Ergo, la componente “bearish” (ribassista) è più forte rispetto a quella”bullish” (rialzista).

«Quando si analizza questo parametro è sempre meglio prendere scadenze ravvicinate, da uno a tre mesi - spiega Eugenio Sartorelli, risk manager di Rocket capital investment -. Analizzando i vari indici emerge che il put/call ratio del Dax 40, scadenza giugno, è il più alto fra i principali europei e anche del più grande paniere statunitense. Siamo a 2,77 rispetto all’1,72 dell’Eurostoxx 50 e all’1,9 dell’S&P 500. Il rischio percepito sul Ftse Mib e circa tre volte inferiore, con un rapporto pari a 0,9 grazie alla presenza di numerosi contratti call con strike 29.000 punti. Inoltre - prosegue Sartorelli - se ci si focalizza solo sulle opzione “at the money”, ovvero quello che hanno uno strike vicino all’attuale prezzo di mercato, la situazione del Dax diventa ben peggiore. Questo vuol dire che molti venditori di put sono stati travolti dal ribasso del Dax e sono finiti “in the money”, ovvero lo strike che hanno scelto si trova ora più in alto del valore dell’indice, quindi a scadenza tecnicamente verrebbero assegnati (cioè sarebbero obbligati a comprare l’indice al prezzo corrispondente allo strike, ndr). Allo stesso tempo questo dato ci indica che la Germania, più vicina geograficamente ed economicamente al conflitto bellico, è il Paese europeo più esposto alla guerra in Ucraina».

Un dato che non emerge analizzando asetticamente l’indice di Borsa ma sul quale, il più raffinato mercato delle opzioni, tanto utilizzato dai gestori per coprire i propri investimenti, suona un campanello d’allarme.

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