Caro energia

Elettricità, gas e petrolio: i prezzi tornano a salire

In Francia la generazione nucleare si riduce ancora, mentre le tensioni geopolitiche con la Russia fanno sempre più paura. Intanto il petrolio Brent vola oltre 85 dollari al barile

di Sissi Bellomo

(Phanie / AGF)

3' min read

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Elettricità, gas, petrolio. I mercati dell’energia si stanno di nuovo surriscaldando, con un insieme di fattori vecchi e nuovi che concorrono nel sostenere i prezzi, non ultime le traversie della francese Edf.

La società transalpina non solo subirà un grave impatto finanziario dopo la decisione del Governo di imporre un tetto ai prezzi dell’energia, ma ha denunciato ulteriori necessità di manutenzione nelle centrali nucleari: un problema che riguarda tutta Europa, perché finirà con l’aumentare i consumi di gas, e che rischia di colpire in modo particolare i Paesi che – come l’Italia – importano elettricità dalla Francia.

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La reazione sui mercati è stata immediata, con un balzo del 20% del prezzo dell’elettricità per febbraio in Germania (il mercato dei futures più liquido all’Eex), fino a superare 235 euro per Megawattora nella giornata di venerdì 14. Per l’Italia lo stesso contratto ha raggiunto 245 €/MWh. Il Pun (Prezzo unico nazionale), che fa da riferimento per le bollette, non si è per ora impennato in modo altrettanto vistoso, ma rimane in tensione con punte superiori a 250 €/MWh sul mercato del giorno prima.

L’elenco delle riparazioni necessarie nelle vecchie centrali nucleari di Edf continua ad allungarsi: su 56 reattori ne ha ben dieci fuori uso, corrispondenti al 20% della capacità nazionale di generazione, mentre il nuovo impianto di Flamanville non riuscirà a entrare in funzione prima di fine 2023.

La società ha ora dovuto rinviare di due mesi, al 30 maggio, la riattivazione del reattore Penly-1 e di ben nove mesi (a fine anno) quella di Civaux-2. Risultato: un taglio delle previsioni sulla generazione elettrica da nucleare a 300-330 Terawattora nel 2021, contro un precedente target di 330-360 TWh.

La conseguenza quasi scontata saranno maggiori consumi di gas e carbone – forse addirittura di olio combustibile, com’è già successo negli ultimi mesi – per produrre elettricità, in un periodo in cui i prezzi di tutti i combustibili sono già in fortissima tensione.

Il gas in particolare è già tornato a rincarare, guadagnando circa il 20% in due giorni e spingendosi di nuovo sopra 90 €/Mwh al Ttf, principale hub del Vecchio continente. Per fortuna (grazie a prezzi meno appetibili in Asia) continuano ad arrivare molte metaniere cariche di Gnl, in particolare dagli Stati Uniti. Ma dalla Russia il gas continua a fluire col contagocce e sul fronte geopolitico l’alta tensione sulla questione ucraina e sulla Nato di certo non aiuta a moderare la corsa dei prezzi.

In più c’è da registrare un brusco calo delle forniture dalla Norvegia, ridottesi da 342 a 328 milioni di metri cubi al giorno da giovedì 13 a causa di manutenzioni impreviste nel giacimento Trolls (la previsione è che si concludano lunedì 17).

Intanto anche il prezzo del petrolio corre, a livelli ormai molto vicini ai record dello scorso autunno: il Brent ha superato 85 dollari al barile, in rialzo per la quarta settimana consecutiva (e di circa il 10% da inizio anno).

Il timore che la varante Omicron del Covid possa compromettere la domanda si è dissipato e i fondi sono tornati a prendere d’assalto i mercati petroliferi, incuranti anche delle notizie potenzialmente ribassiste, come le indiscrezioni riferite dalla Reuters secondo cui la Cina – dopo gli accordi con gli Usa – si starebbe ora apprestando a rilasciare riserve strategiche di greggio per raffreddare i prezzi. La vendita, stando ai rumor, dovrebbe avvenire intorno al Capodanno lunare, che quest’anno cade il 1° febbraio.

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