Elettricità, che cosa cambia con i nuovi prezzi zonali
Differenze in bolletta meno marcate nella fase transitoria. Previsti vantaggi per i grandi operatori industriali grazie ai nuovi prezzi per area geografica
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I punti chiave
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Con l’abbandono, dal 1° gennaio 2025, del prezzo unico nazionale dell’energia elettrica (il Pun) per è entrato in funzione un nuovo sistema di calcolo dei prezzi zonali, legati alle diverse aree geografiche (con una loro media ponderata chiamata Pun index Gme).
Se è ancora presto per vedere spostamenti rispetto all’indice di prezzo nazionale in questa prima fase del regime transitorio - che durerà almeno un anno e che mette in campo meccanismi perequativi proprio per evitare differenze troppo marcate nel Paese - lo strumento traccia una direzione nel contesto di transizione energetica che stiamo vivendo.
Incentivo allo sviluppo delle rinnovabili
«È un segnale», commenta Lucia Visconti Parisio, docente di economia dell’ambiente e dell’energia all’Università Bicocca di Milano: «Se in un’area l’elettricità è scarsa o costosa, prodotta con tecnologie superate, si pagherà di più. Diversamente se in una zona la penetrazione delle rinnovabili è elevata, si potrà pagare di meno.
Il meccanismo dovrebbe contribuire a incentivare, anche tra i consumatori, lo sviluppo delle fonti pulite.
In Italia i prezzi sono ancora legati al gas. Se le rinnovabili - anche con tecnologie promettenti di larga scala come l’eolico offshore - riuscissero a coprire completamente la domanda di mercato potremmo osservare valori pari a zero». Una conseguenza è dunque che potranno essere premiate le regioni più green.


