PUN oltre 500 euro/MWh

Elettricità record in Italia, l’emergenza caldo si somma alla crisi del gas

Prezzi mai così alti sul mercato all’ingrosso, dove il PUN per diversi giorni consecutivi ha superato 500 euro/MWh, livelli dieci volte superiori a un anno fa.L’estate torrida non solo ferma le centrali idroelettriche, ma ostacola qualsiasi fonte, persino l’energia solare

di Sissi Bellomo

L'Ue vara il piano sul gas: 'Ridurre i consumi del 15%'

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Non c’è solo la crisi del gas. In questa estate torrida è anche il fattore clima a minacciare la sicurezza energetica e ad alimentare i rincari in bolletta: temperature record e una siccità estrema, che non solo aumentano i consumi di elettricità ma mettono a dura prova l’attività delle centrali, non solo idroelettriche ma alimentate da qualsiasi fonte, dalle altre rinnovabili al nucleare al carbone.

Il problema oggi investe gran parte del mondo, compresi Stati Uniti e Cina. Ma l’Italia è tra i Paesi che stanno soffrendo di più. E a riflettere l’emergenza ci sono i prezzi dell’elettricità, che da noi corrono ancora più che altrove, a livelli senza precedenti: una corsa che – al contrario di quanto accade di solito – non si è interrotta nemmeno quando il rally del gas si è preso una pausa.

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Il valore del combustibile, che a marzo si era spinto sopra 200 euro per Megawattora, con il riavvio del Nord Stream è sceso sotto 150 euro al Ttf (anche se poi è risalito oltre 160 euro). L’elettricità negli stessi giorni è invece tornata a superare quota 500 euro per Megawattora, su livelli di prezzo dieci volte superiori a un anno fa e raggiunti solo due volte dal 2004, quando con le liberalizzazioni è nato il mercato elettrico italiano.

Non stiamo parlando di fiammate temporanee, in fasi di sovraccarico delle reti, ma del PUN: il Prezzo unico nazionale, che esprime la media dei prezzi all’ingrosso dell’elettricità nelle varie zone d’Italia nell’arco di una giornata. In pratica una sintesi degli scambi sul Mercato del giorno prima.

LA CORSA DEI PREZZI DELL'ENERGIA

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È questo indicatore – al quale sono “agganciati” molti contratti di fornitura nel mercato libero – che mercoledì 20 è balzato a 540, 26 euro/MWh per poi salire il giorno successivo a 547,94 euro. Solo nella giornata di sabato 23 il PUN è di nuovo sceso sotto 500 euro (restando comunque altissimo, a 458,18 euro). Del resto nel weekend i consumi industriali diminuiscono.

Il record assoluto rimane quello di marzo, quando con la guerra in Ucraina e il gas alle stelle, il PUN aveva raggiunto 587,67 €/MWh. Ma ben presto era tornato sotto 200 euro. Una sequenza di rincari come quella dei giorni scorsi invece è davvero inedita. E preoccupa.

Solo la Francia ha visto prezzi ancora più elevati dei nostri: in un Paese che ricavava dall’atomo tre quarti dell’elettricità oggi metà delle centrali nucleari sono fuori uso e delle 18 ancora attive Edf ha avvertito che potrebbe fermarne 5 per il caldo eccessivo e la scarsità d’acqua, che impedisce di raffreddare i reattori.

Il problema non riguarda solo i francesi, perché Parigi un tempo esportava elettricità (anche in Italia), mentre da mesi è costretta a importarla dall’estero: l’ennesimo fattore di tensione per il sistema energetico europeo, che deve già affrontare la difficile sfida di prepararsi a fare a meno del gas russo.

Questa estate di caldo record, con la colonnina di mercurio a 40 gradi persino nel Nord Europa, complica tutto. I fiumi in secca ostacolano il trasporto di carbone in Germania, le temperature eccessive hanno spinto a ridurre i flussi di gas nell’Interconnector tra Gran Bretagna e Belgio.

Le rinnovabili in questo caso non sono la salvezza, purtroppo. Persino i pannelli solari quando si surriscaldano perdono efficienza (tra il 10 e il 25% secondo CED Greentech, tra i leader di settore negli Stati Uniti) mentre le pale eoliche funzionano meno perché con il caldo estremo il vento tende a soffiare poco.

I problemi più gravi, com’è facile intuire, investono comunque le centrali idroelettriche, che in Italia forniscono metà dell’energia pulita. Con il Po in secca come non era mai stato da 70 anni le centrali sono costrette a cedere acqua per consentire l’irrigazione dei campi: gli impianti vanno a ritmo ridotto – al punto che rischiano di produrre il 60% di energia in meno quest’anno, avverte Assoidrolettrici – e un numero crescente ora si sta addirittura fermando del tutto, com’è successo ai primi di luglio all’impianto Edison di Palestro, nel pavese. Il fiume Sesia ormai è un rigagnolo e bisognava scegliere se salvare le risaie o la produzione di elettricità.

Meno intuitivo è che a fermarsi possano essere anche le centrali termoelettriche, che vanno a gas o carbone. Eppure nel Nord Italia si contano già i primi stop dovuti alla carenza di acqua per raffreddare i condensatori. Hanno coinvolto ad esempio l’impianto Iren di Moncalieri (Torino) e quello A2A di Sermide (Mantova).

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