Eni alza il velo sul nuovo piano: sale la cedola, newco sulla ecomobilità. Descalzi: più gas senza Russia
Grazie alle alleanze con i Paesi produttori, il Cane a sei zampe renderà disponibili forniture per oltre 14 trilioni di piedi cubi
di Celestina Dominelli
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I punti chiave
- I dividendi e la newco sulla mobilità verde
- Il fattore Ucraina
- Le nuove linee del gas
- I programmi su Plenitude
- Il dossier Saipem
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Che Eni sia in prima linea nella corsa ingaggiata dal governo per affrancarsi dal gas di Mosca era evidente ormai da tempo. E la conferma che sia il miglior alleato arriva direttamente dal numero uno Claudio Descalzi alla presentazione del nuovo piano strategico 2022-2025.
I dividendi e la newco sulla mobilità verde
Un piano in cui si annuncia innanzitutto una nuova società dedicata alla mobilità sostenibile («per la quale, però, è prematuro parlare di Ipo», precisa Descalzi) e che promette di alzare il dividendo annuale, portandolo a 88 centesimi (rispetto ai 0,86 euro della vecchia strategia), facendo leva su un capex di 7,7 miliardi nel 2022 (e di una media di 7 miliardi dal 2022 al 2025, con il 30% degli investimenti già prenotati per i nuovi business, da raddoppiare entro il 2030) e su un flusso di cassa operativo di 14 miliardi nel 2022 (che diverranno 55 miliardi nell’arco di piano).
Il fattore Ucraina
Ma in quello stesso piano l’attacco di Vladimir Putin nel cuore dell’Europa diventa giocoforza il convitato di pietra: «La guerra in Ucraina ci sta costringendo a vedere il mondo in modo diverso da come lo conoscevamo. È una tragedia umanitaria che ha generato nuove minacce alla sicurezza energetica e alla quale dobbiamo far fronte senza abbandonare le nostre ambizioni per una transizione energetica equa», esordisce Descalzi.
Poche, chiarissime, indicazioni, cui seguono i fatti. Perché il gruppo è pronto ad affrontare la sfida accanto all’esecutivo, dal quale, precisa l’ad, «non sono mai arrivate pressioni o interferenze sulla politica dei dividendi». E lo fa stringendo sulle partnership consolidate con i Paesi produttori per mettere sul piatto 14 trilioni di piedi cubi di gas aggiuntivo nel breve e medio termine. Tradotto: 400 miliardi di metri cubi di gas, 14 volte quello che l’Italia ogni anno importa ora dalla Russia (29 miliardi di metri cubi di gas), da dove i flussi sono regolari - diranno il cfo Francesco Gattei, il dg di Natural Resources Guido Brusco e il direttore Global Gas & Lng Portfolio Cristian Signoretto -, e da dove sono già stati tagliati i residui cordoni, disinvestendo dal gasdotto Blustream, mentre le jv con Rosneft «sono congelate dal 2014 e lo rimangono».
Le nuove linee del gas
Il gas, dunque, diventa, com’era prevedibile, il protagonista principale del piano. In ballo c’è la sicurezza delle forniture di Italia e d’Europa, alle quali l’Eni sa di poter lanciare un salvagente cruciale, forte dei suoi 50 trillioni di piedi cubi di riserve e risorse globali. Un tesoretto consistente che l’ad mette insieme a 15 milioni di tonnellate annue di gas naturale liquefatto che saranno contrattualizzati entro fine piano e che Eni sta già mettendo in cascina, grazie ai nuovi progetti in Congo, Angola, Egitto, Indonesia, Nigeria e Mozambico. E proprio a Maputo Descalzi vola, subito dopo la strategy, con il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, per aggiungere un altro mattone all’emancipazione da Mosca dopo i viaggi in Algeria, Qatar, Congo e Angola.

