D-Day

Dazi Usa su Canada, Messico e Cina. Pechino colpisce carne e soia americane, da Ottawa subito tariffe del 25%

Nel mirino scambi per 1.500 miliardi. Pechino e Ottawa annunciano le contromosse, New Delhi tratta

di Marco Masciaga

Gli Stati Uniti hanno annunciato dazi sulle merci  provenienti da Cina, Canada e Messico per 1.500 miliardi di dollari

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I punti chiave

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Dal nostro corrispondente

NEW DELHI - È arrivato il D-Day, il giorno dei dazi contro Canada, Messico e Cina. Le merci canadesi saranno soggette a dazi del 25%, con le risorse energetiche colpite da un tasso inferiore del 10%, mentre i prodotti messicani saranno colpiti da un’imposta generale del 25%. Attesa la risposta di Ottawa. Il primo ministro Justin Trudeau sostiene che “nulla giustifica queste misure americane” e che “se i dazi statunitensi entreranno in vigore, il Canada risponderà a partire da mezzanotte applicando dazi del 25% su 155 miliardi di dollari di merci statunitensi”.

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Previsti anche dazi del 20% contro Pechino, una percentuale doppia rispetto a quella del mese scorso. La Cina risponderà con un inasprimento fra il 10 e il 15% a seconda dei beni. Le importazioni di pollo, grano, mais e cotone coltivati negli Stati Uniti saranno soggette a una tariffa aggiuntiva del 15%. La tariffa su sorgo, soia, maiale, manzo, frutti di mare, frutta, verdura e latticini sarà invece aumentata del 10%.

Inoltre, riporta ancora il Global Times, il ministero del Commercio del gigante asiatico ha riferito dell’inserimento di 15 “entità” Usa in una “lista di controllo delle esportazioni” e di altre dieci aziende americane nell’elenco delle “entità inaffidabili”, motivando la decisione con “le vendite di armi a Taiwan” o la “cosiddetta cooperazione tecnico-militare” con l’isola di fatto indipendente che Pechino considera una “provincia ribelle” da “riunificare”.

La vigilia del D-Day è iniziata con un articolo di giornale a Pechino, è proseguita con un volo in partenza da New Delhi e si è conclusa dall’altra parte del mondo con due governi, quello canadese e quello messicano, con l’orecchio a terra in attesa delle decisioni del presidente Usa più imprevedibile di sempre.

Cina

La Cina ha risposto alle nuove tariffe statunitensi annunciando che imporrà dazi fino al 15% sulle importazioni di prodotti agricoli statunitensi. Questi includono pollo, maiale, soia e manzo. Le tariffe entreranno in vigore dal 10 marzo.

A dare il via alla giornata di ieri è stato un pezzo del Global Times, il tabloid in lingua inglese con cui il Partito comunista cinese illustrava la propria linea al di fuori dei confini nazionali. L’articolo in questione, citando una fonte anonima, aveva fatto sapere che Pechino stava mettendo a punto la risposta al raddoppio, dal 10 al 20%, dei dazi annunciato per oggi da Donald Trump. Da quanto scriveva il Global Times, il bersaglio sarebbe stata l’industria agroalimentare e che le contromosse cinesi non sarebbero state solo tariffarie.

Lo scorso anno le esportazioni di cibo e prodotti agricoli made in Usa verso la Cina sono calate del 14% rispetto al 2023, quando si contrassero del 20% rispetto all’anno prima. Ma giudicare come scarsamente rilevanti le possibili tariffe cinesi solo sulla base, base che va ridimensionandosi, sarebbe un errore. Per gli agricoltori americani, quello cinese resta, nonostante tutto, il primo mercato verso cui esportano e, al netto di tutti i tentativi di diversificazione, rimane «insostituibile». Lo scorso anno, metà della soia made in Usa è finita in Cina, generando 12,8 miliardi di dollari.

Canada: subito dazi del 25% su un valore 30 miliardi di prodotti Usa, 125 miliardi fra 21 giorni

Il primo ministro canadese, Justin Trudeau, ha annunciato che il Canada imporrà «dazi al 25% su prodotti statunitensi del valore di 30 miliardi di dollari canadese con effetto immediato» e su «prodotti per altri 125 miliardi tra 21 giorni». «Il Canada non si tirerà indietro da questa battaglia», ha detto Trudeau, aggiungendo che, se i dazi statunitensi rimarranno, il Canada penserà anche ad altre misure per colpire gli Stati Uniti. Trudeau ha anche detto che la scelta di Trump di imporre dazi è «stupida» e il «pretesto» usato dall’Amministrazione Usa, la presunta mancanza di volontà dei canadesi di combattere il traffico di fentanyl, è «completamente falso». Trudeau intende parlare con Trump nei prossimi giorni.

Trump se il «governatore» Trudeau alzerà dazi, riponderemo con aumenti uguali

La risposta di Trump non si fa attendere: poche ore dopo, il presidente Usa ha detto: «Per favore, spiegate al governatore canadese Trudeau che quando imporrà una tariffa di ritorsione sugli Stati Uniti, la nostra tariffa di ritorno aumenterà immediatamente di pari importo!», ha scritto il presidente Usa, utilizzando per Trudeau il termine “governatore”, in riferimento alla sua idea di far diventare il Canada il 51esimo stato dell’Unione.

Messico: risponderemo agli Usa

«Cercheremo sempre una soluzione negoziata, ma la misura unilaterale presa dagli Stati Uniti ci obbliga a rispondere con misure tariffarie e non tariffarie, che annuncerò domenica prossima». La presidente Claudia Sheinbaum ha annunciato misure di risposta agli Stati Uniti, senza entrare nel dettaglio.

India

Per un Paese che affila le armi ce n’è un altro che vuole continuare a trattare. Ieri mattina il ministro indiano del Commercio e dell’Industria Piyush Goyal ha cancellato tutti i suoi impegni fino all’8 marzo ed è salito su un volo diretto a Washington. La minaccia di Trump per l’India è meno imminente di altre, si parla di aprile, ma non meno seria: reciprocità delle tariffe. Secondo le stime di Citi Research un’operazione del genere potrebbe costare a New Delhi 7 miliardi di dollari di esportazioni verso gli Usa. Di qui la necessità di continuare a trattare e offrire qualcosa di più sostanziale del taglio ai dazi sul bourbon del Tennessee portato in dono dal premier Narendra Modi durante la sua visita negli Stati Uniti.

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