Piano casa, stretta anti furbetti. Dati al Fisco e stop ai benefici
di Giuseppe Latour e Giovanni Parente
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Dal nostro corrispondente
NEW DELHI - È arrivato il D-Day, il giorno dei dazi contro Canada, Messico e Cina. Le merci canadesi saranno soggette a dazi del 25%, con le risorse energetiche colpite da un tasso inferiore del 10%, mentre i prodotti messicani saranno colpiti da un’imposta generale del 25%. Attesa la risposta di Ottawa. Il primo ministro Justin Trudeau sostiene che “nulla giustifica queste misure americane” e che “se i dazi statunitensi entreranno in vigore, il Canada risponderà a partire da mezzanotte applicando dazi del 25% su 155 miliardi di dollari di merci statunitensi”.
Previsti anche dazi del 20% contro Pechino, una percentuale doppia rispetto a quella del mese scorso. La Cina risponderà con un inasprimento fra il 10 e il 15% a seconda dei beni. Le importazioni di pollo, grano, mais e cotone coltivati negli Stati Uniti saranno soggette a una tariffa aggiuntiva del 15%. La tariffa su sorgo, soia, maiale, manzo, frutti di mare, frutta, verdura e latticini sarà invece aumentata del 10%.
Inoltre, riporta ancora il Global Times, il ministero del Commercio del gigante asiatico ha riferito dell’inserimento di 15 “entità” Usa in una “lista di controllo delle esportazioni” e di altre dieci aziende americane nell’elenco delle “entità inaffidabili”, motivando la decisione con “le vendite di armi a Taiwan” o la “cosiddetta cooperazione tecnico-militare” con l’isola di fatto indipendente che Pechino considera una “provincia ribelle” da “riunificare”.
La vigilia del D-Day è iniziata con un articolo di giornale a Pechino, è proseguita con un volo in partenza da New Delhi e si è conclusa dall’altra parte del mondo con due governi, quello canadese e quello messicano, con l’orecchio a terra in attesa delle decisioni del presidente Usa più imprevedibile di sempre.