Erg, al via la svolta strategica: partnership con il fondo Ifm
La quota dei Garrone in una newco partecipata dal colosso australiano. Al fondo il 35% della holding per 1 miliardo, con opzione per iniettare altri 500 milioni
di Cheo Condina
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La famiglia Garrone imprime un’ulteriore svolta strategica ad Erg, annunciando la partnership di lungo termine con il maxi fondo pensione australiano Ifm Investors. Un’operazione destinata ad accelerare la crescita e la leadership del gruppo energetico, ormai pronto a completare la trasformazione di business in un modello puro wind & solar, sia in Italia sia soprattutto all’estero, a fronte di un piano al 2026 che prevede investimenti per 2,9 miliardi e un target di potenza installata di 5 GW (dai circa 3 GW odierni).
La struttura dell’operazione è molto semplice e parte da alcuni punti fermi. Innanzitutto non cambia il controllo di Erg che resta saldamente in mano alla San Quirico, holding della famiglia Garrone-Mondini, dunque non vi sarà alcuna Offerta pubblica né alcun delisting. In secondo luogo, la partecipazione nella quotata, pari al 62,5%, verrà trasferita in una newco, in cui farà il proprio ingresso Ifm, acquistando il 35% per 1 miliardo; il fondo, inoltre, avrà un’opzione per iniettare 500 milioni nel veicolo, cosa che gli permetterebbe di avere una minoranza ancora più qualificata.
Conseguenza diretta di tutto ciò, terzo e ultimo elemento, è che il riassetto consente ai Garrone-Mondini di centrare due obiettivi: da una parte valorizzare parte di un asset dopo un lungo periodo di crescita, che li ha visti intuire prima di tutti la svolta verso un futuro green, dall’altra parte di accogliere nel capitale un partner affidabile, con un’ottica di lungo periodo e dalle spalle solide, capace dunque di sostenere lo sviluppo di Erg in un momento chiave per la transizione energetica globale. Il tutto in nome di due principi comuni a San Quirico e Ifm Investors, assistiti nell'operazione rispettivamente da Rothschild e Legance e da Goldman Sachs e BonelliErede: un’ottica di lungo periodo e la visione di un futuro improntato sulla decarbonizzazione e sulla net zero economy, su cui condividono un know how rilevante. Non è un caso che il colosso pensionistico australiano agisca, in questo specifico caso, in qualità di gestore dello IFM Net Zero Infrastructure Fund.
L’operazione, del resto, cade in un momento chiave per l’Europa, chiamata a disimpegnarsi una volta per tutte dal gas russo puntando sulle rinnovabili. Per farlo, tuttavia, a livello continentale serve un accelerazione importante sugli investimenti e dunque capitali massicci, che per gli operatori di dimensioni medie possono richiedere il supporto di un partner finanziario. Non è un caso che negli ultimi mesi anche la famiglia Falck, seppur con uno schema diverso, abbia ceduto addirittura la maggioranza di Falck Renewables a Jp Morgan e che Edison abbia venduto il 49% delle rinnovabili alle assicurazioni francesi Predica. Il deal di Erg è tuttavia diverso da entrambi e assomiglia, con i dovuti distinguo, a quello di Ardian con i Gavio: la famiglia resta in maggioranza e avrà saldamente in mano la governance con le nomine chiave; allo stesso tempo in parte monetizza e in parte si assicura un alleato pronto a sostenere l’ulteriore sviluppo del business.
Il presidente di Erg e di San Quirico, Edoardo Garrone, si è detto «orgoglioso della partnership con Ifm, che porterà un’impronta internazionale così come un forte supporto finanziario di lungo periodo, permettendo a Erg di accelerare e diversificare la crescita». Il Ceo del gruppo energetico, Paolo Merli, ha rimarcato che l’ingresso di Ifm rappresenta per la società «una grande opportunità in un momento in cui bisogna posizionare l'asticella sempre più in alto». Infine Kyle Mangini, Global Head of Infrastructure di Ifm ha sottolineato come Erg sia uno «straordinario operatore nel campo delle rinnovabili con un grande potenziale di crescita su scala globale». Il riassetto, previo il via libera delle autorità competenti, dovrebbe essere completato nel terzo trimestre.


