Strumenti per investire nelle materie prime

Etc sintetici più rischiosi con il mercato sotto shock

Gli investimenti in commodity agganciano il portafoglio alla crescita dei prezzi, ma sono molto volatili

di Marzia Redaelli

Reuters - Operai al lavoro con i lamiere di Nickel

2' min read

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La diversificazione di un paniere di investimenti nelle materie prime è un’arma a doppio taglio: da un lato aggancia il portafoglio all’economia reale, una capacità che quest’anno avrebbe dovuto (e dovrebbe, restando ottimisti) essere apprezzata con la crescita strutturale dell’economia; dall’altro espone a un mercato che è molto volatile, perché fatto da strumenti sofisticati, le cui quotazioni sono determinate più dalla speculazione che dall’effettivo scambio delle risorse.

Il mercato delle materie prime è, infatti, principalmente per investitori professionali, ma i risparmiatori hanno a disposizione prodotti facili da comprare, come i fondi comuni attivi o gli Exchange Traded Commodities (Etc).

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I fondi comuni

I fondi Ucits, cioè armonizzati alla normativa europea che assicura una tutela al rischio degli investitori, consentono una diversificazione sulle materie prime al massimo del 10%. Oppure possono investire in titoli di società quotate che operano nel settore delle materie prime: le minerarie, le petrolifere, quelle che generano energie rinnovabili ecc. Un fondo attivo che investa più ampiamente nelle risorse di base è invece un fondo alternativo, che può avere una volatilità e un rischio di perdita elevato.

Gli strumenti passivi

Gli Etc, invece, replicano l’andamento di una o più materie prime, come gli Exchange Traded Funds (Etf) replicano l’andamento di una o più attività finanziarie. Però con una differenza fondamentale: mentre il patrimonio dell’Etf è separato da quello dell’emittente, per gli Etc il rischio è sull’emittente, che investe direttamente o in materie prime fisiche o in strumenti derivati sulle materie prime.

Con gli Etc l’investitore può ampliare le sue opportunità di investimento, come spiega Borsa Italiana, perché possono comprare una o più materie prime, fisiche o tramite contratti derivati, cioè con un’esposizione definita sintetica. Anche a leva, cioè indebitandosi e moltiplicando la scommessa al rialzo o al ribasso. Invece, gli Etf o i fondi Ucits per natura regolamentare devono garantire un certo grado di diversificazione.

Il caso del Nickel

L’esposizione a una singola materia prima accentua il rischio, che aumenta se l’investimento è tramite derivati. Le oscillazioni di alcuni Etc si sono rivelate a prova di vertigini. Il caso dei prodotti sul nickel è emblematico: l’impennata del metallo ha letteralmente congelato il mercato.

Gli Etc che puntano sul rialzo dei prezzi del Nichel hanno mostrato performance vicine al 200% in pochi giorni, prima di scendere. E pur essendo ancora lontani dal livello di partenza, il calo è stato così repentino da bruciare chi avesse cercato di inseguire il rimbalzo. Gli Etc sul petrolio a leva hanno guadagnato anche il 500% da inizio anno. Viceversa, gli Etc che puntano sul ribasso sulle materie prime hanno subìto grandi perdite. Con il mercato sull’ottovolante o addirittura bloccato, inoltre, alcuni emittenti potrebbero avere problemi a chiudere le posizioni.

Le indicazioni dei gestori

«È sempre meglio investire in Etc che hanno la materia fisica come sottostante - spiega Carlo De Luca, responsabile degli investimenti di Gamma Capital Markets -. Lo stoccaggio della merce costa, ma non espongono ai buchi finanziari dovuti alle turbolenze dei derivati. Il 18 marzo è il giorno delle tre streghe, cioè del regolamento delle opzioni e dei future e, se dovessero restare disallineamenti così ampi nei prezzi, potrebbero esserci grossi problemi per alcuni emittenti. Il mercato sotto shock è molto pericoloso, anche quando sale».

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