Metallo per l’acciaio e per le batterie

Nickel quadruplicato di prezzo in due giorni: sospesi gli scambi al Lme

Misura estrema da parte della borsa metalli, dopo che il nickel – usato nell’acciaio inox e nelle batterie – è arrivato a quotare oltre 100mila dollari per tonnellata. Ora si teme che i rifornimenti diventino ancora più difficili, dalla Russia e non solo

di Sissi Bellomo

Aggiornato l’8 marzo 2022 alle ore 15.30)

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Il prezzo del nickel quadruplica in meno di due giorni, superando 100mila dollari per tonnellata, e il London Metal Exchange (Lme) sospende le contrattazioni a tempo indefinito: una mossa che ha un solo precedente nei 145 anni di storia della borsa londinese, la maggiore piazza al mondo per i metalli non ferrosi, tra cui anche il rame e l’alluminio. Accadde nel 1985, quando vennero fermati – per ben 4 anni – gli scambi sullo stagn, in seguito al collasso dell’International Tin Council, cartello di produttori che a lungo aveva sostenuto arificialmente i prezzi.

Anche oggi siamo in una situazione eccezionale, che potrebbe avere pesanti e durature conseguenze.

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Le quotazioni di tutti i metalli non ferrosi erano già in tensione da mesi, ma con la guerra in Ucraina e le sanzioni contro la Russia – fornitore chiave soprattutto di nickel e alluminio – il rally ha guadagnato fiato e nel caso del nickel si è trasformato in una folle corsa al rialzo, di fronte alla quale le autorità di mercato e il Lme si sono ritrovati impotenti.

Di qui la decisione estrema di fermare gli scambi, alla quale la borsa si è arresa stamattina dopo che altre misure si sono rivelate inefficaci a fermare l’impennata che durante l’orario di contrattazioni asiatiche ha assunto proporzioni spaventose: in poche ore il valore del nickel è raddoppiato – dopo essere già salito del 70% nella seduta precedente – arrivando fino a un picco mai visto di 101.365 dollari per tonnellata per il contratto benchmark. Al momento della sospensione il prezzo era ridisceso intorno a 80mila dollari.

A far precipitare la situazione è stato quello che si chiama uno «squeeze»: speculatori esposti al ribasso sul nickel non riescono più a pagare gli esorbitanti margini di garanzia richiesti sulle posizioni corte, che ora sono in forte perdita. L’ultima impennata dei prezzi, riferisce Bloomberg, coinvolge due colossi cinesi: il maggior produttore di nickel del Paese asiatico,Tsingshan Holding Group, e una grande banca statale, la China Construction Bank. Quest’ultima avrebbe concesso una dilazione al gruppo metallurgico sul versamento di margini per centinaia di milioni di dollari.


«Il Lme pianificherà attivamente la riapertura del mercato del nickel e ne annuncerà le modalità il prima possibile», afferma una nota della borsa londinese. «In questo contesto il Lme prenderà anche accordi per gestire le prossime consegne di metallo».

In attesa che la situazione si assesti gli operatori – compresi i consumatori industriali –restano privi dell’unico riferimento ufficiale per i prezzi di un metallo oggi sempre più richiesto (esiste solo un altro future nel mondo, negoziato in Cina).

Il nickel è impiegato soprattutto nell’industria siderugica, per la produzione di acciaio inossidabile. Ma è anche una delle materie prime più preziose per la transizione energetica poiché è insostituibile (almeno per ora) nelle batterie usate per le auto elettriche e in altri sistemi di accumulo.

La Russia è tra i maggiori fornitori mondiali, attraverso il colosso minerario Norilsk Nickel, che lo estrae insieme al palladio: altro metallo importante per l’industria automobilistica, usato nelle marmitte catalitiche, il cui prezzo è anch’esso salito al record storico, sopra 3.400 dollari l’oncia. «Produciamo il 40% del palladio nel mondo – ricordava Anton Berlin, alto dirigente del gruppo russo, in un’intervista rilasciata a febbraio al Sole 24 Ore – Sul mercato del nickel abbiamo una quota più piccola, intorno al 12-15%, ma anche qui saliamo al 40% se si guarda al nickel di alta qualità, quello più puro, che comprende anche il metallo nelle forme utilizzate per le batterie».

Norilsk non è stata colpita dalle sanzioni occidentali e afferma che sta facendo di tutto per continuare a rifornire i clienti. Ma le esportazioni di materie prime dalla Russia oggi sono diventate molto difficili, a causa di problemi nei pagamenti e nel trasporto. E per il nickel la sospensione del contratto al London Metal Exchange potrebbe complicare ulteriormente gli approvvigionamenti.

Berlin, che guida le strategie commerciali di Norilsk, aveva detto al Sole 24 Ore di non temere le sanzioni, anche perché il nickel russo avrebbe comunque potuto raggiungere il mercato attraverso la borsa londinese, che è controllata dalla Hong Kong Exchanges and Clearing e dispone di magazzini metalli anche in Asia: «Eventuali misure non ci impedirebbero di esportare verso i magazzini Lme nel mondo, il metallo in transito o nei magazzini di borsa non violerebbe alcuna sanzione».

(pezzo aggiornato e corretto per richiamare il precedente della crisi dello stagno nel 1985)


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