Fca-Renault, sul tavolo le condizioni per ripartire: quote di Parigi e Nissan
di Marigia Mangano
3' min read
3' min read
Nuovi equilibri azionari e un impegno dello Stato francese, che attualmente è socio al 15% di Renault, ad alleggerire progressivamente il peso (e la sua influenza) nel futuro assetto del terzo gruppo mondiale di autovetture. Sembra ruotare intorno a queste due condizioni il canale riaperto tra Fca e Renault per riportare di attualità il progetto di fusione tra i due gruppi, un progetto tramontato la scorsa settimana a causa delle pressioni del Governo francese e che ancora non è chiaro in che tempi e in quali termini potrà essere ridefinito.
GUARDA IL VIDEO / Fca-Renault, ecco perché è saltato l'accordo sulla fusione
Un dialogo dominato in questa nuova fase dalla figura di Dominique Senard, presidente di Renault . Proprio il manager francese nel corso dell’avvio dei negoziati era stato garante di due snodi cruciali: l’appoggio del Governo francese e l’impossibilità da parte di Nissan di porre alcun veto alla fusione sulla base di quanto stabilito nel trattato dell’Alleanza.
Non è stato così. Perché lo Stato ha progressivamente aumentato le richieste e le garanzie ma soprattutto ha ribaltato la posizione di Nissan, da socio che non poteva altro che prendere atto (in base ai suoi poteri di governance) della fusione Fca Renault a interlocutore attivo del tavolo negoziale. Un cambio di marcia improvviso dettato anche da variabili esterne. Perché seppur non diretti interessati, ci sono diversi protagonisti del settore auto che rischiano di perdere importanti quote di mercato se il matrimonio Fca Renault dovesse andare in porto: dalla Psa di Carlos Tavares , partecipata dallo stesso Stato francese al 15%, alla giapponese Toyota.
In questo puzzle assai complesso Senard sembra essere ora pronto a giocarsi la partita fino in fondo. Il duro attacco politico fatto dal palcoscenico degli azionisti di Renault qualche giorno fa è apparso a diversi osservatori come una sorta di ultimatum a Le Maire e Macron: sfiducia immediata o mandato a dar vita a un progetto che lui stesso ha definito “eccezionale”. Cioè la fusione con Fca, per l’appunto.


