Tlc

Fibercop, con i sindacati intesa fino a 1.800 uscite

Le uscite sono volontarie e l’obiettivo della società è di arrivare a quota 1.300. Per i lvoratori è previsto uno scivolo di cinque anni per raggiungre la pensione

di Andrea Biondi

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Accordo siglato fra Fibercop e i sindacati di categoria delle Tlc. La società - con in pancia la rete fissa di Tim, ceduta alla cordata guidata dal fondo americano Kkr, e che conta attualmente poco meno di 20mila dipendenti - ha chiuso il cerchio con le organizzazioni dei lavoratori sottoscrivendo un’intesa con la quale si dà l’ok a un numero di uscite volontarie pari a 1.800. Questo il numero massimo, ma l’azienda presieduta da Massimo Sarmi e guidata dall’ad Luigi Ferraris, si è posta come obiettivo quello di arrivare a 1.300 uscite volontarie, consentendo uno scivolo di cinque anni per raggiungere la pensione.

Si tratta del ricorso all’articolo 4 della Legge Fornero che negli anni è stato stabilmente effettuato da grandi aziende, anche a partecipazione pubblica quali Enel, Eni, Terna e Leonardo. Per Fibercop, nata dall’operazione di separazione della rete Tim che si è conclusa fattivamente lo scorso 1° luglio, si tratta del primo accordo in assoluto della sua storia (avendo solo tre mesi di vita) e, a quanto verificato dal Sole 24 Ore, senza intoppi con il mondo sindacale che invece avrebbe guardato con favore anche per dare la possibilità di scivoli alla pensione a chi avrebbe voluto già da tempo, ma poi è rimasto frenato nella procedura che ha portato alla divisione fra Tim e Fibercop.

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Le tempistiche dell’accordo

Nel dettaglio l’intesa è stata, come detto, siglata per un massimo di 1.800 uscite volontarie di personale che maturi i requisiti per la pensione di vecchiaia, o anticipata, entro il 28 febbraio 2030. Oggi partiranno le comunicazioni ai dipendenti mentre al 13 ottobre è fissata la scadenza per l’adesione volontaria. La risposta certificata da parte di Inps e la gestione dei colloqui individuali per gli interessati sono previste nel mese di dicembre. L’uscita del personale dovrebbe così avvenire, stando ai piani, a fine febbraio del prossimo anno.

Queste le tempistiche dell’accordo, con le organizzazioni sindacali firmatarie - Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil, Ugl Telecomunicazioni e le Rsu - che hanno già affermato di aver legato la trattativa (e le uscite volontarie) a un piano industriale di sviluppo che l’azienda sta ultimando e che dovrebbe arrivare per fine anno o, al più tardi, per i primi mesi del 2025. Oltre all’isopensione l’accordo siglato ieri ha al centro anche il premio di produttività. La prima parte, infatti, è stata pagata da Tim; la seconda spetterebbe a Fibercop e si parla di 1.450 euro parametrati al quinto livello.

L’impegno per completare lo sviluppo della rete in fibra ottica entro giugno 2026

Si conclude così un passaggio che segna, dal punto di vista dei rapporti sindacali, l’inizio del percorso per una Fibercop impegnata a completare lo sviluppo della rete in fibra ottica entro giugno 2026, come da obiettivi fissati dal Pnrr, in sette lotti in Italia, con altri 8 affidati a Open Fiber. Il piano di investimenti di Fibercop per il pieno deployment della fibra prevede circa 8 miliardi di euro al 2026 destinati all’intero territorio nazionale per fornire le stesse condizioni di accesso alla tecnologia più avanzata a tutti gli italiani. Già nel secondo semestre del 2024, l’impegno finanziario per accelerare la posa della fibra dalla società è stato dichiarato ammontare a 1,4 miliardi di euro.

Oggi l’età media del personale della società della rete - è uno dei dati condivisi durante i colloqui fra azienda e sindacati - è superiore ai 53 anni. Più alta di altri operatori del settore. Inoltre, il progressivo decommissioning del rame con la sostituzione della fibra (piano già avviato da Tim e finanziato in parte anche da fondi del Pnrr) genererà una riduzione negli interventi di manutenzione diretta sulle linee e quindi minore impiego diretto di personale.

Da qui l’adozione di politiche per facilitare il turnover generazionale anche attraverso strumenti volontari di phase out. In questo quadro va detto che sia le organizzazioni sindacali di categoria sia i lavoratori hanno dimostrato, in passato, un forte interesse nel poter aderire allo strumento dell’isopensione, più volte utilizzato da Tim negli ultimi 10 anni tanto che, a fare due conti, fra il 2015 e il 2023 sono stati sottoscritti ben sette accordi sindacali che hanno dato l’opportunità a oltre 16mila dipendenti di scegliere questo percorso.

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