“L’uomo nel bosco”, una curiosa commedia nera dai toni surreali
Arriva nelle sale il nuovo film di Alain Guiraudie, regista francese che non lascia mai indifferenti. Tra le novità anche “Oh, Canada” di Paul Schrader
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Quando ci si trova davanti a un film di Alain Guiraudie non si sa mai cosa aspettarsi: regista tra i più sovversivi e anarchici del cinema contemporaneo, l’autore francese è tornato dietro la macchina da presa per “L’uomo nel bosco”, uno dei titoli più attesi del weekend in sala.
Protagonista è Jérémie, trentenne che vive a Tolosa e torna nel paesino dove è cresciuto per partecipare al funerale del titolare della panetteria locale a cui era molto legato. Quando decide di fermarsi qualche giorno in più per stare vicino a Martine, la vedova del panettiere, non immagina che ben presto si troverà al centro di una serie di eventi del tutto inaspettati.
Bastano poche sequenze per capire che quello che sembra un lungometraggio semplice e lineare è in realtà una pellicola senza dubbio curiosa e dai toni surreali, in cui tutte le presunte certezze del pubblico vengono smontate una dopo l’altra nel corso dei minuti che compongono questa visione.
Presentato al Festival di Cannes 2024 nella sezione Cannes Première, “L’uomo nel bosco” è un film che parla di tematiche estremamente tragiche – dall’elaborazione del lutto alla solitudine – ma lo fa con toni sempre surreali, dando vita a una sorta di commedia nera che può richiamare il cinema di Claude Chabrol.
Jérémie sembra fungere da surrogato dell’assenza del panettiere defunto, mentre intorno a lui si muovono personaggi vittime di paure e desideri sempre più spinti: è come se il protagonista fungesse da catalizzatore di certe tensioni presenti nel villaggio, pronte a scoppiare proprio in relazione al suo ritorno in paese.


