I film del fine settimana

“Emilia Pérez”, un musical doloroso e commovente

Nelle sale il nuovo lungometraggio di Jacques Audiard, uno dei film più toccanti degli ultimi mesi. Tra le novità anche “Here” di Robert Zemeckis

di Andrea Chimento

Una scena tratta dal film «Emilia Perez»

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Emozioni forti nel weekend in sala con “Emilia Pérez” di Jacques Audiard e “Here” di Robert Zemeckis, due film toccanti che sono i grandi protagonisti tra le novità al cinema della settimana.

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Presentato in concorso al Festival di Cannes 2024, dove ha vinto un premio collettivo per il suo cast femminile, “Emilia Pérez” ha poi ottenuto numerosi altri riconoscimenti, tra cui quattro Golden Globe per il miglior film nel gruppo commedie e musical, il miglior film di lingua non inglese, la miglior canzone originale e la miglior attrice non protagonista (Zoe Saldaña).

Al centro della trama ci sono due personaggi: Rita, praticante di uno studio legale di Città del Messico, e Manitas Del Monte, temuto boss dei cartelli della droga che chiede aiuto alla stessa Rita per un motivo decisamente inatteso. L’uomo vorrebbe sottoporsi a un intervento chirurgico per il cambiamento di sesso e diventare così la donna che ha sempre voluto essere. In questo modo non solo eluderà le autorità, ma potrà vivere finalmente la sua vita con il genere a cui si è sempre sentito di appartenere.

Sorprendente fin dal soggetto di partenza, “Emilia Pérez” è un film doloroso e ricco di suggestioni, capace di mescolare con grande equilibrio diversi generi, dal melodramma al gangster-movie, passando per il musical.

“Emilia Pérez” e gli altri film della settimana

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Sono infatti le canzoni a dettare i vari passaggi della sceneggiatura in questa pellicola che ha proprio nella splendida colonna sonora (composta da Clément Ducol e dalla celebre cantante francese Camille) il suo grande valore aggiunto. Il regista Jacques Audiard, che ha contribuito a scrivere i testi, firma il suo primo film in lingua spagnola, dando vita a una pellicola indubbiamente originale e diversa dalle sue precedenti, ma in cui si ritrovano l’attenzione stilistica e la forza drammaturgica dei suoi lavori migliori: “Tutti i battiti del mio cuore” (2005) e “Il profeta” (2009), su tutti.

Visto il tema di partenza e la componente musicale, i rischi erano altissimi nel realizzare un’operazione come questa, anche perché Audiard gioca con il kitsch in diversi passaggi, richiamando persino le telenovelas messicane.

Nonostante la complessità degli spunti proposti, “Emilia Pérez” è un film che riesce a trattare tematiche non semplici con grande coraggio ma anche con grande delicatezza, unendo passaggi di grande umanità a una resa estetica fiammeggiante e volutamente sopra le righe.

La sceneggiatura, tratta dall’omonimo libretto teatrale dello stesso regista, che a sua volta prende ispirazione dal romanzo “Écoute” (2018) di Boris Razon, è incisiva, grazie a personaggi scritti benissimo e a un cast capace di interpretarli al meglio.

Straordinaria la protagonista Karla Sofía Gascón, ma è pienamente all’altezza Zoe Saldaña in uno dei ruoli più intensi della sua carriera.

Here

Riesce a toccare corde profonde anche “Here”, nuova pellicola di Robert Zemeckis, con protagonisti Tom Hanks e Robin Wright.

I due interpretano la coppia al centro di un film in cui la vera protagonista è… una stanza: uno spazio in cui passano la maggior parte della loro vita, ma che è stata in passato anche un luogo fondamentale per la storia americana, prima che quella casa in cui abitano venisse costruita.

C’è una prospettiva fissa alla base di “Here”, film tratto dall’omonima e sorprendente graphic novel del 2014 di Richard McGuire. Il punto di vista sulla stanza protagonista del film è sempre lo stesso, fatta eccezione per un solo movimento della cinepresa che arriva direttamente con la conclusione.

In questa inquadratura fissa, statica e dinamica allo stesso tempo, si affastellano riquadri che ci fanno viaggiare nel tempo, partendo dai dinosauri fino ad arrivare al nostro presente.

Attraverso l’uso dell’intelligenza artificiale, Zemeckis lavora sull’effetto del de-aging, quel ringiovanimento digitale che diviene una chiave tanto formale quanto contenutistica di questo film. Il regista americano, classe 1952, dimostra ancora una volta la sua attenzione per l’innovazione tecnologica, ragionando così sulle tecniche più moderne.

Il gioco narrativo alla base della visione ha qualche momento un po’ troppo macchinoso, ma quando in scena c’è la coppia Hanks-Wright tutto diventa fluido e appassionante: i due erano già protagonisti di un altro cult di Zemeckis come “Forrest Gump” e rivederli insieme non può che far piacere ai fan del regista. Bravissimi, i due interpreti regalano una scena finale davvero commovente e indimenticabile.

Il copione è stato scritto da Zemeckis insieme a Eric Roth, non a caso uno dei due sceneggiatori (insieme a Winston Groom) del già citato “Forrest Gump”, un film che può venire in mente diverse volte durante la visione di “Here”.


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