Tra emancipazione digitale e difesa dei diritti
di Paolo Benanti
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Il terzo è il migliore: arriva nelle sale “Dreams”, ultimo capitolo della trilogia del norvegese Dag Johan Haugerud, iniziata con “Sex” e proseguita con “Love”.
È un terzetto di film che si collegano a livello concettuale, filosofico e stilistico, attraverso personaggi diversi che ragionano su tematiche fondamentali a livello esistenziale.
Vincitore dell’Orso d’oro alla Berlinale di quest’anno, “Dreams” è l’apice di un progetto indubbiamente interessante, in cui il regista norvegese ha mostrato il suo talento, soprattutto in fase di scrittura.
La protagonista di questo nuovo lungometraggio è Johanne, ragazza di diciassette anni che si innamora della sua insegnante: nel tentativo di catturare ogni momento di questa nuova passione ancora tutta da capire, decide di scrivere una sorta di diario in cui racconta le sensazioni che sta provando. Quando sua madre e sua nonna scoprono ciò che prova, lo shock iniziale lascia presto spazio a una profonda ammirazione nei confronti della sua scrittura, così intima e sincera.
Come “Sex” e “Love”, Haugerud punta tantissimo sui dialoghi e, nonostante la sua messinscena possa risultare abbastanza scolastica, riesce a toccare corde profonde e a regalare più di un’emozione.