I film del fine settimana

“Dreams”, l’Orso d’oro arriva nelle sale italiane

Protagonista al cinema questa settimana è il film norvegese che ha conquistato il riconoscimento più importante alla Berlinale di quest’anno

di Andrea Chimento

3' min read

3' min read

Il terzo è il migliore: arriva nelle sale “Dreams”, ultimo capitolo della trilogia del norvegese Dag Johan Haugerud, iniziata con “Sex” e proseguita con “Love”.

È un terzetto di film che si collegano a livello concettuale, filosofico e stilistico, attraverso personaggi diversi che ragionano su tematiche fondamentali a livello esistenziale.

Loading...

Vincitore dell’Orso d’oro alla Berlinale di quest’anno, “Dreams” è l’apice di un progetto indubbiamente interessante, in cui il regista norvegese ha mostrato il suo talento, soprattutto in fase di scrittura.

La protagonista di questo nuovo lungometraggio è Johanne, ragazza di diciassette anni che si innamora della sua insegnante: nel tentativo di catturare ogni momento di questa nuova passione ancora tutta da capire, decide di scrivere una sorta di diario in cui racconta le sensazioni che sta provando. Quando sua madre e sua nonna scoprono ciò che prova, lo shock iniziale lascia presto spazio a una profonda ammirazione nei confronti della sua scrittura, così intima e sincera.

Come “Sex” e “Love”, Haugerud punta tantissimo sui dialoghi e, nonostante la sua messinscena possa risultare abbastanza scolastica, riesce a toccare corde profonde e a regalare più di un’emozione.

Colpisce soprattutto il delicato uso che viene fatto della voce narrante nella prima parte della pellicola: è come se anche noi spettatori fossimo i lettori delle testimonianze della protagonista. È la stessa Johanne a descriverci le emozioni che sta provando di fronte a quel suo primo amore: mentre la ascoltiamo, vediamo riflesso sul suo volto ciò che ci sta raccontando e riusciamo così a empatizzare fortemente con quell’esperienza tanto nuova e così intensa.

Ottima costruzione dei personaggi

Oltre alla giovane protagonista, colpisce la costruzione dei personaggi della madre e della nonna di lei, due figure che, scoprendo quanto avvenuto a Johanne, riflettono sia sulla nascita di una passione così forte come quella che lei descrive, sia sul talento letterario della ragazza e su come il suo diario possa diventare una pubblicazione a tutti gli effetti.

Col passare dei minuti il focus del discorso si sposta sempre più verso un ragionamento sul sottile confine tra realtà e finzione: la madre chiede ripetutamente a Johanne se ciò che ha scritto è avvenuto davvero, prima di avere un confronto decisivo con quell’insegnante che ha fatto nascere la prima infatuazione in sua figlia.

Delicato ed essenziale, “Dreams” ha qualche passaggio meno riuscito di altri, ma per l’intera visione rimane alta la capacità di coinvolgere il pubblico in maniera intelligente, approdando poi a una conclusione incisiva e capace di lasciare ulteriori spunti allo spettatore.

Hokage – Ombra di fuoco

Al cinema questa settimana arriva anche “Hokage – Ombra di fuoco”, film presentato alla Mostra del Cinema di Venezia 2023 e diretto da Shin’ya Tsukamoto, uno dei più grandi registi del cinema giapponese contemporaneo.

Il film è ambientato in un mercato nero che ricomincia a prendere vita dopo la devastazione della Seconda guerra mondiale: in un piccolo ristorante giapponese quasi completamente distrutto dal fuoco, una donna si guadagna da vivere vendendo il proprio corpo. Un orfano di guerra entra furtivamente nella casa di lei per rubare, mentre un giovane soldato arriva come cliente: i tre inizieranno una strana vita insieme che, però, non potrà durare troppo a lungo.

Tsukamoto torna sul tema del conflitto bellico dopo “Fires on the Plain” (2014) per dare vita a un lungometraggio che parla di traumi, desideri di vendetta, ombre che si annidano all’interno della mente di chi è riuscito, nonostante tutto, a sopravvivere a ciò che è successo.

Fin dai primi minuti, il regista giapponese ci trasporta in un piccolo spazio claustrofobico e inquietante, segnato dalla disperazione di una donna costretta a prostituirsi e mostrato da Tsukamoto con il suo classico stile dinamico e le scelte fotografiche che l’hanno reso grande in pellicole come “A Snake of June” (2002) e “Vital” (2004). All’interno di una pellicola tanto dura, c’è uno spiraglio di speranza rappresentato per la protagonista dal piccolo orfano di cui può prendersi cura: il bambino partirà per un viaggio che darà vita a un’altra parte della pellicola, decisamente diversa per ambientazione e scelte narrativa.

Il passaggio tra i vari capitoli di questa storia è fin troppo netto e si ha quasi l’impressione di assistere a due film diversi, seppur Tsukamoto faccia rientrare tutte le azioni in un contesto coerente, nel quale si conferma particolarmente bravo a dirigere e raccontare i bambini.

Con l’approssimarsi della conclusione “Shadow of Fire” sembra perdere un po’ di ritmo, ma la causa sta soprattutto nella sua partenza fortissima, ricca di sequenze iniziali estremamente coinvolgenti nella loro durezza.

Copyright reserved ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti