L’intervista

Flynn (GS): «Sull'azionario serve pazienza, per gli alternativi è la grande occasione»

Meena Flynn, co-head del Global private wealth management di Goldman Sachs, è responsabile della divisione che gestisce circa un trilione di asset e vale il 10% dell'utile netto di gruppo

di Marco Ferrando

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«Appena un po' di pazienza in più sull'azionario, maggiore esposizione sull'obbligazionario e soprattutto gli alternativi: sono un'opportunità d'investimento straordinaria in un momento come quello attuale». Meena Flynn, 46 anni, co head del Global Private Wealth management di Goldman Sachs, è considerata una delle cento donne più influenti della finanza americana: debutto in JP Morgan pochi anni dopo che un infortunio interrompe bruscamente la carriera da ginnasta, l'anno dopo entra in Goldman e dal 2014 ne diventa partner. A fine 2020 diventa co responsabile della divisione che gestisce circa un trilione di asset dei clienti e vale il 10% dell'utile netto della banca americana, e tra gli altri incarichi ha anche la co presidenza del Comitato per la “Global Inclusion and Diversity” della banca. Il Sole 24 Ore l'ha incontrata a Milano, in occasione del suo ultimo viaggio in Italia.

Il suo lavoro è quello di suggerire ai grandi clienti come investire i loro patrimoni. Visto il quadro di incertezza senza precedenti, sono cambiate le loro aspettative?

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No, anzi; il focus primario della nostra clientela è quello di preservare la propria ricchezza, e questo pertanto è una nostra priorità soprattutto in un momento come questo.

Meno rischi portano a meno ritorni: a quali ritorni è ragionevole ambire, in questa fase?

Le aspettative di rendimento, gli obiettivi di investimento e la propensione al rischio cambiano da cliente a cliente , ma quello che posso dirle è che per un cliente con un rischio moderato all'interno del proprio portafoglio, ci aspettiamo per quest'anno un ritorno che si aggira attorno al 5%, naturalmente al netto dell'inflazione.

Recessione sì, recessione no: da mesi dentro e fuori dai mercati non si parla d'altro.

Dalle nostre evidenze le probabilità che l'economia vada o no verso la recessione sono alla pari, ma quello che ricordiamo ai nostri clienti è che la recessione è già stata prezzata lo scorso anno: per questo in ogni caso non crediamo che si debba diminuire le proprie posizioni perché è poi molto difficile, se non impossibile, individuare il corretto timing per rientrare.

Vale anche per l'equity? Gli indicatori sono contrastanti.

Assolutamente. Unica cosa, a causa del perdurare dell'incertezza a livello economico e geopolitico, noi consigliamo di prendere in considerazione un periodo d'investimento più lungo e investire in maniera incrementale il capitale in un arco temporale di 6-12 mesi. Per quanto riguarda gli investimenti obbligazionari, raccomandiamo ai clienti di mantenere la loro duration strategica target.

Poi ci sono gli alternativi: che spazio meritano?

Per noi rappresentano, a maggior ragione adesso, un'opportunità straordinaria di diversificazione del portafoglio e con costante sovraperformance storica rispetto ai rendimenti dei mercati pubblici. I nostri clienti, che hanno orizzonti temporali multi-generazionali, sono in grado di capitalizzare il premio di illiquidità. L'allocazione target dei nostri clienti si aggira attorno al 25% del portafoglio, mentre nei family office più grandi è attorno al 45%. Nella costruzione di portafogli alternativi, consigliamo ai clienti di diversificare l'investimento in vintage diversi.

La crisi bancaria partita con Silicon Valley Bank però è stata proprio innescata da investimenti illiquidi.

Quanto è successo a Svb va mantenuto separato dalle analisi sui mercati degli alternativi. È un problema che riguarda le banche regionali, dove ora ci aspettiamo un consolidamento che porterà a requisiti patrimoniali più elevati.

Quindi la fiducia sugli alternativi resta immutata?

Assolutamente. Goldman investe in alternativi dagli anni '80, e dagli anni '90 lo facciamo insieme ai nostri clienti. Una delle forze della banca è costituita dall'expertise consolidata del suo team, costruita attraverso relazioni di lunga durata. Persone come Alberto Cirillo, che guida l'attività italiana di Private Wealth sono con noi da 25 anni e in media la nostra clientela è con noi da più di dieci anni: questo permette ai professionisti di accompagnare la clientela lungo diversi cicli economici.

Ma perché oggi ha più senso investire sugli alternativi che in altri momenti?

Perché sta succedendo questo: molti istituzionali si trovano a non poter andare oltre alla percentuale di alternativi sul portafoglio totale, e alla luce dei trend su equity e debito tradizionali che stanno sottoperformando, la quota di alternativi sta salendo; di conseguenza queste istituzioni sono ora sovra-allocate. È andata bene per un certo periodo di tempo, ma adesso i comitati di investimento stanno suggerendo di rientrare nelle soglie. Risultato: i nostri clienti hanno la possibilità di comprare sul secondario a sconto.

In effetti c'è chi ha calcolato uno sconto medio del 20%, ma che può arrivare anche al 40%, rispetto a pochi mesi fa. Ma sul venture, invece, vediamo qualche segnale di preoccupazione in più.

Nel venture capital stiamo vedendo molta più disciplina e focus sull'execution, le aziende che riescono a crescere in questo contesto e a diventare redditizie possono diventare molto forti.

All'interno dei family office sempre più donne cominciano ad avere dei ruoli chiave: notate una differenza nell'approccio all'investimento?

Sarebbe meglio dire che le donne sono più consapevoli del rischio – fanno più domande, vogliono capire il rischio, ma non hanno una tolleranza minore. E poi, le donne tendono a porre l'attenzione sulla S di ESG e guardano con interesse a soluzioni d'investimento che rientrino nello spettro sociale.

Ad esempio?

La salute e la formazione sono solo due esempi: in tutti settori, fare investimenti che non impongono una scelta tra il ritorno dell'investimento e la componente Esg.

Una visione che può diventare mainstream?

Lo diranno i fatti. Per ora, negli ultimi 5 anni abbiamo visto un numero più alto di donne creare ricchezza, prendere le decisioni finanziarie per il proprio nucleo famigliare, e un maggior numero di donne ereditare ricchezza. Su questo ultimo punto, una ricerca di McKinsey osserva che le donne tendono a sposare uomini due anni più grandi di loro e vivere mediamente cinque anni in più rispetto ai loro partner. Il primo grande shift riguarda quindi lo spostamento della ricchezza dagli uomini alle donne.

In questi giorni è in Italia: quali obiettivi vi siete dati?

L'Italia è il mercato più grande per GS PWM nel continente europeo, e continua a crescere. È tra i primi 10 mercati per gli Ultra High Net-worth Individuals.

Sul Sole abbiamo recentemente pubblicato uno studio di Pictet con il Politecnico di Milano da cui è emerso che negli ultimi 10 anni la cessione di tutte o parte di aziende familiari, ha liberato 300 miliardi di investimenti…

Tra le ragioni per cui l'Italia ci piace è proprio perché si tratta di uno dei maggiori Paesi per imprese familiari. E poi perché è caratterizzata da una situazione economica stabile ed in crescita. Un contesto che si sposa perfettamente con il nostro obiettivo, che è quello di lavorare con i nostri clienti per generazioni, tramite la costruzione di relazioni durature e di fiducia che si mantengono negli anni, e che favoriscono un successo condiviso che dura nel tempo.

L'integrazione tra Ubs e Credit Suisse aprirà nuovi spazi di mercato?

I clienti che vogliono avere una relazione in Svizzera, ne avranno una, invece che due. Detto questo, Il mercato è frammentato a livello globale: con l'aggregazione ci potrebbe essere più allocazione per le banche globali.

Ma la Svizzera è ancora un brand?

Per i clienti l'idea di avere capitali in Svizzera genera ancora un certo livello di comfort. Ma c'è un trend ancora più rilevante: ormai tutti i grandi clienti tendono a voler allocare il proprio capitale in parte nel loro paese e in parte altrove, in una ricerca di diversificazione. La Svizzera è uno dei beneficiari di questo trend, ma sono rilevanti anche altri Paesi.

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