La guerra in Iran avvicina la Thailandia all’orbita della Russia
dal nostro corrispondente Marco Masciaga
di Gianluca Di Donfrancesco
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«Il debito di Governi, famiglie e società non finanziarie ha raggiunto i 226mila miliardi di dollari nel 2020, 27mila miliardi sopra il livello del 2019: è di gran lunga l’aumento più grande mai registrato»: le cifre fornite da Vitor Gaspar, direttore del Dipartimento affari fiscali dell’Fmi, sono uno dei tanti modi di misurare gli effetti della crisi del Covid-19 e le cicatrici che ha lasciato sull’economia mondiale.
Ha fatto più debito chi ne aveva la possibilità: economie avanzate e Cina insieme hanno contribuito «per oltre il 90%» all’aumento record, ha spiegato Gaspar, nella presentazione del Fiscal Monitor, il 13 ottobre. Emergenti e Paesi a basso reddito pesano solo per il 7%.
È il «Grande divario finanziario», come lo ha chiamato Gaspar. Una gran parte di quel debito è stato generato dalle massicce misure di sostegno varate nei Paesi più ricchi. La diversa capacità di reazione, nei sistemi sanitari, nelle vaccinazioni come negli aiuti economici a persone e imprese e nei sistemi di credito, si traduce ora in una ripresa sempre più diseguale: le economie avanzate torneranno sul trend di crescita pre-pandemico già quest’anno. Per molte altre nazioni, serviranno anni.
L’aumento del debito pubblico nel 2020 «è stato pienamente giustificato dalla necessità di rispondere al Covid-19 e alle sue conseguenze economiche, sociali e finanziarie», afferma l’Fmi. La maggior parte dei 16.900 miliardi di dollari di misure annunciate per combattere la pandemia scadranno quest’anno. Continueranno però a produrre effetti positivi: solo le manovre messe in campo da Washington (con l’American Families Plan e l’American Jobs Plan) e da Bruxelles (con il NextGenerationEu) potrebbero aggiungere al Pil globale circa 4.600 miliardi di dollari tra il 2021 e il 2026, secondo i calcoli del Fondo.
Dopo il balzo del 2020, il debito pubblico in rapporto al Pil si è stabilizzato nel 2021, grazie soprattutto alla ripresa economica. Resterà, però, su livelli superiori a quelli previsti prima della pandemia, attestandosi poco sotto il 100 per cento.