Mali, giunta e mercenari russi in bilico dopo il maxi-attacco di Jnim e ribelli
dal nostro corrispondente Alberto Magnani
di Gianluca Di Donfrancesco
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La ripresa dell’economia mondiale ha riportato il Pil oltre il livello pre-Covid. Le ferite della crisi sono però ancora aperte: a metà del 2021, la produzione mondiale era del 3,5% più bassa rispetto alle stime precedenti alla pandemia. Secondo i calcoli dell’Ocse (l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), il gap equivale a 4.500 miliardi di dollari in meno rispetto al potenziale (a prezzi 2015 a parità di potere d’acquisto), se cioè non ci fosse stato il Covid-19. Vale a dire «un anno di crescita dell’economia mondiale, in condizioni normali», sempre secondo l’Ocse, che martedì 21 settembre ha presentato il suo Interim Economic Outlook.
«Il mondo sta attraversando una ripresa vigorosa grazie alle misure decisive assunte dai Governi nel momento più acuto della crisi. Ma come osservato per la distribuzione dei vaccini, i progressi sono diseguali. Affinché la ripresa sia sostenuta e generalizzata, bisogna agire su più fronti, dai programmi di vaccinazione in tutti i Paesi a strategie concertate di investimento pubblico», ha affermato il segretario generale dell’Ocse, Mathias Cormann, durante la presentazione del report.
Nel 2021, i rimbalzi più forti sono quelli messi a segno dai Paesi che più hanno sofferto le conseguenze economiche della pandemia. Così, l’Italia, che nel 2020 aveva visto il Pil arretrare dell’8,9% (secondo i dati Ocse), quest’anno dovrebbe mettere a segno una crescita che sfiora il 6%. Nel 2022, il passo si assesterà attorno al 4%.
Forte rimbalzo anche per l’altra economia dell’euro messa in ginocchio dalla crisi, la Spagna, che archivia la recessione del 10,8% nel 2020, per avviarsi a una crescita del 6,8% quest’anno e del 6,6% il prossimo.
Traiettoria analoga per il Regno Unito, impegnato anche sul fronte della Brexit: l’economia passa dal -9,8% del 2020 al +6,7% nel 2021.