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Formaggi Valtellina: continua la crescita del Casera, ma frena il Bitto

I dati del Consorzio: in 5 anni il valore alla produzione cresciuto del 18%, ma se si considera solo il Casera il balzo è del 32% (+2,3% nel 2023). Fatturato da 13,7 milioni. In difficoltà il Bitto, una produzione difficile che aumenta l’attenzione sulla qualità Dop.

di Emiliano Sgambato

Forme di Bitto Dop in stagionatura

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Il Casera Dop continua a crescere, mentre a soffrire è il “più prezioso Bitto”, condizionato da difficili condizioni di produzione in alpeggio e per cui si punta ad aumentare ulteriormente i livelli di qualità.
Secondo i dati diffusi dal Consorzio di tutela, in cinque anni i due formaggi simbolo della Valtellina hanno complessivamente messo a segno un +18,2% per quel che riguarda il valore alla produzione e un +13% a valore al consumo. Il fatturato dei due formaggi si attesta a 13,7 milioni di euro, con un valore al consumo di 26,2 milioni.

Se si guardano i due formaggi separatamente emergono però tendenze differenti. Nel 2023 la produzione di Valtellina Casera si è attestata a 15.236 quintali (+2,3% sul 2022) pari a 11,8 milioni di euro a valore (+2,3% a valore che porta la crescita in 5 anni oltre il 30% a fronte di una crescita del 10,2% in quantità).

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I numeri del Bitto invece vedono una importante contrazione dei volumi produttivi ( -22% sul 2022) e di conseguenza del fatturato (-21,7%). Tuttavia è fondamentale l’aumento di redditività, comunicano dal Consorzio, secondo cui «per il Bitto la campagna di valorizzazione ha permesso un forte innalzamento della qualità delle oltre 12.430 forme marchiate con la Dop, superiori quest’anno di quasi 3 punti percentuali rispetto alla media qualitativa 2022. A questi si abbina una maggiore remuneratività del prodotto, pagato l’1,6% in più rispetto allo scorso anno».

«Le campagne di comunicazione, accompagnate da una crescente sinergia tra produttori e stakeholder del territorio, hanno portato i frutti sperati – commenta il presidente del Consorzio di Tutela Valtellina Casera e Bitto (Ctcb), Marco Deghi –. Agli eccellenti risultati raggiunti dal Valtellina Casera in termini di fatturato e di produttività si aggiungono quelli realizzati attraverso la campagna di valorizzazione del Bitto, a cui hanno aderito all’unanimità tutti i soci».

Il Bitto, sottolineano dal Consorzio, «è un formaggio eccellente, la cui produzione è in contrazione (-39% in cinque anni), per le difficoltà insite nella lavorazione (caratteristiche peculiari del formaggio sono la transumanza e lavorazione in loco in alpeggio, entro un’ora dalla mungitura) e in parte per le difficoltà di passaggio generazionale. A ciò si affiancano annate difficili come quella 2022, caratterizzate da una forte siccità, che ha influito negativamente sulla produzione in termini quantitativi».

«Il nostro intento – ha dichiarato Deghi – è continuare a tutelare e valorizzare un formaggio eroico, che conta purtroppo sempre meno produttori (47 gli alpeggiatori, a fronte di 56 nel 2018). Anche per questo, con il Ctcb abbiamo attuato un programma di sostegno, con un tecnico esperto in alpeggio a disposizione di tutti i nostri soci, che supporti il produttore in tutte le fasi di produzione, dalla mungitura in loco alla stagionatura del formaggio, per ottenere il prodotto migliore e il più remunerativo possibile. Continueremo a perseguire la strada della qualità che è l’unico strumento per continuare a far vivere la tradizione di questo formaggio di montagna unico. Strumenti chiave sono anche le iniziative di promozione per valorizzare il prodotto presso i consumatori».


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