Lattiero caseario

I formaggi battono l’inflazione: giro d’affari a quota 13 miliardi

Spinta dalle esportazioni che sono cresciute dell’8,4% nonostante secondo Assolatte le imprese del settore siano penalizzate da quotazioni del latte superiori del 20% rispetto alla media Ue

di Giorgio dell'Orefice

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Il 2023 è stato un anno molto positivo per i formaggi made in Italy, che si sono dimostrati più forti dell’inflazione (che pure ha penalizzato le vendite su alcuni mercati) e dell’incremento dei costi delle materie prime. Il fatturato del settore caseario dovrebbe infatti superare il nuovo record dei 13 miliardi di euro: 8 miliardi in Italia e 5 realizzati all’estero.

Performance positive determinate in particolare dall’export che ha consentito di compensare il rallentamento dei consumi interni. Sul fronte delle esportazioni, inoltre, l’ottimo trend di vendita sul mercato europeo ha consentito di ribaltare il ritmo di crescita più lento registrato Oltreoceano e la vera e propria battuta d’arresto che si è verificata sui mercati asiatici dove le spedizioni di formaggi made in Italy sono state penalizzate dal cambio euro/yen.

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Stabile la produzione di latte ma più formaggio

È quanto emerge dai dati elaborati per Food24 da Assolatte, secondo cui la produzione complessiva di latte in Italia si è confermata sui livelli dell’anno precedente a quota 13 milioni di tonnellate, in leggero calo (200mila tonnellate in meno) rispetto al 2022. Una flessione più che compensata in Europa dalla maggiore produzione di Olanda, Germania e Polonia che ha portato la disponibilità di latte Ue a registrare un incremento dello 0,6 per cento. In Italia la produzione è sempre più concentrata in Lombardia, unica regione a riportare un segno più (+1 per cento).

«In crescita – spiegano ad Assolatte – la produzione casearia che ha superato quota 1,2 milioni di tonnellate di formaggi di latte bovino (in aumento dell’1% rispetto al 2022) che diventano 1,33 milioni aggiungendo anche le produzioni bufaline, ovine e caprine. Di queste 600mila tonnellate sono esportate. Numeri che confermano l’Italia al terzo posto tra i principali produttori europei alle spalle di Germania (+1,4%) e Francia (la cui produzione è invece calata dello 0,4 per cento)».

Tra Dop, innovazione e inflazione

Da sottolineare tra i trend del settore caseario del 2023 la ripresa messa a segno dalle principali Dop che invece avevano fatto segnare nel 2022 più di una contrazione. Sugli scudi in particolare, il Gorgonzola che ha chiuso l’anno con una crescita intorno al +3%, il Grana Padano intorno al +5%, il Pecorino Romano di oltre il +10 per cento. Sostanzialmente stabili le produzioni degli altri formaggi Dop.

Sul fronte dei consumi interni l’inflazione ha lasciato il segno anche se non mancano settori più dinamici come quelli dei prodotti senza lattosio, le burrate e i latti fermentati. In termini di volumi la categoria più importante è quella dei formaggi freschi e spalmabili (che copre il 48% del totale). Grana Padano e Parmigiano Reggiano, invece, pur rappresentando in volume il 19% delle vendite realizzano oltre il 30% del fatturato del settore.

La ripresa arriva dall’estero

Molto meglio è andata sul fronte dei mercati internazionali, sui quali si stima un giro d’affari 2023 di oltre 5 miliardi di euro. «Ottimi risultati – hanno aggiunto ad Assolatte – sono stati messi a segno dal grande segmento dei freschi; la mozzarella si conferma il formaggio italiano più esportato (da sola rappresenta il 25% dei volumi esportati di formaggi made in Italy), ma le migliori performance percentuali sono messe a segno da burrate, ricotte e mascarpone, che mostrano a preconsuntivo tassi a due cifre».

La crescita delle vendite all’estero si conferma estremamente significativa per Grana Padano e Parmigiano Reggiano, in forme e pezzi (+2%) o grattugiati (+7%). Sostanzialmente invariate le esportazioni di Gorgonzola, mentre frenato gli altri formaggi stagionati, con il Pecorino che rallenta anche per una minore disponibilità di prodotto stagionato.

«Le performance realizzate dalle imprese casearie italiane – conclude Assolatte – sono importanti, perché ottenute nonostante un riposizionamento dei valori dopo l’adeguamento al tasso di inflazione dello scorso anno: il valore medio delle esportazioni casearie è cresciuto dell’8,4%. Ma soprattutto questi risultati positivi sono stati realizzati nonostante un trend dei costi di produzione che, anche se in via di ridimensionamento, restano ancora elevati. In particolare il prezzo del latte alla stalla che, in Italia, resta del 20% superiore alle quotazioni 2021. Quotazioni che penalizzano la competitività delle imprese e dei prodotti made in Italy visto che il prezzo del latte nel nostro Paese è superiore rispettivamente del 15 e del 13% ai listini del latte in Germania e Olanda».

Zanetti (Assolatte): avanti con gli accordi internazionali

Soddisfatto dei risultati il presidente di Assolatte, Paolo Zanetti: «La crescita delle esportazioni nonostante il peso dell’inflazione è un risultato eccezionale dovuto alle nostre imprese che da anni investono sui mercati esteri. Nel 2003 il 70% del fatturato estero era realizzato nella Ue e solo il 30% nei mercati extracomunitari. Ora questo rapporto è diventato 60-40.

Per cogliere altre opportunità di crescita, secondo Zanetti, la strada maestra è quella degli accordi internazionali: «Il vero aiuto che chiediamo alle istituzioni riguarda la necessità di fare passi avanti sugli accordi bilaterali. L’accordo col Canada, il Ceta, che qualcuno in Italia ha anche contestato, ha permesso grandi progressi sull’export di prodotti caseari italiani. La strada degli accordi è la principale perché solo con gli accordi è possibile eliminare o ridurre le criticità».

«Temiamo il ritorno di Trump che introdusse dazi del 25% sui formaggi importati»

Presidente Assolatte Paolo Zanetti

«L’italian sounding – spiega Zanetti – si combatte con gli accordi che consentono di portare in giro per il mondo gli autentici prodotti italiani. Gli accordi internazionali ci hanno permesso negli ultimi dieci anni, nonostante Covid e guerra russo-ucraina, di far crescere il nostro export del 77%. Quella è la strada.

Le preoccupazioni arrivano dalle elezioni Usa: «Non va dimenticato – ricorda Zanetti – che Trump all’epoca della sua presidenza introdusse dei dazi straordinari del 25% sui formaggi importati. Misura poi sospesa dal presidente Biden».

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