Fra great resignation, post Covid e nuovi leader: così le professioni nel 2023
Il manager sarà orientato a una leadership inclusiva e orientata al modello “leading by example”: centrali flessibilità e capacità di adattamento
di Gianni Rusconi
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La difficoltà di reperire personale specializzato è un problema serio. Assunto all’apparenza banale ma che in questa fase storica assolutamente non lo è, e i responsabili delle risorse umane lo sanno molto bene. C’è, soprattutto, un problema di disequilibrio: molte organizzazioni sono state costrette ad assumere nuovi dipendenti offrendo loro stipendi più alti e benefit maggiori rispetto alla forza lavoro esistente, che nella maggior parte dei casi può esibire una maggiore esperienza a parità di ruolo.
Il gap a livello di offerta di figure professionali si porta dietro una seconda conseguenza, e cioè il malcontento dei talenti (o comunque dei profili con competenze consolidate) che sono già una risorsa dell’azienda, stimolandone l’attenzione verso proposte migliori in termini di compensation & benefit. Di questo tema e dei trend che caratterizzano il mondo del lavoro nei prossimi dodici mesi abbiamo parlato con Davide Maccagni, Country Director per l'Italia di Robert Walters Group, una multinazionale inglese attiva da oltre 30 anni nel mercato globale del recruitment e da poco sbarcata anche in Italia.
Proviamo a “fare le carte” al 2023 del mercato del lavoro, le professioni più richieste, quelle in flessione di domanda, il trend delle retribuzioni…
Abbiamo riscontrato una tendenza generale piuttosto in crescita nel 2022 per una vasta scala di posizioni e settori, aspettandoci una riconferma per il primo e secondo trimestre di quest'anno. Prevediamo, pertanto, un trend piuttosto costante di richieste nel mondo della technology, per altro già in fase di forte domanda, e in particolar modo nell’ambito dello sviluppo software e della Business Intelligence. Altro settore interessante sarà quello dell’energia, per motivi legati all’economia attuale e al grande investimento che sta accompagnando le imprese nel mondo delle rinnovabili, dove saranno molto richieste sia posizioni legate allo sviluppo ingegneristico degli impianti sia quelle nell’area del business development. Parliamo, in generale, della necessità di alcune competenze chiave per accedere a nuove opportunità di impiego, quali l’internazionalizzazione del profilo con la conoscenza delle lingue, un forte orientamento alle nuove tecnologie e la capacità di analizzare e interpretare dati.
Le aziende devono essere più attrattive per i talenti, i millennials puntano sul work life balance: come cambia il lavoro di chi fa recruiting in azienda?
Credo sia doverosa una precisazione: non è necessariamente vero che i millenials prediligano il work-life balance alla carriera, semplicemente è cambiata la modalità in cui ci si aspetta di poter far carriera all’interno di un’azienda moderna. Oggi tutti hanno preso coscienza, manager in forte ascesa carrieristica compresi, di quanto sia prezioso prendersi cura anche di sé e della propria sfera privata. Questo è stato il principale risvolto psicologico della pandemia. E chi fa recruiting deve sicuramente tenere in considerazione questo fattore nella fase di valutazione di un candidato.
Il fenomeno della great resignation ha un colpevole o semplicemente lo specchio di una società che sta cambiando?
È un fenomeno che non ha un principale colpevole, ma testimonia l’evoluzione del mercato del lavoro e delle aspettative delle persone, soprattutto quelle di talento. Certamente esiste oggi un importante numero di aziende che per impedimenti legati al settore di attività o per propria scelta, può cogliere meno i nuovi elementi che emergono da questo cambiamento e ciò ha accelerato, e sta accelerando tutt’ora, il numero di uscite. L’esempio è lo smart working per società che, per la natura del loro business, hanno bisogno di un presidio fisico, come i contesti produttivi, i grandi impianti o le società di retail dove è necessaria la presenza in negozio.
