Prezzo ai minimi da settembre 2021

Gas a picco sotto 55 euro, depositi troppo pieni un possibile problema a primavera

Il freddo non ha interrotto la discesa dei prezzi, che anzi è addirittura accelerata al Ttf. Si registra intanto il primo fallimento in vista del price cap: l’Acer non trova dati sufficienti per elaborare un indice del Gnl

di Sissi Bellomo

(AFP)

3' min read

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Torna a fare freddo in Europa, com’è normale che sia nel cuore dell’inverno. Ma il prezzo del gas continua a scendere, addirittura in modo sempre più precipitoso: il ribasso, che prosegue da cinque settimane, ha superato il 15% nella seduta di lunedì 16 al Ttf e il valore del combustibile per consegna a febbraio è crollato sotto 55 euro per Megawattora. Sono livelli che non si vedevano da settembre 2021, quando non c’era ancora la guerra in Ucraina e le forniture di gas russo non avevano subito tagli.

Oggi nessuno denuncia l’azione di fantomatici speculatori (quasi mai accade quando soffia vento di ribassi). Eppure il mercato sembra ormai riflettere un ottimismo sfrenato, che non si lascia turbare da nulla. Ad essere sotto pressione non sono più soltanto i prezzi a breve del gas, ma si è abbassata tutta la curva dei futures, evidenziando l’aspettativa di un prezzo intorno a 60 euro per tutto quest’anno e anche per il prossimo. Appena un mese fa la situazione era ben diversa, con attese intorno a 140-150 dollari fino alla primavera del 2024.

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Non ci sono elementi per pensare che l’Europa abbia definitivamente disinnescato la mina della crisi energetica: si può solo affermare che (per ora) l’inverno sta andando bene, senza le carenze e i razionamenti che molti temevano. Ma la tendenza al ribasso è così forte da non essere più disturbata da nulla, nemmeno alla previsione di un crollo delle temperature sotto zero in gran parte del continente.

Un’indifferenza benefica. Anche perché il meccanismo del price cap ha già trovato un intralcio: l’Acer non è riuscita ad elaborare l’indice sui prezzi globali del Gnl, che avrebbe dovuto pubblicare da venerdì 13, perché non ha ricevuto abbastanza dati utilizzabili (sono state riferite 9 transazioni e di queste solo 2 erano adatte ad essere incluse, troppo poche, ha spiegato il regolatore).

L’indice dovrebbe servire a misurare su base quotidiana se c’è un eccessivo scostamento tra il prezzo del gas al Ttf e quello dei carichi di Gnl venduti nel mondo: uno dei parametri che dal 15 febbraio farebbero scattare il price cap, insieme ad eventuali impennate sopra 180 €/MWh sul mercato di riferimento europeo. Bruxelles ambisce inoltre ad affermare l’indice come benchmark alternativo, utile per indicizzare i contratti di fornitura e nelle trattative comuni per l’acquisto di gas.

Lunedì si è riunito per la prima volta il comitato direttivo della piattaforma energetica Ue, che punta ad accumulare scorte congiunte, e il vicepresidente europeo Maroš Šefčovič ha esortato ad avviare «ben prima dell’estate» gli acquisti congiunti di gas per gli stoccaggi.

La discesa dei prezzi rischia di non giocare a favore della collaborazione tra i Paesi della Ue. Il mercato oggi non trasmette alcun senso di allarme, che inviti alla prudenza. Gli operatori sembrano rassicurati dall’ampia disponibilità di Gnl, rafforzata dalle indiscrezioni secondo cui la Cina, in uscita dai lockdown da Covid, non solo non ha (ancora) iniziato a contenderci il combustibile, ma sarebbe tornata ad offrire in vendita carichi per febbraio e marzo.

E poi ci sono le scorte: i depositi europei di gas sono tuttora pieni in media all’81,7%, secondo gli ultimi dati Gie-Agsi, tantissimo per questo periodo dell’anno, quando storicamente erano piuttosto intorno al 60-65 per cento.

Proprio gli stoccaggi potrebbero essere la chiave più importante per comprendere l’attuale crollo dei prezzi del gas, così come spiegano in gran parte i folli rincari dell’estate scorsa. L’accumulo di scorte “whatever it takes” – con acquisti obbligatori sul mercato, per riempire ad ogni costo (letteralmente) i depositi al 90% entro ottobre – ha avuto un ruolo tutt’altro che secondario nello spingere i prezzi addirittura oltre 340 euro/Megawattora a fine agosto. E oggi ci troviamo nella situazione opposta. 

Finora non abbiamo avuto estremo bisogno di attingere alle scorte, grazie al clima mite, a consumi industriali ridotti e all’abbondanza di Gnl. E dal punto di vista economico non conviene affatto vendere quel gas, comprato a prezzi stratosferici (e quasi certamente, da parte degli operatori di ultima istanza, senza effettuare operazioni di hedging che coprissero dal rischio di una successiva svalutazione).

Gli stoccaggi cominciano a sembrare fin troppo pieni: si profila la possibilità di un eccesso di gas, per quanto temporaneo, quando arriverà la primavera e spegneremo i termosifoni. Così il mercato reagisce “da mercato”. Il crollo dei prezzi serve a riallineare domanda e offerta, sollecitando un aumento dei consumi o dirottando il Gnl verso l’Asia.

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