Genova, tra i miracolati del ponte Morandi: «Crollo annunciato»
dalla nostra inviata Raffaella Calandra
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GENOVA - «Un boato incredibile, poi una nuvola di polvere». «Ho pensato ad una bomba, un terremoto, un incidente aereo». Seduti su una panchina di via “Walter Fillak”, Giovanna e Nino ancora non credono a quello che hanno visto dalle finestre: all'improvviso, come inghiottito dal temporale che si era scatenato su Genova, il ponte Morandi, che da 50 anni sovrastava la loro casa, è svanito. La stessa incredulità di chi è riuscito a fermarsi sul cavalcavia, qualche metro prima del baratro o di chi ora ripete a se stesso e ai cronisti di essere «un miracolato».
GUARDA IL VIDEO: Storia del ponte Morandi che per i genovesi era «Brooklyn»
«Era una scena apocalittica». Davide Capello, 33 anni, portiere della squadra del Legino Calcio era diretto verso il centro di Genova, quando in un attimo ha visto davanti a sé solo «il vuoto e l'inferno. E poi per fortuna, due braccia che lo tiravano fuori dalle lamiere». Le sue braccia, invece, insieme alle cinture di sicurezza e a tutta la freddezza possibile, hanno permesso ad un camionista, di restare in bilico, sospeso proprio sul limitare del precipizio. Riuscendo alla fine a salvarsi, mentre il suo tir verde, con l'insegna dei supermercati Basko, è rimasto con le luci accese sull'orlo del baratro, immagine simbolo di un disastro che gli abitanti della zona, però, considerano “annunciato”.
«Sono anni che conviviamo con la paura del ponte», raccontano ora in tanti, nel centro civico di via Buranello, struttura polifunzionale di Sampierdarena, che ha aperto le porte agli sfollati del Morandi. Almeno undici i palazzi di via Porro e Fillak, fatti evacuati, più di 440 le persone che hanno passato la notte fuori, soprattutto per il timore che nuovi pezzi del “ponte di Brooklyn”, come era chiamato tra la gente, possano ancora cadere. Le famiglie arrivano con valigie, coperte, gabbiette per i gatti. Come dopo un terremoto. E con la stessa consapevolezza di essere dei miracolati.
Per qualche ora, i racconti dei superstiti si mescolano alla rabbia di chi ora elenca i ripetuti allarmi di esperti, imprenditori, altri cittadini che già da anni avevano messo in dubbio la tenuta del ponte. All'ombra del Morandi, è nato anche il comitato via Porro, con le battaglie anti Gronda - il progetto di costruzione di una nuova bretella autostradale – e le denunce all'amministrazione, nei mesi della manutenzione straordinaria notturna, la scorsa estate. La storia del ponte tra i residenti del quartiere tutti hanno imparato negli anni a conoscerla, anche gli stranieri. Dalla costruzione, 50 anni fa, all'aumento esponenziale di traffico, ai dibattiti sulla nuova infrastruttura, agli allarmi, fino all'ipotesi, poi svanita, dieci anni fa di una demolizione controllata.


