Quarto: l'Europa e le sue regole di bilancio pubblico, contro cui qualcuno del governo a cominciare da Matteo Salvini ha tuonato subito, non c'entrano nulla con il crollo del viadotto . Autostrade per l'Italia è concessionario privato del gruppo Atlantia controllato dai Benetton. Il problema semmai in questo caso è un altro. In particolare, e lo accerteranno i magistrati, se la società abbia sempre investito il necessario nei controlli e nella manutenzione del viadotto . In generale, non è possibile saperlo con precisione: visto che, anche dopo il decreto Madia sull'accesso ai dati della PA, l'Italia resta l'unico Paese democratico al mondo in cui le convenzioni autostradali sono secretate, ergo non si può capire con precisione se l'aumento delle tariffe avviene in presenza di reali e verificati investimenti effettuati, o sulla base di quelli annunciati o comunque non verificati.
Quinto: ma quanto spendiamo nel complesso per realizzare nuove infrastrutture di trasporto viario nel nostro Paese? I dati comparati rilasciati dall'OCSE ci parlano di una storia precisa. A euro costanti, al netto delle diverse inflazioni nazionali, l'investimento pubblico italiano per le strade a metà degli anni Novanta era intorno ai 7 miliardi annui, come nel Regno Unito e Spagna, per poi salire oltre 8 miliardi nel 2001, e crescere fino a oltre 15 miliardi nel 2006, superando la Francia a 14 e la Germania a 11 miliardi. Poi la crisi terribile dopo il 2008: l’investimento riscende fino a sotto 4 miliardi annui tra 2010 e 2013, e risale faticosamente sopra i 4 miliardi risuperando la Spagna solo 2015 e scavalcando sopra i 5 miliardi il Regno Unitonel 2016. Ergo sì: lo Stato ha tagliato di brutto gli investimenti sulle strade, e un effetto molto rilevante l'ha esercitato la crisi di spesa dovuta alla trasformazione delle Province (sono oltre 5mila i chilometri di strade provinciali oggi interessate da interruzioni, frane e gravi problemi di tenuta del manto stradale).
Questo però riguarda lo Stato cioè l'Anas: oltre il 50% dei più di 7mila chilometri di autostrade italiane sono gestiti invece dai due maggiori concessionari privati, un altro 20% da altri, i cui investimenti sono stati invece premiati da (opachi, come detto) aumenti di tariffe.
Sesto: a parte la spesa per realizzare strade e ponti nuovi, per la manutenzione stradale quanto spendiamo, per impedire ad esempio che ponti e viadotti crollino, come testimoniato dai casi gravi negli ultimi anni? Ecco, qui i conti non tornano. La fonte è sempre l'International Transport Forum delll'OCSE. E comprende la manutenzione stimata sia di strade urbane sia extraurbane. A euro costanti 2005, negli anni 2010-2015 l'Italia risulta con una spesa media in manutenzione stradale di circa 15mila euro a chilometro annuo. Solo la Norvegia ci supera, a quota 17mila. Tutti gli altri Paesi sono a quote molto più basse: il Regno Unito 8mila euro, l'Austria 7mila, la Francia 4mila, il Belgio 2mila. Verrebbe da dire che, se i numeri sono corretti, c'è un enorme problema di come li spendiamo davvero, questi soldi. Un enorme problema di trasparenza e di efficienza dell'allocazione delle risorse pubbliche. Non è affatto vero che lo Stato gestisca le autostrade meglio dei privati. Basti pensare alla biblica cinquantennale vicenda della Salerno-Reggio Calabria dell'Anas statale, inaugurata mille volte nei decenni dai politici ma che a tutt'oggi ha ancora 30 cantieri aperti e 8 - i maggiori - sospesi per Ferragosto. Mentre l'Anas stesso, per salvarlo dai maxi contenziosi, si pensava di annegarlo in Ferrovie prima che il governo attuale chiedesse a Ferrovie invece di salvare Alitalia: a pasticcio si sostituisce così un pasticcio ancor peggiore.
Due emergenze nazionali, dunque, cui si sommano effetti devastanti del no pregiudiziale a opere nuove. In tutta Italia ponti a rischio e viabilità congestionata sono un cappio al collo dello sviluppo e del lavoro, delle imprese e di milioni di cittadini. C'è bisogno di più investimenti pubblici trasparenti, e di investimenti privati trasparenti. È il modo migliore per non rendere vano il sacrificio doloroso di decine di vittime.