A tavola con

Gerry Cardinale, il Milan e gli affari: «La mia ricetta? Progetti a lungo termine tra sport e media»

Parla il proprietario del club rossonero: «Credo nel modello della public private parntership, cioè l’unione tra comunità, tra chi ha i soldi e chi non li ha»

di Paolo Bricco

Gerry Cardinale, nato a Philadelphia nel 1967, dopo la laurea ad Harvard, studia a Oxford con una Rhodes Scholarship. Dopo gli anni alla Goldman Sachs, ha fondato nel 2014 RedBird, che è l’azionista di controllo del 99,93% di AC Milan

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«I due anni in Inghilterra con la borsa di studio Rhodes mi sono costati cento milioni di dollari. Se da studente universitario di Harvard non fossi stato selezionato per Oxford, tutta la mia vita sarebbe andata più veloce e sarei entrato in Goldman Sachs due anni prima. Così, invece, mi hanno assunto nella banca d’affari e ho mancato di due anni la quotazione a Wall Street. A Oxford ho potuto affinare la mia visione del mondo che è basata sulla integrazione fra i campi del sapere astratto e le competenze pratiche. Questa impostazione culturale è stata fondamentale per la mia prima vita da investitore e soprattutto per la mia seconda vita da imprenditore. Nella mia identità da imprenditore, cerco di concepire quello che ancora non esiste e di svilupparlo con vantaggi finanziari e sociali per tutti quelli che partecipano a un business. Per me il mondo degli affari non ha soltanto una dimensione di pura ricchezza materiale, ma è anche una esperienza di vita. L’università di Oxford, con il master di filosofia in Politics and Political Theory, è stata fondamentale. Per il respiro culturale. Perché sono riuscito nell’intento “not to be a typical American”. E, anche, perché ho potuto allenarmi tutti i giorni nel canottaggio sul fiume Tamigi con compagni di scuola di grande valore atletico, compresi due ori olimpici».

Gerry Cardinale, che in Italia è noto come proprietario del Milan, è prima di tutto un americano atipico. Nel suo caso la massima “il denaro è misura di tutte le cose” – trasformazione estrema nel mondo nordamericano della frase del filosofo greco Protagora “l’uomo è la misura di tutte le cose” – non è valida. Per lui il denaro è misura di molte cose. Ma non di tutte. E anche la sua adesione alla vita standard del capitalismo americano non è affatto perfetta. «Harvard mi ha dato moltissimo. Harvard non è Wharton. Wharton, la business school della Pennsylvania University a Philadelphia, è la scuola che forma meglio, in senso classico e tecnico, chi poi va a lavorare a Wall Street. Harvard, a Boston, grazie al suo programma di Social Studies, che è il più impegnativo di tutti, insegna invece il piacere intellettuale della contaminazione fra economia, storia, sociologia, filosofia. Mi ha insegnato moltissimo la lettura di classici come Adam Smith, Alexis de Tocqueville, John Stuart Mill, Karl Marx, Emile Durkheim, Max Weber, Sigmund Freud».

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Siamo al ristorante dell’hotel Portrait a Milano di Corso Venezia («quando sono in Italia per seguire il Milan soggiorno sempre qui»). Ci troviamo all’interno del giardino di inverno. Fuori la giornata è bellissima. «Mi piace molto questo hotel della famiglia Ferragamo. E mi fa piacere che al ristorante conoscano le mie abitudini. Mi fa sentire a mio agio».

Prima di scegliere dal menu del Portrait e di raccontare sé stesso e il suo mondo, Cardinale chiarisce alcuni punti precisi: «Visto l’interesse che rilevo sulla nostra proprietà, vorrei chiarire i fatti una volta per tutte: RedBird è l’azionista di controllo del 99,93% di AC Milan; il restante 0,07% è costituito da singoli investitori italiani che sono tifosi di lunga data del Club. Ho anche chiesto ai New York Yankees di investire una piccola quota di minoranza insieme a RedBird come parte del nostro investimento complessivo, data la forte partnership di 25 anni che ho con loro». Continua Cardinale: «Quando abbiamo preso il controllo del club al momento del closing, Elliott ha fornito un prestito a RedBird con una durata di tre anni e zero diritti di governance. Questo prestito non è diverso da qualsiasi altro finanziamento di terzi che avremmo potuto ottenere, con l’ulteriore vantaggio che Elliott ha portato un track record di miglioramento di AC Milan prima della nostra acquisizione». Aggiunge Cardinale: «Sono appena arrivato e non ho alcuna intenzione di vendere il Milan. Il mio obiettivo è costruire una realtà insieme solida e vincente. La solidità e l’autonomia finanziaria sono condizioni necessarie per vincere in maniera sana le competizioni. Il Milan ha margini straordinari di crescita nella performance sportiva e margini enormi di miglioramento economico. Non siamo in testa al campionato? Siamo comunque al secondo posto. E non smetteremo mai di puntare a vincere. Perché dovrei rinunciare alla proprietà? Non ci sono colloqui con alcun investitore che possa ottenere il controllo o la governance del Milan. Penso di rimanere a Milano a lungo».

La cameriera si avvicina e chiede: «Signor Cardinale, facciamo il solito?». Il suo antipasto è una insalata. Da bere prende una Coca-Cola Zero. Io, invece, scelgo un vitello tonnato. E, da bere, una Coca-Cola normale. Milano è un punto perfetto per la visione che ha Cardinale. Il senso di Cardinale per il business è basato su tre elementi. Il primo elemento è la costruzione ex novo di mercati che, prima del suo arrivo, non esistevano. Il secondo elemento è la capacità di convogliare risorse finanziarie su progetti che hanno una componente imprenditoriale di lungo periodo. Il terzo elemento è l’integrazione fra lo sport e i media vecchi e nuovi. Una nuova forma di star-system in cui gli sportivi e gli attori hanno profili sovrapponibili e in cui il mercato riconosce valori molto significativi ai diritti di immagine, che diventano il fattore basilare per un business con una forte caratura e redditività finanziaria: «Ho legami professionali e di amicizia con l’attore Ben Affleck, il cantante John Bon Jovi e il giocatore di basket Lebron James. Affleck ha una intelligenza dirompente. È un vulcano sempre in attività», dice Cardinale mostrandomi un lungo messaggio di testo che l’attore gli ha spedito a proposito di un nuovo progetto. «Lui, Bon Jovi e Lebron hanno due punti in comune: pensano costantemente a nuove realtà di mercato che oggi mancano e sono, a livello caratteriale, dei Maverick, dei solitari fuori dal branco».

Cardinale ha un track record tradizionale da investitore e, poi, ha compiuto un salto evolutivo nella dimensione di imprenditore. Da investitore di Goldman Sachs, prima come partner e poi come senior leader nella sua società di private equity, ha contribuito a gestire oltre cento miliardi di dollari di capitale privato fra azioni, debito e investimenti immobiliari e infrastrutturali. Ha fatto parte del comitato per gli investimenti e del comitato per le partnership negli Stati Uniti. «Tutto questo, però, non mi bastava», racconta Cardinale bevendo la sua Coca-Cola. Nel 2014 ha fondato RedBird. Il suo profilo è quello di un imprenditore specializzato nella combinazione di fattori che nessuno ha mai ritenuto combinabili. La sua attività non c’entra nulla con i private equity. La società gestisce 10 miliardi di dollari di patrimoni per conto di un gruppo di investitori istituzionali e di family office: «Il 40% delle aziende che abbiamo in portafoglio è costituito da società nate da zero, tutte con flussi di cassa positivi o in pareggio operativo fin dall’inizio e tutte che hanno occupato un segmento nel loro settore che prima non esisteva o che prima era poco significativo».

In tavola arrivano i piatti principali. Lui ha preso uno spaghetto al pomodoro. Io un riso al salto con ragù di ossobuco in gremolada. Il cibo – nella doppia declinazione meneghina e mediterranea – permette di affrontare il tema delle origini: «I miei bisnonni materni lasciarono l’Italia per raggiungere nel 1904 Ellis Island, l’isola dove gli immigrati facevano la quarantena prima di sbarcare a New York. Provenivano dall’Abruzzo ed erano parenti di Gabriele D’Annunzio. Si sono stabiliti a Philadelphia. Lo stesso hanno fatto i nonni di mio padre. Come spesso capita agli immigrati, da subito si è persa l’abitudine di parlare italiano in casa. Il timore era che i figli e i nipoti non imparassero bene l’inglese. Mio padre Gerald era un avvocato dell’accusa, l’equivalente del vostro pubblico ministero. Mia madre Dorothy, che di cognome fa D’Annunzio, era casalinga. Dall’età di dodici anni, ogni estate ha fatto un viaggio in Italia».

Il riso al salto è buonissimo. «Io mangio questi spaghetti in continuazione», dice Gerry. Ventidue anni fa lui e il proprietario della squadra di baseball dei New York Yankees, George Steinbrenner, hanno creato lo Yes Network, diventata la maggiore rete regionale sportiva americana, oggi titolare dei diritti degli Yankees, dei Brooklyn Nets nella Nba, dei New York City FC nella Major Soccer League e delle New York Liberty del basket femminile. RedBird ha ancora il 14% di una società che, nell’ultima operazione sul capitale avvenuta con l’uscita di Disney nel 2019, è stata valutata 3,25 miliardi di dollari. Cardinale, figlio di Philadelphia e di Boston, incarna una forma di capitalismo post Hollywood: ha fondato una casa di produzione propria, la Artists Equity, con Affleck e Matt Damon. Ma la sua identità è anche post Silicon Valley: perché le Big Tech e le piattaforme devono riempire le programmazioni di contenuti. E lui le rifornisce con una nuova concezione dello sport e dell’intrattenimento. Dice Cardinale: «Lo sport è uno degli elementi fondamentali della mia idea di piattaforma. Il nostro portafoglio di attività sportive rappresenta un valore totale di 30 miliardi di dollari, di cui 5 miliardi di dollari di valore per le società che abbiamo creato. Credo nel modello della public private partnership, che è fondato sulla unione fra le comunità e fra chi ha i soldi e chi non li ha. Il caso del Milan è perfetto. C’è il Milan, che è insieme una impresa e una squadra di calcio. C’è la proprietà, che è RedBird. C’è la comunità dei tifosi. C’è la città».

E, mentre beviamo entrambi un caffè espresso di fine pasto, mi rendo conto che Milano – con il suo mix di sport e moda, finanza e nuove tecnologie, Italia e Mondo – rappresenta in Europa un luogo perfettamente coerente con l’immaginario imprenditoriale e con gli interessi strategici di Gerry, ragazzo della Pennsylvania, lettore di Adam Smith a Boston, vogatore sulle rive del Tamigi, socio di Ben Affleck e Lebron James negli Stati Uniti e, anche ma non solo, proprietario della squadra di Gianni Rivera e di Franco Baresi.

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