Festival di Berlino

“Gloria!”, l’invenzione del pop nel secondo film italiano in concorso a Berlino

In lizza per l’Orso d’oro l’opera prima di Margherita Vicario. In concorso è stato presentato anche “The Devil’s Bath” di Veronika Franz e Severin Fiala

di Andrea Chimento

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Un esordio italiano in concorso al Festival di Berlino: si tratta di “Gloria!”, opera prima di Margherita Vicario, cantautrice e attrice che ha scelto di fare il grande passo posizionandosi anche dietro la macchina da presa.

Secondo e ultimo film di casa nostra in lizza per l’Orso d’oro, dopo “Another End” di Piero Messina, “Gloria!” è ambientato in un collegio femminile nella Venezia d’inizio diciannovesimo secolo. Qui vive una ragazza solitaria, apparentemente muta, che si chiama Teresa ed è dotata di uno straordinario talento musicale di cui non sa niente nessuno. La giovane riesce addirittura a percepire l’armonia dell’universo attraverso la musica, come dimostra la notevole sequenza iniziale.

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Gloria!

Mentre all’interno dell’istituto tutti sono impegnati per l’imminente visita del nuovo papa appena eletto, a partire dal sacerdote che sta cercando di realizzare una nuova composizione per il Pontefice, Teresa scopre in una stanza segreta una nuova invenzione, un pianoforte. Mentre inizia a esercitarsi di nascosto, quattro ragazze del collegio si uniranno a lei per dare vita a una sorta di gruppo musicale appassionato di tonalità profondamente moderne e distanti dalle idee vetuste presenti nel luogo in cui si trovano.

Dedicato alle tantissime compositrici che sono state nascoste dalle pagine della Storia, “Gloria!” è un film che mette al centro della vicenda un racconto di “sorellanza”, mostrando il sostegno che le ragazze si danno tra loro e in particolare l’aiuto verso una del gruppo che attraverserà un momento di grande difficoltà.

Inizialmente coinvolgente e ricco di interessanti sfumature psicologiche, il film purtroppo cala parecchio alla distanza, arrivando al finale col fiato corto e a una sequenza conclusiva non all’altezza delle buonissime cose viste in precedenza.

Una messinscena elegante

Nonostante i diversi limiti narrativi, “Gloria!” ha però una messinscena decisamente elegante, grazie a un’ottima fotografia d’interni, che gioca efficacemente con l’illuminazione delle candele e con i chiaroscuri.Il taglio pittorico delle inquadrature è suggestivo, così come le scelte musicali che sfociano in partiture con un taglio pop, in netto anticipo sui tempi e dotate della stessa modernità dei vari personaggi femminili in campo.Qualche accortezza drammaturgica avrebbe così senza dubbio giovato alla pellicola, ma di fronte a un’opera prima ci si può davvero accontentare e le basi per una carriera importante, anche da regista, per Margherita Vicario ci sono tutte.

Nel cast sono presenti diversi volti noti: da Paolo Rossi a Natalino Balasso, passando per Elio del gruppo Elio e le Storie Tese per arrivare a Veronica Lucchesi, la bravissima cantante del gruppo La Rappresentante di Lista.

The Devil’s Bath

Un altro film al femminile presentato in concorso è l’austriaco “The Devil’s Bath”, pellicola dalle tinte orrorifiche, firmata da Veronika Franz e Severin Fiala.

The Devil’s Bath

Ambientato nell’Europa di metà del diciottesimo secolo, il film si apre con la terrificante sequenza di una donna adulta che lascia cadere da una cascata un neonato, prima di consegnarsi alle autorità e venire decapitata per il suo gesto aberrante. Da lì iniziamo a seguire la storia di Agnes, una ragazza che si è appena sposata, profondamente religiosa e desiderosa di dare presto dei figli al marito. Vista anche la riluttanza del coniuge, raggiungere la gravidanza è più complesso del previsto e Agnes metterà in pratica atti sempre più estremi.Prendendo spunto da reali fatti di cronaca di quel periodo, Veronica Franz e Severin Fiala danno vita a una pellicola ben girata e capace di richiamare importanti pellicole del folk horror, a partire dal bellissimo esordio di Robert Eggers, “The Witch”, anche per la rappresentazione inquietante delle foreste.Se la confezione è di pregevole fattura, manca però il giusto ritmo a una storia che non cresce mai in termini di coinvolgimento e che finisce per regalare un’esperienza troppo monotona allo spettatore, soprattutto per un film di questo genere.

La mano dei due registi resta interessante, ma avevano fatto decisamente di meglio con “Goodnight Mommy” (2014), film che ha avuto anche un remake americano con Naomi Watts nel 2022.

Orso d’oro alla carriera a Martin Scorsese

Da segnalare, infine, che il Festival di Berlino ha vissuto un momento di grandissima emozione con la consegna dell’Orso d’oro alla carriera a Martin Scorsese, regista che ha confermato nella conferenza stampa la sua straordinaria passione per il cinema e la sua storia, ribadendo come questa arte non potrà morire mai, ma soltanto trasformarsi.


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