L’intervista

Goldman Sachs: «Stabilità, talento e competenze: perché investiamo in Italia»

Il Ceo globale Richard Gnodde chiarisce la posizione sul nostro Paese dopo l’equivoco sui BTp da vendere: «Mai visto un periodo di stabilità politica come questo, da sfruttare per porre le basi per una crescita sostenibile». Resta il nodo dell’esecuzione del Pnrr.

di Maximilian Cellino

(AFP)

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«Nei miei quasi 36 anni di attività nell’investment banking ho seguito molto l’Italia e credo che oggi più che mai potrebbero esservi gli elementi per un periodo di significativa stabilità politica: questa è una condizione fondamentale se si vogliono compiere i passi necessari per promuovere una crescita economica che sia sostenibile nel lungo termine». Richard Gnodde misura con attenzione le parole quando parla a Il Sole 24 Ore del nostro Paese: non sottovaluta certo le insidie che si nascondono dietro l’esecuzione delle misure legate al Pnrr, ma sostiene di avere una visione «molto costruttiva» e assicura soprattutto che la Goldman Sachs International che guida dal 2006 intende continuare a investire in Italia.

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La sede milanese di Goldman Sachs verrà trasformandola in un «hub» a livello continentale per le attività legate ai tassi di interesse e per la transizione energetica grazie alla guida di Francesco Pascuzzi, che oltre a essere a capo della banca in Italia è anche Head of the Natural Resources Group EMEA e Global co-head of Power and Infrastructure.

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Eppure appena un mese fa non avevate tutta questa fiducia, visto che suggerivate ai vostri clienti di vendere BTp.

Quelle erano soltanto indicazioni tattiche fornite dai nostri esperti sui tassi che si basavano sulla sensibilità del BTp al ciclo di rialzo della Bce: solo una lista di 10-15 possibili operazioni, fra cui quella di sottopesare i BTp rispetto ai Bonos spagnoli, che si possono ribaltare in pochi minuti. Il punto veramente importante è che il vostro Paese vive finalmente una fase di stabilità politica, con un Governo eletto democraticamente che può durare per 5 anni e che può sfruttare questo vento che soffia in poppa e assicurare crescita futura.

A proposito, che idea si è fatto della coalizione che guida l’Italia?

Siamo incoraggiati dalle sue proposte e dal fatto che sia ben concentrata sugli obiettivi giusti, su una crescita economica che allinei il Paese al resto d’Europa e aiuti la classe imprenditoriale a creare valore. La direzione da prendere è chiara e il tempo non manca, si tratta ora di sfruttare i fondi Next Generation Ue ottenuti ed eseguire le riforme indicate.

Questo è un punto delicato: l’Italia non ha certo dato il buon esempio in passato, e sul Pnrr si avvertono già pericolosi ritardi.

L’esecuzione è in effetti fondamentale e non c’è spazio per l’autocompiacimento, ma le opportunità non mancano. Si avverte ovunque una sensazione di ottimismo costruttivo e di energia, che incoraggia davvero gli imprenditori, favorisce il ritorno dei talenti dall’estero e spinge lo stesso Governo a capitalizzare la stabilità politica di cui gode. In fondo in Italia ci sono anche molti esempi virtuosi: basta vedere come il Paese ha affrontato la sfida del cambiamento nell’approvvigionamento delle fonti di energia negli ultimi 12 mesi, al ruolo svolto da Eni nel garantire la sicurezza energetica, ai programmi di Snam nel portare energia dal Sud al Nord nel Paese e a come Enel ha operato su scala globale nel corso degli anni.

Parla di grandi aziende controllate dallo Stato, ma le altre?

L’Italia è piena di imprenditori in gamba, il talento e le competenze abbondano. L’ambiente però è cruciale, questo è fuori dubbio, ma stiamo andando nella direzione giusta. Ovviamente non si può creare tutto da un giorno all’altro e per questo la stabilità è ancora più necessaria. Se guardo al resto del mondo vedo molti altri Paesi con problemi che li stanno frenando. L’Italia ha un vantaggio relativo e anche per questo intendiamo continuare a investirvi.

In che modo?

A Milano, dove abbiamo aperto l’ufficio nel 1996, la nostra presenza è cresciuta in modo significativo negli ultimi 3-4 anni e adesso abbiamo oltre 100 impiegati. Proprio qui abbiamo creato un team che si occupa della gestione del rischio di negoziazione sui tassi d’interesse per tutta l’Europa, ma non vogliamo fermarci e intendiamo aumentare le risorse perché crediamo vi siano grandi opportunità. Esistono grandi aziende da finanziare sia attraverso i mercati pubblici, sia attraverso quelli privati: l’obiettivo è di sviluppare il nostro marchio, dedicare più tempo agli imprenditori e costruire con loro forti relazioni in grado di durare nel tempo.

E sul fronte della gestione del risparmio?

Puntiamo soprattutto a crescere nell’asset e wealth management e nel private banking, dove siamo ancora all’inizio del viaggio: servono più persone per incanalare l’esperienza che abbiamo a livello internazionale verso gli investitori italiani, aprire la nostra piattaforma in modo da poter distribuire loro i nostri prodotti gestiti su scala globale. L’Italia resta un mercato importante e noi abbiamo prodotti e risorse per accedervi, ma è una questione di relazioni e noi le stiamo costruendo nel tempo.

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  • Maximilian Cellino

    Maximilian CellinoRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: italiano, inglese, tedesco

    Argomenti: Mercati finanziari, politiche monetarie, risparmio gestito, investimenti, fonti alternative di finanziamento, regolamento del sistema finanziario

    Premi: Premio State Street 2017 per il giornalista dell'anno - Categoria Innovazione

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