Green pass, dai portuali a camionisti e badanti: ecco le categorie con più no vax
Nella sola polizia, a Torino a non essersi vaccinato è un agente su tre, a Firenze quasi quattro su dieci. A Roma e Milano, invece, va leggermente meglio, anche se in ognuno dei reparti delle due città ci sono un centinaio di poliziotti che non hanno fatto neanche la prima dose
di Andrea Carli
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I punti chiave
- Comparto sicurezza, in 60mila senza copertura
- Agricoltura: un terzo dei 390mila addetti
- Colf e badanti: il 50% della platea
- Trasporto pubblico: dal 10 al 20%
- Fipe, nella ristorazione non vaccinati sotto il 10%
- Logistica e autotrasporti: 30% degli operatori non vaccinato
- Cantieri o ditte in appalto
- Porti: in quello di Trieste il 40% dei lavoratori senza Green pass
- Aziende con pochi dipendenti
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Con l’entrata in vigore del green pass obbigatorio, è possibile prevedere in quali settori si potrebbero manifestare più difficoltà. Sono quelli per i quali categorie e sindacati temono particolari difficoltà, fino al rischio di uno stop: dai controlli ai test per chi non è vaccinato (ecco il quadro completo delle vaccinazioni) fino alle problematiche che potrebbero emergere nei casi in cui i dipendenti, non essendo muniti del certificato, non si presenteranno al lavoro.
Di certo, le percentuali di non vaccinati nei singoli comparti, anche se individuate sulla base di stime perlopiù di fonte sindacale, forniscono qualche primo indizio. Da questo punto di vista, a correre più rischi potrebbero essere i portuali (40% di non vaccinati), ma anche gli autotrasportatori (il 30% non sarebbe vaccinato, stando alla stima fornita da Conftrasporto-Confcommercio). Nel complesso, i lavoratori non vaccinati sono 2,5 milioni (di questi oltre 2,2 lavorano nel privato).
Un quadro che nel complesso potrebbe far prevedere un esordio delle nuove regole complesso, con scioperi e agitazioni. Uno scenario in linea con quanto accaduto alla vigilia, e in particolare con le proteste di portuali e autotrasportatori.
Governo valuta sconti aziende,senza azzerare costi tamponi
Di fronte al pressing per rendere gratuiti i tamponi ai lavoratori non vaccinati, rivendicazione peraltro sostenuta anche da alcune forze politiche della maggioranza (dalla Lega di Matteo Salvini ai M5s, sospinti su questo punto dal fondatore Beppe Grillo), il governo chiude, nonostante sia consapevole che questa strategia potrebbe bloccare alcuni comparti venerdì 15 ottobre. Una scelta diversa potrebbe essere interpretata come un cedimento, o come una sconfessione di chi invece si è vaccinato. Al termine dell’incontro con il premier Draghi a Palazzo Chigi, il segretario della Cisl Luigi Sbarra ha spiegato che su un eventuale e ulteriore abbassamento dei prezzi dei tamponi, per agevolare i lavoratori non vaccinati contro Covid-19, il presidente del Consiglio « ci ha assicurato che il Governo deciderà nelle prossime ore».«Ne discuteranno domani (venerdì 15 ottobre, ndr) in Cdm, ci ha spiegato il presidente del Consiglio - ha aggiunto Pierpaolo Bombardieri della Uil - e lì decideranno il da farsi». Stando alle indicazioni fornite da alcune fonti governative, non ci sarà un azzeramento dei costi per le aziende che vogliano pagare i tamponi ai dipendenti, ma l’esecutivo valuta in queste ore di introdurre ulteriori deduzioni per le imprese. Il governo esclude di garantire la gratuità con un azzeramento dei costi per le imprese, ma sta riflettendo se rafforzare gli aiuti alle aziende, che hanno già un credito d’imposta al 30%.
Porti: il 40% dei lavoratori non è vaccinato
Il portavoce dei portuali di Trieste, Stefano Puzzer ha spiegato che il 40% dei portuali non risulta infatti vaccinato. Le navi di bandiera italiana hanno equipaggi multinazionali, molti provenienti da Paesi che hanno vaccinato persone con sieri riconosciuti dall’Oms, ma non dall’Ema e quindi non in condizioni di generare il Green pass. Molti portuali sono stranieri. Alessandro Volk, del direttivo del Coordinamento lavoratori portuali Trieste, alla vigilia dello sciopero annunciato contro l’obbligatorietà del green pass ha chiarito che se il Governo dovesse concedere «una proroga (dell’entrata in vigore dell’obbligo di green pass sui luoghi di lavoro, ndr) fino al 30 ottobre» sarebbero pronti a rinunciare alla protesta di domani e a discutere «per trovare una soluzione». A Trieste, su 950 lavoratori, il 40% non ha il certificato verde. Tuttavia a Trieste non sono tutti per lo sciopero. Gli spedizionieri di vari comparti della Samer hanno preso le distanze dalla sigla CLPT chiedendo di poter lavorare regolarmente come nel loro diritto.
