Isola contesa

Groenlandia, voto cruciale tra minacce di Trump e voglia di indipendenza

Le dichiarazioni di Trump sul controllo dell’isola, strategica nell’Artico e ricca di risorse naturali, potrebbero condizionare le scelte dei circa 41.000 elettori chiamati a scegliere i 31 membri del parlamento locale

Aggiornato l’11 marzo alle 11:07

People place an election campaign banner on a rock ahead of a March 11 general election in Nuuk, Greenland, March 10, 2025. REUTERS/Marko Djurica     TPX IMAGES OF THE DAY

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Gli elettori della Groenlandia hanno davanti a sé «una scelta cruciale». A dirlo è il premier dell’isola territorio autonomo danese, dove sono aperte le urne per il rinnovo del Parlamento con sullo sfondo le minacce di “annessione” di Donald Trump. «Le cose che succedono nel mondo oggi mi preoccupano molto - ha detto il primo ministro Mute B Egede, leader del partito Inuit Ataqatigiit - C’è un ordine mondiale che sta vacillando su molti fronti e un presidente negli Stati Uniti che è molto imprevedibile in un modo che fa sentire la gente insicura». Secondo il premier groenlandese, che governa in coalizione con il partito Simiut di orientamento socialdemocratico, «noi meritiamo di essere trattati con rispetto e non penso che il presidente americano lo abbia fatto da quando si è insediato».

Ancora nei giorni scorsi, nel discorso davanti al Congresso, Trump ha detto che «in un modo o nell’altro prenderemo» la Groenlandia.

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Con il voto di oggi la Groenlandia elegge il nuovo parlamento nazionale e la notizia che in passato non aveva mai avuto grande risonanza al di fuori della capitale Nuuk e - seppur quasi solo di riflesso - a Copenaghen, ora ha un significato particolare per il Paese e non solo.

Il “merito” è del presidente americano, Donald Trump, le cui dichiarazioni d’intenti sul controllo della Groenlandia - isola strategica nell’Artico e ricca di risorse naturali - potrebbero condizionare le scelte dei circa 41.000 elettori chiamati a eleggere i 31 membri del parlamento locale.

Come ricordato, il presidente americano continua a ribadire di voler prendere il controllo della Groenlandia «in un modo o nell’altro», nonostante si tratti di un territorio in gran parte inospitale e la cui superficie è all’80% ghiacciata. «Come ho chiarito nel mio discorso al Congresso, gli Stati Uniti sostengono fermamente il diritto del popolo groenlandese a determinare il proprio futuro», ha scritto Trump in un post su Truth a poche ore dal voto. «Siamo pronti a investire miliardi di dollari per creare nuovi posti di lavoro e renderli ricchi. E, se lo desiderano, li accoglieremo nella più grande nazione del mondo: gli Stati Uniti d’America», ha aggiunto.

Già durante il suo primo mandato, Trump aveva presentato un’offerta ufficiale alla Danimarca per acquistare la Groenlandia, sottolineando l’importanza strategica dell’isola su cui dal 1950 gli Stati Uniti mantengono la base spaziale di Pituffik, nel nord-ovest. Già allora, le risposte di Copenaghen e Nuuk erano state nette: la premier danese, Mette Frederiksen, definì l’idea di vendere la Groenlandia agli Stati Uniti “assurda” e ribadì che l’isola «non è in vendita». Frederiksen sottolineò che la Groenlandia è una regione autonoma con il diritto di decidere il proprio futuro e che la proposta di Trump non aveva alcun fondamento realistico.

Da parte sua, anche l’allora premier groenlandese, Kim Kielsen, respinse fermamente l’idea, affermando che la Groenlandia non aveva alcuna intenzione di essere ceduta a un’altra nazione e che avrebbe continuato a lavorare per la propria autonomia e, un giorno, l’indipendenza dalla Danimarca. L’episodio portò a una crisi diplomatica tra Stati Uniti e Danimarca. Dopo il rifiuto, Trump annullò una visita ufficiale a Copenaghen prevista per settembre 2019, definendo Frederiksen “sgradevole” per il modo in cui aveva respinto la proposta.

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