«Ho trovato Cinecittà in crisi, ma adesso siamo ripartiti»
L’amministratore delegato Manuela Cacciamani: «Siamo riusciti a ridurre il passivo a -11 milioni nel 2024». Ora più «produzioni internazionali, fra cui il prossimo film di Mel Gibson» e spazio agli eventi
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Quando Manuela Cacciamani ha varcato i cancelli di Cinecittà come amministratore delegato, il 17 luglio 2024, si aspettava altro: «Pensavo di ereditare un’azienda solida, ma la realtà era un’altra». Questa di Cacciamani al Sole 24 Ore è la sua prima intervista da ad della società nata nel 1937, tornata pubblica nel 2017 e dal 2021 diventata Spa. Negli ultimi anni si è parlato spesso di un’età dell’oro per la cittadella del cinema. Da almeno un anno la narrazione è cambiata con la revisione del bilancio 2023, chiuso non più in utile, ma con un rosso di 6,7 milioni. Per l’ad Cacciamani che Cinecittà l’ha conosciuta sin da bambina accanto al padre che lavorava lì prima di diventare produttrice e per qualche anno presidente dell’Unione Editori e Creators Digitali di Anica, con Francesco Rutelli, ora l’attenzione è «tutta sul piano di rilancio».
Facciamo prima di tutto chiarezza sui conti di Cinecittà: come ha chiuso e come prevede di chiudere?
Sono arrivata il 17 luglio 2024 e, come è normale che sia per un nuovo amministratore, ho chiesto una fotografia dell’azienda al 30 giugno. Dalla documentazione da me ricevuta è emersa una situazione al 30 giugno 2024 che mostrava una perdita di 13,5 milioni. Perdita maturata nei sei mesi che mi avevano preceduto. Non solo. È anche emersa, sempre nel 2024, l’esistenza di una nota di credito di 2,4 milioni che si riferiva in realtà all’esercizio 2023. Erano presenti contabilizzazioni errate sia nel 2023 che nel 2022. Ci tengo a precisare che la nota di credito verso il Gruppo Fremantle, con il quale abbiamo un solido rapporto, era dovuta. Il punto era la mancata contabilizzazione nel bilancio del 2023 con un effetto negativo nel bilancio del 2024. Il 2023 aveva meno ricavi di quelli che mostrava. E parte della perdita slittava al 2024. Ho chiesto una revisione contabile straordinaria e il supporto di una società di revisione indipendente, PwC. E così la perdita prevista a fine 2024 era di oltre 22 milioni. Abbiamo lavorato senza sosta per rimettere ordine nei conti e migliorare la gestione. Siamo riusciti a ridurre il passivo a -11 milioni, grazie all’internalizzazione di servizi e a una riduzione dei costi, senza toccare il personale. Il lavoro fatto negli ultimi cinque mesi del 2024, oltre a tenere costantemente informato l’azionista, si è poi concentrato sul far ripartire il commerciale, sulla messa in sicurezza dell’azienda, del personale e nel garantire il rispetto del cronoprogramma del Pnrr, che prevede investimenti per la costruzione di nuovi teatri di posa.
Avete deciso qualche iniziativa nei confronti dell’ex ad Nicola Maccanico che in un suo comunicato ha parlato di «interpretazioni contabili opinabili per avere più soldi dall’azionista»?
Come voluto dal Ministero è stata richiesta una due diligence legale che è ancora in corso. Spetterà poi all’azionista decidere cosa fare.


