Fed, l’enigma Warsh (e l’ombra di Trump)
dal nostro corrispondente Marco Valsania
di Maximilian Cellino
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È il BTp il re degli scambi fra i titoli di Stato dell’Eurozona. A incoronarlo è l’analisi condotta da Afme (Association for Financial Markets in Europe, che rappresenta a livello continentale gli operatori sui mercati all’ingrosso) e dalla società di ricerca Finbourne sui dati relativi al trading che ha avuto per oggetto i bond sovrani e che è stato effettuato all’interno dei listini regolamentati del Vecchio Continente. Fra marzo e dicembre del 2021, si legge tra le righe di MiFIR 2021 Sovereign Bond Trade Data Analysis and Risk Offset Impact Quantification, i titoli del Tesoro hanno sbaragliato la concorrenza degli altri Paesi europei, originando volumi per 516 miliardi di euro.
L’ammontare diretto verso i titoli italiani è pari all’8,5% degli scambi complessivi riguardanti il debito emesso da tutti gli enti pubblici e sovranazionali del mondo: oltre 8,4 miliardi di euro, per un numero record di quasi 1,8 milioni di transazioni su oltre 8.200 obbligazioni distinte (il 92% delle quali verso bond sovrani). Gli scambi sui BTp oltrepassano quelli relativi ai Bund tedeschi (498 miliardi, pari all’8,2%), agli OaT francesi (364 miliardi, 6%) e ai bonos spagnoli (219 miliardi, 3,6%). Su scala globale si mantentgono invece un gradino al di sotto dei soli Treasury statunitensi e Gilt britannici, che restano i più scambiati anche all’interno dell’Europa con quote rispettivamente del 38,9% e 13,4 per cento.
Non è però un fenomeno che coglie di sorpresa, come ammette Victoria Webster, Director of Fixed Income di Afme, ricordando «l’ammontare elevato del debito pubblico italiano in essere e la strategia sviluppata dal Tesoro per gli investitori retail». Le inevitabili tensioni che circondano gli asset targati Italia contribuiscono a mantenerli inoltre sempre al centro delle attenzioni, positive o meno, degli investitori. Si può semmai rilevare come l’attività dei trader sui BTp sia in costante aumento in questi ultimi anni e la crescita sia continuata anche nel primo trimestre di questo 2022 così complesso in generale per tutto il mondo delle obbligazioni.
Sotto questo aspetto l’elevato livello di liquidità si può da una parte considerare come appunto indice di crescente nervosismo degli operatori, dall’altra rappresenta tuttavia una garanzia per un funzionamento corretto dello stesso mercato. Astraendo dal singolo caso dei BTp, Afme nota infatti come gli scambi tendano a essere maggiori su emissioni di ammontare elevato (il 50% dei volumi si concentra su titoli di dimensioni superiori a 15 miliardi di euro). La liquidità è inoltre solitamente migliore nei mesi immediatamente successivi al collocamento e in genere si rivela inferiore da una parte per le obbligazioni a scadenza più lontana e dall’altra per quelle non «nominali», cioè a tasso variabile o indicizzate all’inflazione.
La distinzione relativa ai dati effettivi del volume medio giornaliero scambiato come indicatore della liquidità del mercato serve ad Afme per riportare alla luce un tema che sta a cuore agli operatori che rappresenta: quello degli interventi dei regolatori per favorire una maggior trasparenza sulle transazioni in modo da rafforzare la liquidità stessa e quindi la solidità dei mercati della Ue, che resta un obiettivo fondamentale dell’Unione dei mercati dei capitali.