Automotive

Il caos Tesla divide anche le case d’affari: valutazioni da 120 a 764 dollari

Le diverse metodologie portano ad analisi e obiettivi di prezzo antitetici. Intanto il titolo torna a volare dopo le rassicurazioni di Elon Musk sul suo ruolo

di Alberto Annicchiarico

Aggiornato il 24 marzo 2025, ore 20:15

 Elon Musk in una Tesla. (Reuters)

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Elon Musk è sempre più lanciato con la sua SpaceX, che drena miliardi in contratti federali. Ma crede ancora nelle automobili? Il tempo che il tycoon ha dedicato alla politica negli ultimi mesi ha spinto a pensare che gran parte del gran capitombolo di Tesla a Wall Street – valore quasi dimezzato in tre mesi - fosse imputabile alla sua assenza. La scorsa settimana, durante una diretta streaming, Musk ha cercato di tranquillizzare i dipendenti. «Non è l’Armageddon, tenetevi le vostre azioni». Ma soprattutto: «Sono qui per dirvi che il futuro è incredibilmente luminoso ed entusiasmante. Faremo cose che nessuno ha mai nemmeno sognato».

Automobili? No. Robot. Durante la diretta il ceo di Tesla ha ricordato l’avvio della produzione di migliaia di robot umanoidi Optimus. Il tycoon ha definito Optimus nientemeno che «il prodotto più importante di sempre» per il gruppo, con un impatto atteso sulle vendite «10 volte superiore rispetto a qualsiasi prodotto lanciato in passato». Perfino più della mitologica Tesla economica sotto i 30mila dollari (che forse sarà una Model Y più spartana), dei robotaxi e della guida autonoma. Novità invocate per restituire slancio alle vendite, mai così in crisi: in febbraio oltre -44% in Europa con un record del -76% in Germania; -49% in Cina; -70% in Australia. Oltre a una grandinata di permute negli Stati Uniti.

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Alla ripresa degli scambi intraday lunedì a Wall Street il titolo, dopo il rimbalzo di venerdì scorso (oltre il 5%), ha proseguito con decisione: oltre +10% in area 280 dollari (il massimo era stato 480 dollari il 17 dicembre). Evidentemente le rassicurazioni di Musk sulla sua presenza in Tesla hanno convinto gli investitori. Una spinta in più è arrivata dal possibile rinvio dei dazi sull’auto da parte degli Stati Uniti, attesi per il 2 aprile.

Per ora, quindi, sembra finire sullo sfondo un altro caso che ha allarmato il mercato meno di una settimana fa. Il Financial Times ha scovato nel bilancio una spesa di 6,3 miliardi per acquisti di proprietà e attrezzature negli ultimi sei mesi del 2024. Il valore lordo degli asset riportato nel documento è aumentato, però, di 4,9 miliardi con 1,4 miliardi non contabilizzati. La società non ha dato spiegazioni. Quali i possibili sviluppi? La Sec (l’autorità di Borsa) potrebbe avviare un’indagine. E in assenza di chiarimenti la fiducia degli investitori potrebbe essere ulteriormente erosa. Esclusi i fan più inossidabili di Musk, che credono nella riscossa e comprano ora che conviene: nelle ultime settimane avrebbero iniettato 8 miliardi di dollari nel titolo, secondo Emma Wu, JPMorgan Chase.

Una forchetta impressionante

Un discreto caos, insomma. E la situazione non migliora se si vanno a guardare le raccomandazioni degli analisti e i relativi obiettivi di prezzo si resta sorpresi. Oltre la metà tra banche d’affari, società di intermediazione finanziaria e broker invita a comprare azioni Tesla. Poco meno dell’altra metà si divide equamente tra hold, tenere, e sell, vendere. La forchetta impressiona anche di più. Ryan Brinkman, di JPMorgan, il 12 marzo ha raccomandato di sottopesare e ha indicato come target price 120 dollari. Agli antipodi Fubon Securities, con Phoebe Wang, il 6 marzo: comprare e con un obiettivo di prezzo di 764 dollari. Nel mezzo ogni possibile sfumatura, con un prezzo medio (a 12 mesi) di 340 dollari.

«Il range non è una distorsione – commenta Gabriel Debach, analista di eToro - ma il riflesso della vera natura di Tesla: non è solo un titolo, ma una visione sul futuro. Un altro elemento chiave è rappresentato dalle metodologie di valutazione adottate. Il titolo può essere analizzato come un produttore automobilistico tradizionale oppure come una tech company ad alta crescita, che giustifica multipli molto elevati. Alcuni analisti applicano modelli discounted cash flow, con ipotesi ottimistiche sui flussi di cassa futuri. Altri adottano approcci sum-of-the-parts, suddividendo il business tra automotive, energia e AI. Questo porta a risultati molto diversi, anche partendo dagli stessi dati di base».

AMBIZIONE, TRIONFO E CADUTA

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«Poi, naturalmente, c’è la politica. Gli eccessi di Musk hanno esposto il brand a un’ondata di ostilità negli Stati Uniti e in Europa: dimostrazioni davanti agli showroom (ieri a New York e Washington) e stazioni di ricarica attaccati, auto vandalizzate o date alle fiamme. Il presidente Donald Trump ha difeso il suo super consigliere, ha parlato di terrorismo e minacciato pene durissime. Ma Ross Gerber, investitore influencer e azionista del produttore di auto elettriche, ha chiesto a Musk di farsi da parte: «È tempo che qualcuno diriga Tesla. L’azienda è stata trascurata per troppo tempo».

Cosa vuole il mercato da Tesla

«Il forte divario dei target price delle diverse banche d’affari - è l’analisi di Filippo Diodovich, senior market strategist di IG Italia - è legato alla difficoltà di riuscire a prevedere alcuni elementi esogeni rispetto ai fondamentali. In primis, la diffusione del movimento di protesta “Tesla Takedown”, nato per il ruolo di Musk nel Dipartimento per l’Efficienza Governativa, il Doge, e per il suo endorsement ad AfD in Germania, che ha alienato una parte della clientela del gruppo».

Poi ci sono le incognite delle guerre commerciali con i rischi di recessione per gli Stati Uniti. «La nostra view su Tesla è particolarmente cauta, soprattutto nel medio-breve termine, poiché il management, oltre ai problemi esterni, ha anche delle difficoltà industriali da superare. I vertici del gruppo devono tornare a risollevare le consegne soprattutto in Europa e in Cina, fare chiarezza sulle tempistiche nello sviluppo dei software di guida autonoma e fronteggiare con maggiore successo la concorrenza dei player cinesi. In particolare - conclude Diodovich - BYD».

Obiettivo 2 trilioni: possibile?

Quella BYD che fa numeri da capogiro, ha sorpassato Tesla in fatto di ricavi nel 2024 (107 miliardi contro 97,7) ed ha appena presentato una ricarica due volte più potente. Musk, in fondo, rilanciando su Optimus ha cercato di sviare l’attenzione. Non mancano, però, gli analisti che ripetono i suoi mantra: guida autonoma, robotica, nuova rivoluzione tech. «Tesla è un titolo azionario che suscita un dibattito emotivo tra tori e orsi – sostiene Dan Ives, direttore generale e responsabile della ricerca tecnologica di Wedbush - e che ha avuto molti detrattori nell’ultimo decennio. Noi non abbiamo mai considerato Tesla come un’azienda automobilistica, ma piuttosto come uno dei migliori esempi di azienda tecnologica disruptive al mondo».

Oggi Tesla vale 890 miliardi, lontana dai 1.540 di dicembre. Ma Ives la vede a quota 2 trilioni di dollari (2mila miliardi), con il 90% della crescita da attribuire proprio a guida autonoma e robotica, entro i prossimi 3 anni. A patto che il tycoon torni a occuparsene sul serio. «Tesla non può trasformarsi in un simbolo politico. Dovrà essere lo stesso Musk a portarla fuori da questa tempesta».

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