Tutti i guai di Elon Musk, che ora chiede ai dipendenti Tesla: non vendete azioni
Il tycoon presente a un meeting del Pentagono in cui si sarebbero discusse strategie militari contro la Cina. Dalla Casa Bianca smentite e minacce, nel Paese crescono le proteste
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I punti chiave
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È allarme rosso per Elon Musk. I riflettori sono puntati come non mai sul groviglio di conflitti di interessi e sui rischi insiti nel suo ruolo dentro il governo americano, di braccio destro di Donald Trump per ridisegnare la pubblica amministrazione e con voce in capitolo anche in politica estera. Mentre resta grande capitano d’impresa, al comando di un impero che si estende da Tesla a SpaceX.
È un allarme che riecheggia da Main Street a Wall Street, fin nelle più protette stanze del potere dove in gioco è la national security. Chi ha comprato i suoi veicoli elettrici li sta restituendo a ritmi record, in un clima di tensione segnato da proteste e atti di vandalismo contro concessionari, vetture e stazioni di ricarica.
In Borsa gli investitori hanno spinto il titolo in ribasso del 50% dai picchi post elettorali, con Musk che giovedì ha convocato un meeting d’emergenza con i dipendenti per rassicurare sul suo impegno in azienda. Di più, ieri un suo incontro con i vertici del Pentagono ha aperto una nuova crisi senza precedenti: si paventa l’accesso del multimiliardario ai più delicati e segreti piani Usa sulla Cina, comprese strategie militari in caso di conflitto.
La visita al Pentagono
La visita al Pentagono è diventata il simbolo stesso della controversia attorno al tycoon. Il New York Times ha per primo rivelato che Musk era in procinto non di verificare l’efficienza del ministero, il suo mandato nell’amministrazione, bensì di ricevere un briefing ultra-riservato su Pechino, compresi dettagli bellici operativi. Trump ha in seguito smentito e così hanno fatto i portavoce e il segretario alla Difesa Pete Hegseth, indicando che i faccia a faccia erano informali, su aspetti non classificati, dedicati a tecnologia e innovazione. Hanno accusato i media di diffondere notizie false.
Musk ha minacciato di perseguire le presunte talpe all’origine delle indiscrezioni. Trump ha aggiunto di «non volere condividere con nessuno potenziali piani militari sulla Cina». E Hegseth ha concluso il vertice con Musk con una stretta di mano pubblica volta a scacciare misteri.

