Il caso

Tutti i guai di Elon Musk, che ora chiede ai dipendenti Tesla: non vendete azioni

Il tycoon presente a un meeting del Pentagono in cui si sarebbero discusse strategie militari contro la Cina. Dalla Casa Bianca smentite e minacce, nel Paese crescono le proteste

di Marco Valsania

Elon Musk con il segretario alla difesa Pete Hegseth  REUTERS/Idrees Ali

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È allarme rosso per Elon Musk. I riflettori sono puntati come non mai sul groviglio di conflitti di interessi e sui rischi insiti nel suo ruolo dentro il governo americano, di braccio destro di Donald Trump per ridisegnare la pubblica amministrazione e con voce in capitolo anche in politica estera. Mentre resta grande capitano d’impresa, al comando di un impero che si estende da Tesla a SpaceX.

È un allarme che riecheggia da Main Street a Wall Street, fin nelle più protette stanze del potere dove in gioco è la national security. Chi ha comprato i suoi veicoli elettrici li sta restituendo a ritmi record, in un clima di tensione segnato da proteste e atti di vandalismo contro concessionari, vetture e stazioni di ricarica.

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In Borsa gli investitori hanno spinto il titolo in ribasso del 50% dai picchi post elettorali, con Musk che giovedì ha convocato un meeting d’emergenza con i dipendenti per rassicurare sul suo impegno in azienda. Di più, ieri un suo incontro con i vertici del Pentagono ha aperto una nuova crisi senza precedenti: si paventa l’accesso del multimiliardario ai più delicati e segreti piani Usa sulla Cina, comprese strategie militari in caso di conflitto.

La visita al Pentagono

La visita al Pentagono è diventata il simbolo stesso della controversia attorno al tycoon. Il New York Times ha per primo rivelato che Musk era in procinto non di verificare l’efficienza del ministero, il suo mandato nell’amministrazione, bensì di ricevere un briefing ultra-riservato su Pechino, compresi dettagli bellici operativi. Trump ha in seguito smentito e così hanno fatto i portavoce e il segretario alla Difesa Pete Hegseth, indicando che i faccia a faccia erano informali, su aspetti non classificati, dedicati a tecnologia e innovazione. Hanno accusato i media di diffondere notizie false.

Musk ha minacciato di perseguire le presunte talpe all’origine delle indiscrezioni. Trump ha aggiunto di «non volere condividere con nessuno potenziali piani militari sulla Cina». E Hegseth ha concluso il vertice con Musk con una stretta di mano pubblica volta a scacciare misteri.

Ma non è finita. Il Wall Street Journal ha risolto il giallo del vertice lasciando aperti molti interrogativi: il briefing, stando ad alcune fonti, è stato in realtà ripensato in fretta proprio perché era venuto alla luce, eliminando componenti top secret che minacciavano oltretutto di sollevare timori di sicurezza nazionale visti gli stretti e amichevoli rapporti di Musk con la Cina, dove ha la principale fabbrica Tesla.

Musk ha autorizzazioni di sicurezza ma non è né nelle gerarchie di comando, né tra i consiglieri militari per avere diritto a briefing sui segreti militari più gelosamente custoditi. Comunque sia, seppur depotenziato, l’incontro ha allungato nuove e dense ombre sui conflitti d’interesse di Musk: il suo impero ha ingenti contratti con il Pentagono, stimati in 22 miliardi di dollari, soprattutto attraverso SpaceX, e informazioni riservate lo avvantaggiano sui concorrenti.

Conflitti d’interesse di Musk e proteste contro Tesla

Il passo falso al Pentagono è soltanto uno dei nodi venuti al pettine per il patron di Tesla. Mercoledì sono in programma manifestazioni di piazza contro la casa automobilistica, forse 500 su scala internazionale. Il Salone internazionale del settore di Vancouver ha cancellato eventi legati al marchio citando preoccupazioni di sicurezza.

Mentre la società specializzata Edmunds ha stimato che le restituzioni di veicoli targati Musk a marzo hanno ormai fatto segnare un massimo storico, «la più elevata quota di sempre» nei trade in, scambiati per altri marchi: rappresentavano, già a metà mese, l’1,4% del totale delle vetture restituite contro lo 0,4% di un anno fa. In calo dell’1,8% è anche l’interesse dei consumatori per nuovi modelli Tesla, sceso ai minimi dal 2022.

«Cambiamenti nell’atteggiamento dei consumatori creano opportunità per case storiche e startup», ha incalzato Jessica Caldwell di Edmunds. E Dan Ives di Wedbush Securities, da sempre rialzista su Tesla, ha denunciato un «tornado» di danni e «frustrazione alle stelle» per gli investitori dopo che il valore del marchio, stando a Brand Finance, era già caduto del 26% nel 2024.

Chiamata alle armi dei dipendenti

Musk ha risposto al moltiplicarsi delle sfide con una chiamata alle armi dei dipendenti. Durante lo speciale meeting interno ha ammesso che «può sembrare la fine del mondo». Ha però previsto continui successi tecnologici per l’azienda: «Le vetture autonome di Tesla saranno ovunque».

Elon Musk ha detto ai dipendenti di Tesla che il futuro è «incredibilmente luminoso» e li ha esortati a «mantenere» le loro azioni nella casa automobilistica.

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