Il caro energia ora ferma le fabbriche e atterra gli aerei
Tra guerra, sanzioni e protezionismo l’offerta di carburanti di riduce, ma i rincari record cominciano a scoraggiare i consumi è quella che si chiama distruzione della domanda. E comincia a far scendere i prezzi
di Sissi Bellomo
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Il caro energia è diventato un fardello così pesante da scoraggiare i consumi. Dopo i vertiginosi rincari che hanno spinto il prezzo del gas ai massimi storici in Europa e il petrolio a sfiorare 140 dollari al barile, vicino al record del 2008, si stanno moltiplicando i segnali di quella che gli analisti chiamano distruzione della domanda: molte fabbriche si stanno fermando, soprattutto nel Vecchio continente, in settori energivori come la produzione di fertilizzanti, carta e metalli, mentre oltre Oceano cominciano ad esserci cancellazioni di voli, stavolta non a causa del Covid ma perché fare il pieno costa troppo.
È probabilmente anche per questo che le quotazioni dei combustibili sono scivolate anziché impennarsi ulteriormente all’indomani dell’embargo Usa sulle forniture russe.
Per boicottare quella che per Mosca è la maggiore fonte di entrate, Washington cesserà del tutto gli acquisti (per la verità scarsi) di greggio, prodotti raffinati, Gnl e carbone prodotti in Russia. La Gran Bretagna azzererà per gradi, entro fine anno, le importazioni petrolifere. Ma le quotazioni del Brent – che martedì 8 a caldo erano balzate sopra 132 dollari al barile – mercoledì 9 a fine seduta erano sotto 112 dollari, in ribasso di oltre del 13%. Stessa traiettoria per il Wti, che ha ripiegato sotto 109 dollari.
Quanto al gas, il prezzo in Europa è scivolato sotto 150 euro per Megawattora: ancora altissimo, ma diminuito addirittura del 30% in una sola seduta e più che dimezzato rispetto al picco record di lunedì 7, quando si era spinto fino a 345 euro.
I rischi non si sono dissipati. Al contrario. In caso di embargo sulle esportazioni energetiche Mosca aveva minacciato ritorsioni, citando espressamente la possibilità di fermare il gasdotto Nord Stream 1, in grado di portare in Europa via Germania fino a 55 miliardi di metri cubi di gas all’anno, il 10% del nostro fabbisogno.


