Intelligenza artificiale

Privacy, faro su Deepseek: a rischio i dati di milioni di italiani

A una prima lettura sembra non tenere conto delle normative europee, un po’ come ChatGpt agli esordi

FILE PHOTO: The deepseek logo, a keyboard, and robot hands are seen in this illustration taken January 27, 2025. REUTERS/Dado Ruvic/Illustration/File Photo

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Il Garante per la protezione dei dati personali italiano accende un faro su Deepseek, l’AI cinese che ha fatto scalpore sui mercati nei giorni scorsi. Ci sono elementi forti per dubitare della sicurezza dei nostri dati e in genere della nostra privacy, messi a rischio se usiamo questo servizio di intelligenza artificiale.

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Ecco perché il Garante, come annunciato nella serata di oggi, ha inviato una richiesta di informazioni a Hangzhou DeepSeek Artificial Intelligence e a Beijing DeepSeek Artificial Intelligence, le società che forniscono il servizio di chatbot DeepSeek, sia su piattaforma web che su App.

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«L’Autorità, considerato l’eventuale alto rischio per i dati di milioni di persone in Italia, ha chiesto alle due società e alle loro affiliate di confermare quali siano i dati personali raccolti, da quali fonti, per quali finalità, quale sia la base giuridica del trattamento, e se siano conservati su server collocati in Cina,» si legge in una nota del Garante.

«Il Garante, inoltre, ha chiesto alle società che tipo di informazioni vengano utilizzate per addestrare il sistema di intelligenza artificiale e, nel caso in cui i dati personali siano raccolti attraverso attività di web scraping, di chiarire come gli utenti iscritti e quelli non iscritti al servizio siano stati o vengano informati sul trattamento dei loro dati”. “Entro 20 giorni le società dovranno fornire all’Autorità le informazioni richieste».

L’indagine del Garante, che comincia oggi, si concentra insomma su alcuni punti oscuri, già evidenziati da vari esperti nelle scorse ore, in merito alla policy privacy di Deepseek, pubblicata sul sito. A una prima lettura sembra non tenere conto delle normative europee, un po’ come ChatGpt agli esordi, motivo per cui il Garante ne aveva causato il blocco in Italia finché la società americana OpenAI non ha risolto i principali problemi di privacy.

In più, Deepseek scrive chiaramente che i dati sono su server cinesi e li condividerà con vari soggetti, per vari motivi, pubblicitari e anche di sicurezza pubblica. Leggi: il Governo cinese potrebbe leggerli, usarli. Quali dati? Si legge che DeepSeek raccoglie informazioni sul profilo, input dell’utente (ad esempio testo, audio, file) e qualsiasi contatto diretto con loro (ad esempio feedback, prova di identità); dati come l’indirizzo IP, identificatori del dispositivo, lingua del sistema e modelli di utilizzo. Raccoglie anche informazioni tramite i cookie per analisi, sicurezza e miglioramento del servizio.

Si legge anche che il servizio non è destinato a bambini sotto i 18 anni. Se vengono raccolte informazioni personali da bambini sotto i 14 anni senza il consenso, DeepSeek cercherà di eliminarle. Ma non ci sono sistemi di controllo per impedire l’accesso ai minori; uno dei problemi che più aveva spinto il Garante a chiedere una correzione di ChatGpt. Di nuovo, può essere un’aggravante la natura cinese del servizio e dei server che ospitano i dati. Il Governo di Pechino prevede per legge una condivisione dei dati. Che ci sia una collaborazione tra Deepseek e il Governo è scontato (altrimenti non potrebbe operare); ma è confermata comunque dal fatto che censura nelle risposte alcuni temi politicamente sensibili.

Certo, per ridurre i rischi per la privacy nell’utilizzo di DeepSeek, è consigliabile eseguire il modello localmente sul proprio dispositivo. Questo approccio limita la trasmissione di dati sensibili ai server remoti, riducendo il rischio di esposizione a terzi. È possibile grazie alla natura open di DeepSeek. Una soluzione però che l’utente medio non sceglierà; di qui i timori del Garante e l’idea di intervenire a tutela di milioni di potenziali utenti.

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