Tra emancipazione digitale e difesa dei diritti
di Paolo Benanti
di Gianni Trovati
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No, la riforma del Mes non spinge verso la ristrutturazione del debito. E no, non aumenta nemmeno il rischio percepito dai mercati sui nostri titoli di Stato. Anzi, «sulla base dei riscontri ricevuti da analisti e operatori di mercato, è possibile che la riforma del Mes, nella misura in cui venga percepita come un segnale di rafforzamento della coesione europea, porti ad una migliore valutazione del merito di credito degli Stati aderenti».
Parola del ministero dell'Economia, che questa mattina ha trasmesso alla Camera la valutazione chiesta dal presidente della Commissione Esteri, l'ex ministro Giulio Tremonti, sulla ratifica del Trattato in discussione con i disegni di legge presentati da Luigi Marattin (Italia Viva) e Piero De Luca (Pd).
Il documento preparato dai tecnici del ministero guidato da Giancarlo Giorgetti non contiene nulla di particolarmente rivoluzionario. Anzi mette in fila una serie di elementi piuttosto ovvi quando ricorda che Moody's, Fitch e S&P Global Ratings «conferiscono al Mes la tripla A o valutazione equivalente», quella che i nostri BTp vedono lontanissima dalla tripla B (o valutazione equivalente) che li caratterizza. O quando sottolinea che «dalla ratifica del suddetto accordo non discendono nuovi o maggiori oneri» per la finanza pubblica e che «non si rinvengono nell'Accordo modifiche tali da far presumere un peggioramento del rischio». Del resto, «non si ha notizia che un peggioramento del rischio del Mes sia stato evidenziato da altri soggetti», perché il dibattito sul tema non ha mai varcato i confini italiani.
Nella loro banalità però le due paginette scritte a Via XX Settembre smontano tutte le ragioni che fin qui hanno impedito a tre governi (Conte-2, Draghi e Meloni) di portare la ratifica in Parlamento dove l'ampia ala sovranista di FdI e Lega vede il Mes come il fumo negli occhi.
Il Pd attacca. «Non ci sono più improbabili scuse dietro cui nascondersi o giochini delle 3 carte da fare - sottolinea il capogruppo Dem in commissione Politiche Ue alla Camera Piero De Luca -. Anche il Ministero dell’Economia e Finanze conferma quello che noi diciamo da mesi. Ratificare la riforma del Mes non presenta alcun rischio, ma anzi produce effetti positivi. Da un lato,rafforza la coesione europea, dall’altro, migliora addirittura la valutazione del merito di credito degli Stati aderenti.Insomma la ratifica dell’accordo di riforma conviene all’Italia.Si arrivi presto in Aula, come abbiamo chiesto, per votare laproposta di legge a nostra prima firma, e si chiuda questo balletto indecente che rischia di indebolire l’eurozona e mina gravemente la credibilità del nostro Paese in Europa».