Il mercato delle informazioni, la matematica della persuasione e la sovranità del consumatore
Una università può migliorare il placement lavorativo dei suoi studenti adottando un sistema di voti non troppo preciso
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Una università può migliorare il placement lavorativo dei suoi studenti adottando un sistema di voti non troppo preciso. Allo stesso modo Google può ridurre il rischio di ingorghi stradali fornendo agli automobilisti che usano la sua app di navigazione informazioni non troppo dettagliate sulle condizioni del traffico. Un’agenzia di regolazione pubblica potrebbe far aumentare il benessere sociale fornendo informazioni parziali sulla solvibilità delle banche. Questi sono solo alcuni esempi di ciò di cui si occupa l’information design. Esempi che dovrebbero farci riflettere perché, come scrive Emir Kamenica, “Tutto questo può accadere anche quando tutti i soggetti coinvolti sono pienamente razionali e comprendono il processo di generazione dei dati. Ognuno di questi esempi – continua - solleva la questione di quale sia il grado ottimale d’informazione” (“Bayesian Persuasion and Information Design”. Annual Review of Economics 11, pp. 249–72, 2019).
Tradizionalmente in economia si assume che il comportamento di scelta sia guidato da tre fattori: le preferenze, la tecnologia e le informazioni. Se vogliamo spingere qualcuno a fare o a non fare qualcosa, consumare o produrre un certo bene, per esempio, si può intervenire sulle sue preferenze attraverso degli incentivi, dei sussidi o delle tasse che rendono tale comportamento più o meno costoso. Alternativamente si può intervenire facilitando determinate scelte attraverso la disponibilità di nuove tecnologie che rendono tali scelte più facili ed economiche. La terza via è quella della persuasione, vale a dire dell’influenza che si può esercitare attraverso l’utilizzo di certe informazioni. Questo è, appunto l’ambito di interesse dell’information design o, più precisamente, della Bayesian persuasion. Si tratta di chiedersi come sia possibile convincere decisori che reagiscono alle informazioni in modo razionale – utilizzando la regola di Bayes, appunto – e che sono a conoscenza del processo attraverso il quale vengono generate le informazioni. Per influenzare il comportamento di tali soggetti, quindi, non si può barare o mentire ma si può solo persuaderli.
Queste situazioni vengono descritte formalmente considerando, da un parte, un “mittente” che vorrebbe indurre un altro soggetto, il “destinatario”, a compiere una certa azione. Per fare questo può mandare dei “segnali” che il “destinatario” riceve e che utilizza per modificare le sue credenze circa un evento specifico che è caratterizzato da incertezza. Nel loro pionieristico articolo del 2011, Emir Kamenica e Matthew Gentzkow utilizzano l’esempio di un pubblico ministero che vorrebbe convincere il giudice della colpevolezza dell’imputato. Il pubblico ministero può plasmare le credenze del giudice rispetto alla innocenza o alla colpevolezza dell’imputato che è incerta attraverso l’utilizzo selettivo delle informazioni a sua disposizione (interrogatori, prove, analisi del DNA, etc…). In tutte queste situazioni abbiamo dunque uno “stato del mondo” incerto che influisce sul raggiungimento degli obiettivi delle parti in gioco. In questo esempio lo “stato del mondo” è la colpevolezza o l’innocenza dell’imputato. Poi abbiamo il “mittente” che ha accesso a informazioni private sullo “stato del mondo” - le prove - e che desidera persuadere il “destinatario” a intraprendere un’azione a lui gradita, in questo caso, la condanna dell’imputato. Infine, abbiamo il “destinatario” che deve scegliere cosa fare – condannare o assolvere l’imputato - basandosi sulle informazioni ricevute dal “mittente” e sulle proprie credenze che, a partire da una congettura iniziale, si modificano in modo razionale seguendo la regola di Bayes, man mano che nuove informazioni vengono rivelate.
Il risultato chiave della ricerca di Kamenica e Gentzkow è la dimostrazione che il “mittente” può progettare strategie di informazione ottimali capaci di influenzare significativamente le decisioni del “destinatario”. Le informazioni, per esempio, possono essere rivelate solo in maniera parziale o possono essere presentate in diverse modalità, strutture o sequenze, che hanno la proprietà di far aumentare la probabilità che il “destinatario” decida così come il “mittente” desidera. Questa progettazione strategica dell’informazione è ciò che si intende con “persuasione bayesiana”. Il campo di studi è relativamente nuovo ma le applicazioni sono già innumerevoli. Un’azienda può decidere, per esempio, quali informazioni fornire ai consumatori per influenzare le loro decisioni di acquisto, senza bisogno di barare o mentire. Anche un candidato può scegliere quali dati rendere noti per persuadere gli elettori a votare per lui, anche qua senza dover manipolare o distorcere la realtà.
Un ambito di particolare interesse studiato con sempre maggiore attenzione, anche in virtù delle enormi risorse finanziarie che mobilita, è quello dei “mercati delle informazioni”. Mercati nei quali consumatori e imprese, attraverso l’azione di intermediari, interagiscono tra loro per scambiarsi informazioni relative ai gusti e alle preferenze dei consumatori, così come alla reputazione e alle caratteristiche dei beni venduti dalle imprese. Un aspetto centrale nell’analisi di questi mercati è proprio quello del design dell’informazione, e cioè del modo in cui le strutture informative che vengono vendute agli acquirenti devono essere progettate per raggiungere in maniera ottimale i risultati attesi.


