L’information design e la nuova economia della persuasione
Esattamente trent’anni fa, in un saggio tanto originale quanto sottovalutato, Deirdre McCloskey e Arjo Klamer scrivevano “Gli economisti considerano le parole solo come chiacchiere a buon mercato e la cultura come insignificante
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Esattamente trent’anni fa, in un saggio tanto originale quanto sottovalutato, Deirdre McCloskey e Arjo Klamer scrivevano “Gli economisti considerano le parole solo come chiacchiere a buon mercato e la cultura come insignificante. Eppure, gli esseri umani sono animali parlanti (…) e se i discorsi fossero irrilevanti perché gli animali parlati si preoccuperebbero tanto delle loro parole? (“One Quarter of GDP is Persuasion”. American Economic Review 85, pp. 191-195, 1995).
Due compiti principali: ordinare e informare
Negli anni la teoria economica si è sviluppata assumendo che la comunicazione tra le persone assolva a due compiti principali: ordinare e informare. Nell’ambito della teoria dell’impresa, per esempio, la forma dell’esercizio del potere si manifesta all’interno di una struttura gerarchica nella quale gli ordini vengono impartiti ed eseguiti dall’alto verso il basso. Anche il governo dell’economia, spesso, si sostanzia attraverso “ordini”, cioè l’imposizione di obblighi rafforzati da sanzioni.
L’informazione, invece, è centrale nei mercati, in finanza, nel settore bancario, solo per indicare alcune aree, e assume una rilevanza particolare soprattutto quando è distribuita in maniera asimmetrica. Eppure “impartire ordini e trasmettere informazioni non è l’unica funzione dei discorsi – continuano McCloskey e Klamer - C’è una terza funzione del discorso: la persuasione”. Ci sono voluti decenni prima che questa intuizione, grazie al pionieristico lavoro di Robert Aumann, Vincent Crawford, Joel Sobel, Roger Myerson, e più recentemente di Emir Kamenica e Matthew Gentzkow, venisse sviluppata fino a diventare una nuova area di ricerca che va sotto il nome, oggi, di Bayesian persuasion e, più in generale di information design.
L’economia dell’informazione
L’economia dell’informazione, lo sappiamo bene oramai, si occupa principalmente di tutti quei casi nei quali alcuni dei soggetti coinvolti in una transazione - uno scambio di mercato o un rapporto di lavoro, per esempio – possiedono informazioni differenti su aspetti rilevanti come la qualità del bene da scambiare o le capacità e l’impegno di un lavoratore. In questi casi l’esito della transazione è determinato dalle scelte dei singoli agenti che dipendono da ciò che credono di sapere degli altri e da ciò che credono che gli altri sappiano di loro. Abbiamo visto come l’approccio del mechanism design affronta problemi di questo tipo cercando di individuare quelle strutture di regole – i “meccanismi” – che sono in grado di favorire il raggiungimento dell’esito desiderato facendo in modo, per esempio, che chi detiene l’informazione la riveli in maniera veridica a tutti gli altri che non la possedevano. Questo approccio assume la struttura delle informazioni come un dato e si concentra su quegli incentivi che possono spingere gli agenti verso il comportamento desiderato.
Un approccio diverso
L’approccio dell’information design differisce perché si concentra sul modo in cui è possibile indurre certi comportamenti desiderati attraverso l’uso strategico e selettivo dell’informazione. Si studiano, cioé, situazioni nelle quali il progettista è in grado di influenzare il comportamento degli agenti attraverso le informazioni che vengono fornite agli agenti sulle caratteristiche del mondo, assumendo come dato il meccanismo.


