19 marzo

Il nuovo modello di paternità giocato su più coinvolgimento e diritti

Il cambiamento culturale va verso una figura di padre più attivo e partecipe, in un contesto di continuo aumento delle famiglie monogenitoriali

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Una traiettoria tracciata ma un percorso ancora lento: il disegno della nuova paternità in Italia è quello della ricerca di nuovi modi di esercitare la genitorialità per gli uomini, con modelli che però faticano ancora ad affermarsi. Padri che vogliono essere più presenti ma ancora non lo sono, anche per resistenze socio-culturali; padri che rivendicano il loro spazio e se lo prendono in una gestione più paritaria con le loro compagne; padri che invece replicano un modello ancora molto tradizionale (e che sono ancora la maggioranza, secondo i dati sui congedi parentali) e delegano alle madri tutto quello che è cura: dei figli, dell’organizzazione familiare, della cura dei fragili.

Il cambiamento più evidente dei ruoli parte proprio da qui, dalla cura parentale condivisa, in cui un ruolo chiave è giocato dall’obbligatorietà del congedo di paternità che però in Italia è riconosciuto solo ai lavoratori dipendenti per 10 giorni, uno dei numeri più bassi in Europa e in linea con il minimo fissato dalla direttiva europea del 2019. A questo si aggiungono i congedi parentali facoltativi per un massimo di dieci mesi, di cui tre specificamente per i padri che, con l’ultima legge di bilancio, hanno visto l’estensione della percentuale di copertura fino all’80%.

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A testimoniare quanto è cambiato negli ultimi dieci anni ci sono i numeri diffusi dall’Inps e Save the children, secondo cui il tasso di utilizzo del congedo di paternità – introdotto nel 2012 - è più che triplicato fra il 2013 e il 2022 (dal 19% al 64% dei padri aventi diritto). Sono quindi più di tre padri su cinque a utilizzarlo, ma con marcate differenze a seconda del territorio di residenza, delle dimensioni aziendali e del tipo di contratto lavorativo. Tra le regioni del Nord troviamo un numero maggiore di padri che ne usufruisce, ridotto invece tra chi lavora in aziende piccole e ha un reddito più basso.

Il benessere mentale

Gli effetti del coinvolgimento attivo e pratico dei padri nella cura dei figli sin dai primi mesi di vita è stato oggetto di studio anche dal punto di vista psicologico e ormai la letteratura scientifica è concorde nell’affermare che una maggiore condivisione ha influenze positive nello sviluppo cognitivo ed emotivo dei bambini e delle bambine, così come nella relazione tra i partner. Tuttavia, proprio con il progressivo aumento delle cure condivise, stanno aumentando le ricerche che studiano le sfide che possono dover affrontare i padri nel momento in cui il loro coinvolgimento aumenta.

In uno studio pubblicato nell’aprile 2024, per esempio, i ricercatori della South California University hanno analizzato le modifiche cerebrali nei padri alla prima esperienza, sottolineando che la riduzione del volume cerebrale era associata a una maggiore partecipazione nella cura del bambino, ma anche a maggiori problemi di sonno e sintomi legati alla salute mentale. I risultati potrebbero quindi mostrare qual è il costo della cura dei figli, tradizionalmente sostenuto dalle donne, ma che man mano viene condiviso anche dagli uomini.

Proprio sui rischi per la salute mentale dei padri si concentra un altro recente studio, pubblicato nel febbraio 2025 da un team di ricercatori australiani del Commonwealth scientific and industrial research organisation (Csiro) che sottolinea l’importanza di mettere in atto strategie di prevenzione per la salute mentale dei padri.

Sempre più genitori single

Ma in quali famiglie vivono i nuovi padri? La fotografia che ci restituisce l’ultimo censimento permanente Istat (2011-21) è molto diversa rispetto a quella di dieci anni fa e riflette in pieno i mutamenti sociali e demografici in atto nella nostra società, come il calo della natalità, l’aumento delle separazioni e dei divorzi e la crescente instabilità delle relazioni di coppia, tutti fattori che influiscono inevitabilmente nelle modalità di essere genitore, padre o madre.

Lo stesso istituto di statistica nota che ciò che cambia, negli ultimi decenni, non è tanto la consistenza, quanto le modalità con cui si vive in famiglia: alcune forme si consolidano, altre mostrano un declino e altre ancora aumentano, come le coppie dello stesso sesso. Se da un lato diminuiscono le coppie con figli (-14%), diminuiscono meno quelle senza figli (-3%) e crescono i nuclei monogenitore: sono 3 milioni e 800mila nel 2021 (+44%) costituiti per la gran parte (77,6%) da madri sole che vivono con i propri figli; queste rappresentano il 18,1% del totale dei nuclei familiari, mentre i padri con figli costituiscono solo il 5,2%.

Nei dieci anni considerati, comunque, è interessate notare che sono aumentati sia i monogenitori di sesso femminile (+35,5%) che quelli di sesso maschile (+85%), compensando in parte la riduzione delle coppie. Le madri sole nel 2021 sono 2,9 milioni, il numero di padri soli è pari a poco più di 855mila. L’aumento dei padri soli è più evidente in alcune regioni settentrionali tra cui spiccano Lombardia e Veneto dove questi nuclei sono quasi raddoppiati nell’arco di 10 anni.

La monogenitorialità, però, non è più tanto figlia della morte di uno dei partner, come in passato, ma deriva soprattutto, dallo scioglimento volontario dei matrimoni, dalle nascite fuori dai matrimoni e dai genitori single: sono infatti separati o divorziati circa la metà dei genitori soli. Nonostante l’aumento dei padri soli, quindi, la condizione di ‘genitore solo’ resta quasi una prerogativa femminile, con otto casi su 10 che riguardano le madri sole con i figli.

Alla ricerca di nuovi modelli

La trasformazione è in atto, dunque, seppur con un passo ancora molto lento. E come sempre accade per i grandi cambiamenti culturali, deve essere accompagnata anche da una spinta legislativa (come quella ancora necessaria per aumentare i giorni di congedo di paternità obbligatorio sul modello di altri Paesi europei), che possa contribuire ad allentare tutti gli stereotipi legati a una divisione dei ruoli non più attuale. In questo modo, i nuovi modelli di paternità possono trovare e guadagnare più spazio nella società, di pari passo con i nuovi modelli maschili, così importanti per la costruzione di una società che dia uguali possibilità di scelta sul loro futuro ai ragazzi come alle ragazze.


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