Il nuovo modello di paternità giocato su più coinvolgimento e diritti
Il cambiamento culturale va verso una figura di padre più attivo e partecipe, in un contesto di continuo aumento delle famiglie monogenitoriali
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Una traiettoria tracciata ma un percorso ancora lento: il disegno della nuova paternità in Italia è quello della ricerca di nuovi modi di esercitare la genitorialità per gli uomini, con modelli che però faticano ancora ad affermarsi. Padri che vogliono essere più presenti ma ancora non lo sono, anche per resistenze socio-culturali; padri che rivendicano il loro spazio e se lo prendono in una gestione più paritaria con le loro compagne; padri che invece replicano un modello ancora molto tradizionale (e che sono ancora la maggioranza, secondo i dati sui congedi parentali) e delegano alle madri tutto quello che è cura: dei figli, dell’organizzazione familiare, della cura dei fragili.
Il cambiamento più evidente dei ruoli parte proprio da qui, dalla cura parentale condivisa, in cui un ruolo chiave è giocato dall’obbligatorietà del congedo di paternità che però in Italia è riconosciuto solo ai lavoratori dipendenti per 10 giorni, uno dei numeri più bassi in Europa e in linea con il minimo fissato dalla direttiva europea del 2019. A questo si aggiungono i congedi parentali facoltativi per un massimo di dieci mesi, di cui tre specificamente per i padri che, con l’ultima legge di bilancio, hanno visto l’estensione della percentuale di copertura fino all’80%.
A testimoniare quanto è cambiato negli ultimi dieci anni ci sono i numeri diffusi dall’Inps e Save the children, secondo cui il tasso di utilizzo del congedo di paternità – introdotto nel 2012 - è più che triplicato fra il 2013 e il 2022 (dal 19% al 64% dei padri aventi diritto). Sono quindi più di tre padri su cinque a utilizzarlo, ma con marcate differenze a seconda del territorio di residenza, delle dimensioni aziendali e del tipo di contratto lavorativo. Tra le regioni del Nord troviamo un numero maggiore di padri che ne usufruisce, ridotto invece tra chi lavora in aziende piccole e ha un reddito più basso.
Il benessere mentale
Gli effetti del coinvolgimento attivo e pratico dei padri nella cura dei figli sin dai primi mesi di vita è stato oggetto di studio anche dal punto di vista psicologico e ormai la letteratura scientifica è concorde nell’affermare che una maggiore condivisione ha influenze positive nello sviluppo cognitivo ed emotivo dei bambini e delle bambine, così come nella relazione tra i partner. Tuttavia, proprio con il progressivo aumento delle cure condivise, stanno aumentando le ricerche che studiano le sfide che possono dover affrontare i padri nel momento in cui il loro coinvolgimento aumenta.
In uno studio pubblicato nell’aprile 2024, per esempio, i ricercatori della South California University hanno analizzato le modifiche cerebrali nei padri alla prima esperienza, sottolineando che la riduzione del volume cerebrale era associata a una maggiore partecipazione nella cura del bambino, ma anche a maggiori problemi di sonno e sintomi legati alla salute mentale. I risultati potrebbero quindi mostrare qual è il costo della cura dei figli, tradizionalmente sostenuto dalle donne, ma che man mano viene condiviso anche dagli uomini.


