Il personaggio

Il paddock della Formula 1 piange Eddie Jordan, lo scopritore di Michael Schumacher

Aveva fondato un’omonima scuderia, la Jordan Grand Prix, che ha militato nella massima serie dal 1991 al 2005, con 250 gran premi completati

Foto IPP/Sutton Motorsports/ZUMA Press
Spa Francorchamps 25.08.1991 
Automobilismo Formula 1  Gran Premio del Belgio - Gara - 
nella foto Eddie Jordan fondatore e proprietario del Jordan Grand Prix con suo il pilota Michael Schumacher - esordiente in F1 - 
 - WARNING AVAILABLE ONLY FOR ITALIAN MARKET - Italy Photo Press - Eddie Jordan è morto a 76 anni, addio a una leggenda della Formula 1

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Per colpa di un tumore alla vescica e alla prostata, alla soglia dei 77 anni è scomparso a Cape Town, lasciando quattro figli, Eddie Jordan, l’irlandese più famoso nella storia della Formula 1. Nel paddock si era saputo conquistare una reputazione, un’amicizia, un affetto riservato solo a pochi. Da decenni infaticabile presenza in pista, come lui solo pochi vantavano altrettante presenze negli anni: su tutti Sir Jackie Stewart, nove anni più anziano ma non in perfetta forma negli ultimi anni.

Eddie ha approcciato il motorsport da pilota solo nelle categorie giovanili, ma il successo è arrivato da manager. Ha fondato un’omonima scuderia, la Jordan Grand Prix, che ha militato nella massima serie dal 1991 al 2005, con 250 gran premi completati. La reciproca fortuna più grande in carriera è stata di poter dare un’opportunità di debutto per sostituzione di altro pilota a Michael Schumacher, fatto per cui il mondo dei motori gliene è stato sempre grato. Lo zenith della sua scuderia è arrivato con risultati di vertice grazie a piloti come Damon Hill e Heinz-Harald Frentzen. Con lui hanno guidato anche altri giganti come Rubens Barrichello, Jean Alesi, Johnny Herbert, Eddie Irvine, Ralf Schumacher e gli italiani Ivan Capelli, Jarno Trulli, Giancarlo Fisichella e Alex Zanardi. Di lui e del suo team verrà ricordato soprattutto il fatto di essere stato uno dei principali coltivatori di talenti della sua epoca.

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Dopo il periodo d’oro con il terzo posto fra i costruttori nel 1999, con l’inizio degli anni 2000 iniziano guai finanziari e, su tutti, una causa persa per una sponsorizzazione mancata da Vodafone di 150 milioni compromette il futuro del suo team, che dal 2005 passerà di mano diverse volte anche tramite controverse situazioni, come nel caso della Force India, liquidata nel 2018. Dopo ripetuti cambi di proprietà la sua scuderia approda stabilmente nella galassia Aston Martin dal 2021.

Appassionato di nautica e di ciclismo, Eddie era un bravo velista ma anche un amante delle barche a motore: nel 2014 infatti diventa armatore di Blush, lo yacht Sunseeker più grande mai costruito fino a quell’anno, da oltre 47 metri. Di lui si ricordano anche importanti investimenti immobiliari e partecipazioni in team sportivi, in particolare nel rugby. Era attivo anche nella ricerca fondi per enti benefici: non a caso aveva recentemente raccolto 11 milioni di sterline a sostegno di associazioni attive nella ricerca per il cancro infantile.

Da tanti anni Eddie era diventato inoltre un iconico volto televisivo per i canali britannici ma anche voce di commento per diversi network internazionali, grazie alla sua visione esperta e privilegiata sul mondo dei piloti e delle sponsorizzazioni.

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