Il pandoro di Chiara Ferragni e noi
La storia della multa dell’antitrust dopo la promozione del pandoro griffato ci racconta una realtà diversa da quella che viviamo nella bolla dei social
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C’è il retrogusto amaro dell’inganno, della solidarietà che sui social rischia di rimanere un hashtag, nella storia della multa a Chiara Ferragni e Balocco per il pandoro griffato e la beneficienza all’ospedale Santa Margherita di Torino. La sanzione comminata dall’antitrust all’influencer e all’impresa dolciaria, ci racconta una storia che ci catapulta al di fuori dalla bolla dei social network, dove la vita perfetta di alcune star ci sembra un territorio così familiare da sembrarci infallibile, anche quando infallibile non è.
Facciamo un passo indietro: un anno fa Chiara Ferragni e la Balocco lanciarono un pandoro speciale in vista del Natale. Nei post e nelle stories che l’influencer lanciò sui suoi canali (ma anche nella comunicazione dell’azienda piemontese) venne fatto passare un messaggio un po’ equivoco, che in sostanza spiegava come questa iniziativa sostenesse l’ospedale Regina Margherita di Torino. Sia la Ferragni sia la Balocco si guardarono bene dallo scrivere espressamente che il ricavato del pandoro (o parte di questo) finisse in questa iniziativa benefica. Perché tanto, a costruire questo tipo di messaggio, ci pensarono decine di siti (anche giornali) e profili social, probabilmente tratti in inganno da questa solidarietà spiegata male.
Il pandoro della Ferragni, insomma, diventò un prodotto il cui ricavato andava in beneficienza. Ma a sua insaputa.
Ora, a circa un anno di distanza, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (cioè l’antitrust) ha sanzionato le società Fenice S.r.l. e TBS Crew S.r.l., che gestiscono i marchi e i diritti relativi alla personalità e all’identità personale della signora Chiara Ferragni, rispettivamente per 400mila euro e per 675mila euro, e Balocco S.p.A. Industria Dolciaria, per 420 mila euro. Perché secondo quanto ricostruito, Balocco ha sì fatto una donazione all’ospedale torinese (pare di 50 mila euro). Ma ancor prima di lanciare l’iniziativa del pandoro. E i ricavati del panettone non c’entrerebbero niente con quella donazione.
Un primo alert che la situazione non fosse proprio limpida, in realtà, era arrivato proprio dai post della Ferragni, che aveva usato l’hashtag #ADV, un modo (obbligatorio) per dichiarare che quel contenuto è pubblicitario, e che per quel contenuto quel profilo sta ricevendo del denaro. Un dettaglio probabilmente coperto dal rumore mediatico che ogni volta scatena la Ferragni in questi casi, che con la sua famiglia è spesso promotrice di azioni benefiche (e questo le va riconosciuto).



